Home-page - Numeri
Presentazione
Sezioni bibliografiche
Comitato scientifico
Contatti e indirizzi
Dépliant e cedola acquisti
Links
20 anni di Semicerchio. Indice 1-34
Norme redazionali e Codice Etico
The Journal
Bibliographical Sections
Advisory Board
Contacts & Address
Saggi e testi online
Poesia angloafricana
Poesia angloindiana
Poesia americana (USA)
Poesia araba
Poesia australiana
Poesia brasiliana
Poesia ceca
Poesia cinese
Poesia classica e medievale
Poesia coreana
Poesia finlandese
Poesia francese
Poesia giapponese
Poesia greca
Poesia inglese
Poesia inglese postcoloniale
Poesia iraniana
Poesia ispano-americana
Poesia italiana
Poesia lituana
Poesia macedone
Poesia portoghese
Poesia russa
Poesia serbo-croata
Poesia olandese
Poesia slovena
Poesia spagnola
Poesia tedesca
Poesia ungherese
Poesia in musica (Canzoni)
Comparatistica & Strumenti
Altre aree linguistiche
Visits since 10 July '98

« indietro

IVAN SCHIAVONE, Cassandra, un paesaggio, Salerno-Milano, Oèdipus, 2014, pp. 64, € 11,00.

 

«O Cassandra / le tue occhiaie sono le mie preferite celle di rassegnazione»: così una Variazione di Amelia Rosselli, facendo perno sulla chiusura di uno spazio metrico, catapultava nel «mare del bisogno» il sasso della profezia inascoltata. Quella Cassandra era una voce quasi nemmeno pronunciabile, come affidata al solo suggerimento delle labbra. Qualcosa di incomprensibile, che si inseriva tra il modello mentale e la scelta metrica, e si riaffermava e poi si negava di continuo, a un pelo dal proprio stabilizzarsi sulla superficie sonora. Che cos’è che non si poteva capire, in quella Cassandra? Non certo il nostro futuro, ma piuttosto il suo passato. In lei, nella figura messaggera, e in tutta la strada che aveva fatto per arrivare fin lì – in quell’estremo tentativo di parlare ancora, senza avere ormai neanche più voce – si incarnava una forma decisa, anzi intellettualmente autoimposta dalla Rosselli per smascherare, ai primi anni Sessanta, il simulacro del verso libero. Cassandra come allegoria stessa del metro, della tecnica, si potrebbe dire: profetessa del passato, costruttrice per necessità di una specie di gabbia armonica, il cui paradosso pareva l’unica via per slacciare la lingua e farla muovere. Qualche anno più tardi avrebbe scritto Elio Pagliarani, nel Rap dell’anoressia o bulimia che sia: «da quali campi sono reduci ora», quelle piccole Cassandre contemporanee, irrimediabilmente taciturne, e che nessuno sarebbe riuscito a interrogare? E ancora, all’inizio del nuovo secolo, che cos’altro si sarebbe messo a brulicare dietro la barriera di quel particolare «silenzio che sentiamo insieme», con il quale Giuliano Mesa avrebbe chiuso il Tiresia? Non è improbabile che Cassandra, un paesaggio di Ivan Schiavone (Oèdipus edizioni, collana ‘Intrecci’, giugno 2014; la sua terza raccolta, dopo Enuegz, 2010, e Strutture, 2011) abbia potuto formarsi su questo insieme stratificato di rispondenze, e che ci costringa ora, in qualche modo, a richiamarle. Senza far loro da risposta o da controcanto, ma ricominciando dallo stesso loro cratere, dalle loro risonanze tragicamente cave, svuotate. L’invito di Mesa a ripensare, appunto, il tragico si intreccia ora, nella testualità di Schiavone, con un orizzonte ascolto che richiede una nuova inclusività, un’apertura inusitata dell’angolo di percezione. Il tragico, in Schiavone, non riappare più negli schermi della guerra-videogioco, come nel grottesco ritornellino CNN che faceva da sigla alla guerra del Golfo, al paesaggio di luci verdognole, lontanissime, senza rumore, della Baghdad bombardata. Il tragico ora è più vicino: tocca ora tutti gli spigoli del senso, come farebbero le dita di chi è al buio; si ridescrive cioè dall’evidenza delle proprie dimensioni e angolature. Vi si raddensano i passati di tutte le possibili Cassandre, le loro profezie in forma di domanda, le loro urla impietrate: «che cos’è  che in noi  che fa noi        s’è rotto? / che cos’è (le parole / che cos’è che rompe le parole?». E le forme che accolgono le parole sono ritentate, scosse, concitatamente interrogate anche loro. E ogni volta che una domanda sembra perdersi nella pagina orizzontale, in realtà si sta faticosamente ricomponendo nell’orecchio. Ogni piccola morte è ricostruttiva proprio perché è eccedente, è anarchica proprio perché è riprogettante; e in forza della propria sonorità, ogni volta ricomposta, reagisce alla continuità del foglio bianco. Così, anche il paesaggio del titolo è prima di tutto acustico, poi latamente semantico per necessità: è tutto ciò che può partire da un percepire-in-fuori genuinamente sonoro; dalla deriva, cioè, di articolazioni, di pezzi esplosi di lingua, rielaborati dallo spalancarsi delle orecchie. I versi a gradino tendono come a uscire, a prendere la tangente; le parentesi non si chiudono; i punti fermi segmentano l’intonazione della pronuncia senza delimitarne la curva. Le Cassandre si alzano all’improvviso in piedi dalla posizione accanto alla nostra, a pochissima distanza da noi, che sedevamo lungo il digradare del teatro, persuasi che la scena fosse ben oltre una certa linea di sicurezza. Una linea che era, poi, nient’altro che una soglia di simbolizzazione, da attribuire a una soluzione ritmica, a una citazione o a una figura. Invece ora, nel libro di Schiavone – diviso in quattro sezioni, che sono atti veri e propri di una dialettica tragica, e che d’altro canto agiscono pragmaticamente sul lettore, per come si sviluppano e si richiamano tra loro – lavora una pars construens degli universi simbolizzabili: un orecchio che li smonta, li riprova, li accosta senza diluirli intellettualmente, senza renderli neutri. Le domande di Cassandra sono convocate, quasi ritualmente ridisegnate su uno sfondo di sangue, da un noi che si contorna, via via, in forma di atto tragico. Il rumore intorno è assordante, ma qualcosa del flusso si ferma, e riesce a filtrare: allora, prendere una decisione su una forma, come nella Rosselli, significa salvare una certa vocalità, una grana, un impasto di tessiture eterogenee e combinabili, a costo di far risentire in certe parole qualcosa di antico, di salvabile appunto, di stratificato. Ecco: «disegnata da cedimenti strutturali. designata per l’erranza.          derivata dell’attesa. / dai tumulti deprivata. delineata dai tumuli.               consegnata ai famuli. ai succubi. ai doppi». Possono suonare così, per articolazioni-ponte sopra un enigma, i versi di Schiavone. La loro possibile “musica” è in realtà una serie continuamente eccedente, fatalmente dissonante, di reperti antropologici; e agisce proprio su un piano, si direbbe, stratigrafico, prima che progettuale: la si incontra per stadi, non la si abbraccia mai nella totalità, come insieme. Si può capire, così, perché Schiavone faccia in un solo libro quattro scelte diverse, che scommetta su quattro paesaggi formali, uno per sezione, uno per ciascuna di queste stratigrafie. E che ogni prova di tenuta, e ogni moltiplicazione delle voci, con ogni distinta ricaduta sonora, funzioni come il richiamo, metamorficamente variato, a una sola necessità: la presenza di qualcuno che sappia dialogare, la molteplicità vitale dei testimoni, delle Cassandre appunto, in tutto quell’errare ottuso che continua ad assordarci, a rubarci la voce, a tenerci allacciata la lingua.

                                                                                     (Stefano Colangelo)
¬ top of page


Iniziative
25 dicembre 2017
Addio ad Hasan Atiya al-Nassar

15 dicembre 2017
Antonella Anedda alla scuola di "Semicerchio"

8 dicembre 2017
Semicerchio a Più Libri più Liberi

30 settembre 2017
Lettura per i 30 anni di Semicerchio

1 settembre 2017
Iscrizioni Scuola di scrittura creativa

30 agosto 2017
Festival di Poesia "Voci lontane voci sorelle" - Firenze, 30/8-6/10

25 maggio 2017
In memoria di Max Chiamenti

10 marzo 2017
La Compagnia delle poete alla scuola di Semicerchio

1 marzo 2017
30 anni di SC: lectio di Jesper Svenbro a Siena

28 febbraio 2017
30 anni di SC: dibattito sulla post-poesia a Siena

11 febbraio 2017
Ricordo di Gabriella Maleti

10 febbraio 2017
Maurizio Cucchi alla Scuola di Semicerchio

31 gennaio 2017
Volumi in recensione 2017: call for reviews

27 gennaio 2017
Antonio Moresco alla Scuola di Semicerchio

24 dicembre 2016
Bando del Premio di poesia Achmadoulina

10 dicembre 2016
Semicerchio su Bob Dylan alla Fiera di Roma

9 dicembre 2016
Incontro con Stefano Dal Bianco

25 novembre 2016
Letteratura e cinema: incontro con Massimo Gaudioso

18 novembre 2016
Incontro con Wu Ming 2 alla Scuola di Scrittura Creativa

1 novembre 2016
Addio a Remo Ceserani

13 ottobre 2016
Il Nobel per la letteratura a Bob Dylan

9 settembre 2016
Presentazione di "The Mechanic Reader" a Venezia

1 luglio 2016
La poesia italiana in prospettiva plurilingue - Paris 1 luglio 2016

10 giugno 2016
Lettura della Scuola Semicerchio alle Oblate

22 aprile 2016
Corso di sceneggiatura di film letterari

18 aprile 2016
Incontri e Agguati. Per Milo De Angelis

25 febbraio 2016
Incontro con SERGEJ ZAV’JALOV - Premio Bigongiari

11 dicembre 2015
Incontro con Nicola Lagioia

4 dicembre 2015
Incontro col narratore Giorgio Vasta

27 novembre 2015
Incontro con Alessandro Fo

13 novembre 2015
Incontro con Sauro Albisani

24 settembre 2015
La Cucina Poetica di Semicerchio a Siena

22 maggio 2014
25 anni di Scuola di Scrittura Creativa - i video

» Archivio
 » Presentazione
 » Programmi in corso
 » Corsi precedenti
 » Statuto associazione
 » Scrittori e poeti
 » Blog
 » Forum
 » Audio e video lezioni
 » Materiali didattici
Editore
Pacini Editore
Distributore
PDE
Semicerchio è pubblicata col patrocinio del Dipartimento di Teoria e Documentazione delle Tradizioni Culturali dell'Università di Siena viale Cittadini 33, 52100 Arezzo, tel. +39-0575.926314, fax +39-0575.926312
web design: Gianni Cicali

Semicerchio, piazza Leopoldo 9, 50134 Firenze - tel./fax +39 055 495398