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SHI’R, UNA RIVISTA
PER LA RIFONDAZIONE DELLA POETICA ARABA

di Francesca M. Corrao
 
Le premesse
La poesia nel mondo arabo ha sempre avuto un ruolo dominante rispetto alle altre arti. Tale importanza deriva dalla posizione di preminenza che la poesia aveva in epoca preislamica. I nomadi del deserto raccontavano in versi la loro storia, ricordavano personaggi, eventi e luoghi della memoria, e il poeta era l’interprete dei sentimenti e dei valori del clan tribale.
Con l’avvento dell’Islam, la poesia viene depurata dai contenuti «pagani» e fa propri i valori della nuova fede; il poeta diventa il cantore della nuova comunità ed in seguito, con l’estendersi del califfato, celebrerà la gloria dell’impero. La vasta espansione imperiale nel tempo genera un accresciuto ruolo politico ed economico di più piccoli potentati locali; i centri culturali si moltiplicano e la pluralità di lingue e tradizioni contribuisce a diversificare le espressioni poetiche.
Sia in Oriente che ad Occidente si manifestano sperimentazioni originali che tendono a svincolarsi nella forma e nel contenuto dal canone tradizionale; ad Oriente, AbNuwas (IX sec.) rompe il modello politematico del poema tradizionale e compone carmi bacchici, o cinegetici. In Andalusia nasce la poesia strofica e dialettale. Ma’arri (X sec.) infine, scrive poesie in prosa e apre alla riflessione filosofico esistenziale1. Raggiunto l’apice della fortuna, l’immenso impero inizia a sgretolarsi e la cultura islamica affronta la decadenza avviando un lento, benché ricco processo di ripiegamento su se stessa. Alla poesia di corte, irrigiditasi su modelli stereotipati e ossidate formule della struttura monorima, si affiancano le composizioni popolari, espressione dei veri sentimenti di una comunità smarrita di fronte ad una classe dominante straniera, di cultura turca.
La rinascita
La rinascita culturale arabo-islamica, all’inizio dell’ottocento, recupera la tradizionale immagine del poeta cantore per farne il vate della riscossa nazionale. L’incontro con la letteratura europea e americana apre le porte ad una nuova dimensione del poeta. Il primo radicale innovatore sarà Giubran Khalil Giubran che dall’America del nord farà pervenire in Medio oriente la sua nuova visione del poeta-profeta che rompe gli schemi della poesia classica per esprimersi nelle nuove forme della prosa e del verso libero. Il recepimento di questa radicale innovazione, da parte dei poeti e dei critici arabi, sarà difficile e complessivamente negativo anche se troverà dei sostenitori ad occidente nel tunisino Qasim al-Shabbi e in Oriente nella palestinese Mayy Ziyada prima e successivamente in Nazika alMala’ika ed altri poeti iracheni.
Tra le riviste che hanno aperto la via alle innovazioni spicca al-Diwan2; i cui artefici reclamavano una maggiore consistenza spazio-temporale della poesia e attenzione per la realtà presente, senza però mettere in discussione la struttura tradizionale.
A promuovere una riforma più radicale sarà invece il poeta Abu Shadi, fondatore della rivista Abullu3, secondo cui la poesia doveva essere più esistenzialista e il poeta doveva percepire il senso nascosto nei fenomeni naturali. Abu Shadi reclamava la libertà di scrivere in versi liberi o in prosa, senza precludere la possibilità di esprimersi nelle forme tradizionali. Abullu apre le porte della cultura araba alla poesia occidentale, e pubblica, per la prima volta in oriente, i poemi di Giubran4.
Sul finire degli anni cinquanta i tempi sono maturi perché in Libano un gruppo di poeti crei la rivista d’avanguardia Shi‘r, che nel decennio seguente darà vita ad una lenta ma inarrestabile rivoluzione nel campo della poesia araba.
A schiudere la via al ruolo dirompente degli intellettuali della rivista Shi‘r, sarà al-Adab (le lettere) che, a partire dal 1953, diventa il laboratorio del pensiero arabo, un’arena dove si dibatte di prosa, critica e anche poesia. Sino al 1967 (anno della sconfitta, la naqbah – catastrofe) la rivista è portavoce della letteratura impegnata e sostiene il nazionalismo pur restando aperta anche alle altre correnti del pensiero5.
L’avanguardia
Il vero e proprio laboratorio per i fautori delle tendenze moderniste della poesia araba è dunque la rivista libanese Shi‘r (poesia), che ha svolto un ruolo fondamentale nel promuovere il dibattito sulla riforma della poesia.
Nel 1957 il poeta e critico libanese Yusuf al-Khal, di ritorno dagli Stati Uniti, dove ha già maturato un’esperienza editoriale (al-Huda, 1952-5), fonda Shi‘r avendo in mente l’esempio della rivista francese «Poétique». Sin dall’esordio vuole nella redazione il poeta siriano Adonis ed altri giovani poeti e critici arabi esponenti di diverse correnti letterarie. Il gruppo che si riunisce a casa di al-Khal vuole riaffermare il ruolo della poesia come strumento per comprendere la realtà, per conoscere nel senso aristotelico di cogliere la profonda relazione tra l’uomo e la vita6. Gli autori della rivista legittimano tre fondamentali innovazioni:
1  la rottura con la poesia monorima;
2  la rivelazione degli elementi comuni tra la poesia araba e quella internazionale;
3  il riconoscimento della poesia dialettale.
Shi‘r è stata la più significativa artefice dei cambiamenti più radicali, a cominciare dalla promozione di una rilettura dei classici in chiave innovativa. I poeti rifiutano l’idea di imitare gli stereotipi, e pertanto vedono nel grande poeta classico Mutanabbi, non tanto il cantore dell’eroicità araba del cavaliere del deserto, bensì il modello di un moderno profeta dallo spirito libero e ribelle; allo stesso modo cercheranno nella poesia dello scettico al-Ma’arri lo spirito critico assente in altri campioni della retorica classica7.
La rivista si propone inoltre di aprire un dibattito con la poesia e la critica occidentale nell’intento di promuovere la conoscenza reciproca.
I nuovi poeti ritengono che la vera Nahdah (rinascita letteraria) richieda il passaggio da un vecchio ad un nuovo modo di pensare8. Yûsuf al-Khal afferma che la Nahdah non poteva ridursi al semplice revival di immagini retoriche e vecchie strutture poetiche perché ciò non avrebbe stimolato un vero cambiamento né una crescita spirituale, bensì avrebbe prodotto una cultura superficiale e pericolosamente nozionistica. La Nahdah – secondo Adonis – aveva dato vita ad un movimento che imitava i modelli occidentali, accettando il liberalismo anche in alcuni aspetti contrari all’etica islamica.
L’eccessiva enfasi posta sul Califfato Islamico, secondo il poeta siriano, ha generato una mitologia che non sempre corrisponde alla verità storica; questa mancanza di consapevolezza della storia sarebbe una delle cause dell’attuale decadenza, perché nel mondo arabo-islamico ha suscitato una tendenza a cercare esclusivamente al di fuori le cause del fallimento, addebitandole ad un nemico esterno come unico responsabile, ignorando la necessità di una riforma del comportamento personale9.
Adonis e al-Khal credono che l’impegno creativo del poeta possa cambiare la realtà, possa promuovere una nuova visione del mondo e quindi una nuova cultura. Insieme a Fu’ad Rifqa, Nadim Ni‘mah e Khalil Hawi vogliono aprire la lingua e la cultura araba verso nuovi orizzonti. Il primo obiettivo è quello di riportare la poesia araba nella geografia della cultura mondiale.
Khal e Adonis hanno un progetto ambizioso, credono che il poema sia una struttura organica armoniosamente bilanciata nella forma e nel contenuto. Il loro contributo critico consiste nell’avviare una ricerca nel campo linguistico e creare nuovi modi di esprimersi. Nel loro progettola rivista ha il ruolo di promuovere la diffusione della riforma del linguaggio poetico attuata dai protagonisti del nuovo movimento.
Il primo numero esponeva gli obiettivi della rivista e proponeva una rivoluzionaria traduzione in versi liberi di poesie occidentali. Shi‘r subisce un feroce attacco da parte degli intellettuali che collaborano alla rivista al-Adab, e che accusano il gruppo di Shi‘r di essersi schierati contro il nazionalismo arabo e di essere ostili al movimento di liberazione nazionale. In una recente intervista Adonis ricorda che tutto il gruppo era stato accusato di essere isolazionista, provinciale, e peggio che mai, di essere agenti americani10.
Anche il grande letterato egiziano Taha Husayn interviene nella controversia sollecitando i poeti della nuova generazione ad innovare la poesia senza però abolire la rima baciata. Un altro celebre critico letterario, Muhammad Mandur, ribadisce la necessità di mantenere il rispetto per le regole metriche classiche anche nella traduzione della poesia straniera per la necessità di rispettare il ritmo della lingua araba. Dalle pagine della rivista Shi‘r il poeta libanese Unsi al-Haggi ribadisce che la traduzione deve tener conto del ritmo originale del poema ed essergli il più possibile fedele, pena il rischio di un dannoso travisamento. Sull’argomento Adonis enfatizza la musicalità racchiusa nella parola stessa, e pertanto osserva che il ritmo non può essere considerato un elemento esterno applicabile a qualsiasi parola. Ibrahim Shukrallah dichiara che la rigida metrica araba non può essere applicata ad una poesia che appartiene ad un universo poetico diverso11.
La rivista diviene un laboratorio aperto dove i più significativi poeti del tempo collaborano indipendentemente dalla loro inclinazione ideologica o dalla loro tendenza poetica. Nel primo numero compaiono sia la poesia moderna nei contenuti, ma in rima, del poeta comunista, Sa‘diYusuf, che un poema tradizionale di Badawi al-Giabal, e un poema tradotto in versi liberi del nobel spagnolo (1956) Juan Anton Jimenez. Sin dall’inizio gli obiettivi degli autori sono chiari: la rivista promuove la sperimentazione e in ciò guarda allo sperimentalismo già presente nella poesia classica, in particolare fa riferimento ai già citati AbNuwas e al-Ma’arri. La nuova generazione di poeti vuole sviluppare una diversa concezione della poesia, abbastanza ampia da accettare anche i poemi in prosa e le poesie in dialetto.
Il gruppo Shi‘r non crede che con la produzione letteraria occidentale ci sia il pericolo della subalternità, né, ritenendo prioritario il bisogno di interagire con la produzione mondiale, ne teme l’influenza. La loro poetica non è condizionata dal discorso sociale e politico, pur essendo impegnata nella lotta per la modernità che però per loro significa creare un nuovo modo di vivere, un nuovo ordine sociale. René Habashi afferma che il vero impegno consiste nell’esprimere un’umanità più vera12. Al-Bayyati evidenzia questi sentimenti nel poema Al-magd li ’l-atfal wa ’l-zaytunah (la gloria dei bambini e degli ulivi)13, ed Unsial-Haggi annota che in questo poema l’essere umano è descritto nel suo valore essenziale, indipendentemente dall’aspetto etnico o religioso.
Tradurre le poesie straniere serve a schiudere nuove prospettive che possono stimolare positivamente le nuove generazioni nel rigenerare la struttura e il contenuto delle poesie. I poeti arabi apprezzano i contributi della poesia straniera e ne riconoscono l’apporto, così come T.S. Eliot dichiara il suo debito verso la poesia francese.
Dalla lettura delle recensioni emerge anche l’attenzione data dai critici all’influenza straniera, come ad esempio l’influenza di Neruda nei versi dell’iracheno al-Bayyati14, o di Eliot in «Al-Nas fi biladi» (La gente del mio paese) di Salah ‘Abd al-Sabur’15. Serve sottolineare che per «influenza» intendevano un nuovo modo di riprendere un concetto letto altrove, una nuova interpretazione e non la mera imitazione.
Adonis negli articoli pubblicati su Shi‘r spiega cosa intende per «nuova poesia» nei seguenti termini: «è una visione, un salto per uscire dalle concezioni correnti e pervenire ad un modo nuovo di ordinare le cose, ad un nuovo modo di guardarle»16. Adonis afferma che la pedissequa imitazione della poesia classica araba e il rispetto fedele dei canoni elaborati da questa tradizione impediscono che si formi una visione nuova perché il tempo e lo spazio della poesia classica oggi sono limitati. Crede che la riproduzione delle strutture tradizionali di per sé non sia un problema, ma lo diventa se si considerano queste strutture definitive ed inalterabili. Adonis reclama il diritto di leggere la tradizione classica con occhi moderni, e percepirne la novità del messaggio, semplicemente guardandola da una prospettiva diversa17. Afferma che la forma poetica è innanzitutto un modo di essere, perché è una struttura artistica, poi è anche è un mezzo per esprimere significati. Adonis dissente da quanto affermano i critici tradizionalisti a proposito dell’inalterabilità del ritmo metrico arabo, e dice che tale canone è solo una delle tante possibilità e pertanto è mutevole. La musicalità della poesia moderna non è qualcosa «a parte» dal contenuto, è una melodia interna. La poesia deve continuare a creare una vita infinita18.
Molti dei saggi critici di Shi‘r sottolineano che nei poemi dei grandi maestri del passato si trovano innumerevoli esempi di innovazione e che quelli mostrano maggiore apertura mentale di quanta non ce ne sia nella poesia contemporanea19. Adonis individua la necessità di stabilire un dibattito tra diversi modi di leggere la stessa tradizione e propone anche di confrontarli con i critici stranieri.
Lui ritiene che a frenare questo processo è il timore del cambiamento, il timore di essere contaminati da modelli stranieri. Tale timore comporta una chiusura verso le altre culture, e nega le possibilità di un reale confronto tra le letterature. Secondo Adonis tale atteggiamento può soffocare la cultura araba. Dalle pagine della rivista si ribadisce che uno spirito libero necessita di ampi orizzonti per sé e per dare nuove prospettive alle nuove generazioni; una nuova ispirazione emerge se è nutrita da una profonda fede nelle proprie capacità creative.
Il mondo è dominato dalla poesia, questo è il credo del gruppo di poeti di Shi‘r, un credo che loro ritengono di condividere con i poeti dell’epoca abbaside20. Credono che oggi come allora il poeta è colui che ha la visione artistica, e che la politica e le ideologie non sono referenti per valutare la bellezza della poesia, ma lo sono il poeta creativo el’etica dell’arte.
L’esperienza artistica dà forma alla realtà, e i poeti di Shi‘r estendono i confini dei loro orizzonti alle mitologie preislamiche, convinti che nella lettura delle antiche mitologie si trovi nuovo alimento per lo spirito.
Il patrimonio culturale delle civiltà mediorientali appartiene all’umanità e dunque può nutrire la creatività dell’artista pur non essendo islamico. Non a caso al-Khal apre il suo primo volume di poesie della maturità, citando un poema di Ezra Pound, in cui annuncia che risorgerà «qui», in questa terra dopo essere stato crocifisso «là» dagli Israeliani21.
Al-Shi‘r ha dato un notevole contributo alla traduzione delle poesie più significative del ventesimo secolo. Il gruppo ha inoltre pubblicato libri e nel 1957
ha dedicato un volume speciale a T.S. Eliot nelle traduzioni di Adonis, al-Khal e dell’iracheno Buland al-Haydari.
Nel recensire il lavoro di traduzione il critico libanese As‘ad Razuq scrive che tradurre poesia è un tradimento, a meno che lo spirito e la musica della versione originale siano tenute nella giusta considerazione dal traduttore e rese il più fedelmente possibile. La traduzione dunque non è solo una questione di forma e contenuto. Per meglio chiarire il concetto porta ad esempio la traduzione delle Tragediedi Eschilo curata da Scott Fitzgerald; chi traduce deve dare prova di essere creativo ed originale senza peraltro tradire il significato del testo. Razuq cita anche Goethe e, che preferiva la traduzione francese del suo Faust all’originale. Per Razuq questo indica che la traduzione deve aggiungere qualcosa alla poesia, una poesia tradotta deve essere più ricca22. Per realizzare una buona traduzione è necessario migliorare le proprie capacità di usare la lingua, imparare dai più esperti poeti classici. Razuq credeva, con Eliot, che la tradizione è un immenso campo da cui, chi ha talento, può attingere liberamente.
L’esperienza artistica del poeta dà forma alla realtà; tale approccio tende a mettere l’uomo al centro del mondo, in quanto responsabile delle sue azioni; pertanto anche le situazioni peggiori possono essere trasformate, quel che conta è agire per creare condizioni migliori.
Questa appassionata fede nelle infinite possibilità di rigenerare la realtà ha spinto molti collaboratori di Shi‘r a sviluppare una dimensione più metafisica, che, nell’esperienza dei poeti tammuziani (da Tammuz, nome della divinità della rinascita sumera), avrebbe dato vita ad una poesia ispirata dal linguaggio e dall’atmosfera del mito.
Il bisogno di rinnovare il linguaggio era una tensione costante che animava la ricerca del gruppo. La parola per il poeta si caricava di toni messianici e in questa direzione riemerge una tendenza già individuata da Giubran. Il linguaggio messianico che annuncia una nuova umanità adesso diviene profezia di un linguaggio che crea una nuova realtà23.
L’artista vuole esplorare liberamente i propri sentimenti, i dubbi, abbandonare la metrica, le regole e le strutture e se necessario sentirsi libero di usare anche il dialetto. In tale libertà l’artista sente di poter rinnovare la tradizione e creare nuove prospettive in campo poetico. Shi‘r pubblicava poemi dialettali seppure tra non poche polemiche; Nazik al Mala’ikah, ad esempio, la pioniera del verso libero e tra le prime a sostenere la rivista, ha preso una posizione fermamente contraria a tale scelta e si è allontanata dal gruppo.
I poeti di Shi‘r creavano nuove tecniche per esprimere concetti nuovi e scoprire le nuove possibilità offerte dalla poesia in prosa. Nel 1958 Adonis ha tradotto l’opera di Saint John de Perse che in seguito sarebbe divenuta un modello di riferimento per tanti traduttori. Il poeta siriano ammirava la concezione globale del poema francese, la chiarezza del linguaggio e delle immagini. Questa esperienza ha influito positivamente sulla creatività di Adonis che in quegli anni avrebbe poi composto I canti di Mihyar il Damasceno, la prima opera in cui ha tenuto conto dell’unità di fondo del poema e della forma poetica24.
Lo stimolante contatto con un altro universo poetico attraverso la traduzione e le letture innovative della poesia tradizionale hanno prodotto un profondo cambiamento sia sul piano della forma che del contenuto. Il primo passo verso il cambiamento era compiuto, ma lo sperimentalismo dei poeti ha provocato delle forti polemiche sia all’interno, tra i redattori, che all’esterno, tali da divenire fatali per la coesione del gruppo.
L’esperienza di Shi‘r è fondamentale perché anticipa quanto sarebbe avvenuto tra gli intellettuali arabi negli anni settanta (dopo la sconfitta del 1967); essi avevano affermato il compito di difendere il proprio diritto alla creatività e ad esercitare un pensiero critico libero contro le strategie del potere (politico, culturale, accademico) pur restando consapevoli della loro condizione e della loro responsabilità.
Un altro importante apporto innovativo dai poeti del gruppo Shi‘r consiste nell’aver mutuato dal sufismo la visione mistica della vita; la fede appassionata nella possibilità di rinnovarsi e rinascere spiritualmente più forti avrebbe aiutato molti intellettuali a superare il cinismo e la disperazione dovuta alla guerra civile libanese (1975-85).
La fortuna della rivista è merito dei suoi artefici e del contesto storico. Se Shi‘r ha potuto operare la propria ricerca sperimentale è stato grazie al coraggio e all’apertura mentale degli autori che hanno creduto e credono fermamente nella possibilità di cambiare una mentalità che secondo loro stava sviluppando una tendenza rigida e retrograda.
La rivista tra il 1964 e il 1967 non è stata pubblicata, nel 1968 Adonis ne raccolto l’eredità portando avanti l’opera di ricerca sperimentale creando al-Mawaqif (Posizioni). Anche i redattori della nuova rivista sono convinti che la creatività e la sensibilità di un artista possa cambiare il modo di vedere le cose, anticipando cambiamenti che la società recepisce in un secondo momento. L’artista, nella visione di Adonis, è l’interprete del proprio tempo e anticipa una tendenza culturale che oggi per lo sviluppo del conservatorismo islamico ha difficoltà ad imporsi.
L’altra importante rivista dell’epoca, Adab, che proponeva il predominio della cultura impegnata, per ragioni storiche ed ideologiche, avrà maggiore fortuna. Il potere politico e ideologico «della letteratura impegnata» ha elaborato valori estetici e politici che si sono imposti. Diversa era la visione della creatività del gruppo Shi‘r, per cui il vero impegno era nella vita reale e per cui soltanto l’etica dell’arte è a fondamento dell’estetica25.
A distanza di anni emerge evidente il ruolo fondante svolto da Shi‘r nel proporre una pluralità di modelli poetici alternativi alla rigida sottomissione ad un canone il cui paradigma è stato esteso oltre i limiti temporali.

NOTE

F. M. Corrao, Antologia della Poesia Araba, ed. La biblioteca di Repubblica, 2004; D. Amaldi, Storia della letteratura araba classica, Zanichelli, 2004.

‘Abd al-Rahman Shukri (1886-1958) e ‘Abbas Mahmud al-‘Aqqad (1889-1964) sono i fautori dell’esperienza Diwan che prende il nome dal pamphlet pubblicato nel 1921; criticavano la generazione precedente dei poeti quali Ahmad Shawqi. F. M. Corrao, Antologia della Poesia Araba, op. cit.; I. Camera d’Afflitto, Letteratura araba contemporanea. Dalla Nahdah ad oggi, Roma, Carocci ed., 1998, pp. 116-120; Sh. Moreh, Modern Arabic Poetry 1800-1970, Leiden, Brill, 1976.

La rivista è stata fondata nel 1932 da Abu Shadi (1892-1955), Abu l-Qasim al-Shabbi (1909-34) e Sa‘id ‘Aql (1913); il primo numero contiene il manifesto del gruppo in cui si afferma la volontà di rinnovare la poesia e aprirsi al mondo. R. Dorigo (a cura di) Literary Innovation in Modern Arabic Letterature. Schools and Journals, in Quaderni di Studi Arabi, 18 (2000), Herder ed.; Moreh, Modern Arabic Poetry, cit., pp. 64, 197, 311.

Giubran Khall Giubran (1883-1931), il poeta libanese emigrato in Nord America, ha scritto per primo in prosa e versi liberi; insieme a Mi’kha‘il Nu‘ayma (1889-1989), nel 1920 ha creato l’associazione letteraria al-Rabitah al-qalamiyya, per promuovere la sperimentazione della nuova poesia, F. M. Corrao, Antologia della Poesia Araba, op. cit.

5  M. Ruocco, L’intellettuale arabo tra impegno e dissenso, Jouvance, Roma, 1999.

6  Yusuf al-Khal (1917-1987) prima di rientrare dagli Stati Uniti scriveva al giovane Adonis (Qassabne, Latakia,1930) e ad altri poeti per coinvolgerli nell’operazione che mirava alla fondazione di una nuova poetica araba; F. M. Corrao, Adonis. Nella pietra nel vento, Mesogea, Messina, 1999.

7 Corrao, Antologia della Poesia Araba, op. cit.

8 Sulla attività letteraria al tempo della Nahdah si veda I. Camera d’Afflitto, Letteratura araba contemporanea. Dalla Nahdah ad oggi, op. cit.

9 Da un’intervista con il poeta parzialmente pubblicata in Corrao,Adonis. Nella pietra, nel vento, op. cit., pp. 37-45.

10 Ibid.

11 Shi‘r, vol. I, 1957, pp. 93-5.

12 Shi‘r, vol. I , 1957, pp. 88.

13 Cairo, Dr al-Fikr, 1956.

14 Shi‘r , vol. I, n. 2, p. 82.

15 Shi‘r, n. 9, 1959, pp. 87-8.

16 Shi‘r, 1959, vol. III, n. 11, pp. 79-82; Moreh, Modern Arabic Poetry, op. cit., p. 283.

17 Shi‘r, vol. III, n. 11, 1959, pp. 79-90.

18 Ibid.

19 Shi‘r, n. 12, 1959, pp. 96-115 ; Adonis, La prière et l’épée, cit., pp. 170-5; Moreh, Modern Arabic poetry, cit. p. 284.

20 Shi‘r, vol. III, n. 11, 1959, pp. 82-3.
21 Al-Bi’r al-mahgirah, Beirut, 1958.

22 Shi‘r, vol. 9, 1959, pp. 87-8.

23 F. M. Corrao, Adonis. Nella pietra nel vento, op. cit., pp. 15-18.

24 Adonis, Aghani Mihyar al-Dimashqi (Canti di Mihyar il Damasceno), Dar al-‘Awdah, Beirut, 1961, Chants de Mihyar le damascène, trad. francese di A. Wade Minkowski, ed. Sindbad, Parigi, 1982.

25 Ancora oggi Adonis e altri poeti, tra cui il marocchino Muhammad Bannis, credono che l’estetica si fondi sulla base dell’etica artistica, F. M. Corrao, L’estetica nella poesia del Mediterraneo, Quaderni del Liceo Ginnasio G. G. Adria, Mazara del Vallo, 1999.

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