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IN SEMICERCHIO. RIVISTA DI POESIA COMPARATA  64 (2021/1) pp. 92-93 (scarica il pdf)

LOLA RIDGE, To the Many: Collected Early Works, edited by Daniel Tobin, Manchester, Little Island Press 2018, pp. 393, £ 20


Rosso fiammante, questo volume di poesie, grida: prendimi in mano, sfogliami, leggimi. La poesia di Lola Ridge è stata per fin troppo tempo nel dimenticatoio e quest’edizione, edita dal poeta americano Daniel Tobin per Little Island Press (Carcanet), vuole correggere questa svista storico-letteraria. Non è il primo tentativo di Tobin: già nel 2007 usciva un’altra sua edizione delle prime poesie di Ridge, Light in Hand: Early Selected Poems of Lola Ridge (Quale Press). Più recentemente, sempre Quale Press ha pubblicato le sue primissime poesie, curate dalla poetessa neozelandese Michele Leggott (Verses, 2019). To the Many rimane però più completa rispetto ai titoli precedenti, in quanto contiene tutte le pubblicazioni del primo periodo: Verses (1905), The Ghetto & Other Poems (1918), Sun-Up & Other Poems (1920), and Red Flag (1927). Con in più un’aggiunta preziosa per avvicinarsi al pensiero femminista di Lola Ridge, il discorso «Woman & the Creative Will» (1919). Il colore rosso della copertina di To the Many ne simboleggia appieno lo spirito creativo, e allo stesso tempo serve da ammonimento al lettore: attenzione, questo libro brucia.
In vita, Emily Rose (detta Lola) Ridge è stata un vero e proprio fuoco di ambizione, passione ed irrequietezza. Nata a Dublino nel 1873, si trasferì presto con la madre in Nuova Zelanda, a Hokitika (la stessa città dove è ambientato il romanzo sulla corsa all’oro di Eleanor Catton, I luminari), e poi a Sydney, per studiare arte. Agli inizi del secolo si spostò prima a San Francisco e poi a New York. A New York Ridge partecipò attivamente ai circoli anarchici del Ferrer Center, ma fu anche una delle principali artefici del modernismo americano. Editrice delle riviste letterarie Others: A Magazine of the New Verse (1915-1919) e Broom: An International Magazine of the Arts (1921- 1924), era nota per le sue soirées a cui partecipavano i più noti scrittori americani, tra cui William Carlos Williams, Alfred Kreymborg, Waldo Frank, Hart Crane, Jean Toomer, Marianne Moore, H. D. e John Dos Passos…chi più ne ha, più ne metta. C’erano proprio tutti: persino Vladimir Mayakovsky che, durante il suo grand tour degli Stati Uniti nel 1925, prese parte a una di queste famigerate feste, declamando poesie in russo e pestando i piedi sul tavolino da tè della poetessa. Nel 1927, Ridge venne arrestata dopo aver partecipato a una rivolta contro la condanna a morte dei famosi compagni anarchici Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Sacco e Vanzetti le ispirarono Firehead (1929), un poemetto sulla crocifissione di Cristo. Negli anni Trenta visse anche nelle colonie artistiche di Yaddo e di Taos, a Baghdad (da cui ne derivò Dance of Fire, 1935) e infine in Messico. Tecnicamente bigama, dato che si risposò senza curarsi di divorziare dal primo marito, da cui ebbe anche un figlio che poi abbandonò, Ridge mentiva spesso sulla sua età, sulla sua identità e quella del suo compagno David Lawson. Alla sua morte, nel 1941, il New York Times la proclamò una delle più importanti voci poetiche d’America.
Nell’edizione per Little Island Press, Tobin segue un ordine cronologico di pubblicazione, fatta eccezione per le primissime poesie, scritte in Nuova Zelanda e Australia, che, invece di aprire la raccolta, la chiudono. Verses ha un sapore fortemente ottocentesco: in questa fase, Ridge segue gli schemi metrici tardo-vittoriani ed è interessata, più che altro, alla stravagante e rigogliosa natura dell’emisfero australe e ai luoghi dell’infanzia. Un componimento particolarmente suggestivo è Lake Kanieri, che ci appare «Blue veined & dimpling, dappled in the sun | […] like a tired child | Wide-eyed». Ma è a New York che Ridge trova la sua voce. Il poemetto scelto per aprire la raccolta, The Ghetto, inizia con i versi «Cool inaccessible air | Is floating in velvety blackness shot with steel-blue lights», che ricordano, come d’altronde fa notare Tobin, un altro inizio, quello della Love Song of J. Alfred Prufrock di T. S. Eliot (1915), con la sua «evening […] spread out against the sky». Ma non appena ci si inoltra nella lettura di The Ghetto, ci si rende subito conto di quanto la poetica di Ridge e quella di Eliot differiscano. The Ghetto non è affatto un poemetto di introspezione psicologica, ma un atto di denuncia della situazione degli ebrei newyorchesi nel ghetto di Hester Street. Il ghetto le stimola il desiderio di aiutare i più deboli e sopraffatti—un impegno sociale che la contraddistinguerà nei circoli letterari del tempo.
La città di New York ritorna continuamente nelle poesie di Ridge, spesso nella sua veste notturna, come per esempio in Manhattan («Out of the night you burn, Manhattan, | In a vesture of gold—») o Broadway («Out of her towers rampant, | Like an unsubtle courtesan | Reserving nought for some adventurous night.»). La New York notturna, invece di venire rappresentata come un territorio sconosciuto e pericoloso, come era d’altronde per molte donne ai primi del Novecento, assume una funzione emancipatrice per Lola Ridge, diventando così il suo doppio, una donna che passeggia per le strade avvolta nel suo mantello di oscurità («The old blinking night— | Swerving out of the way, | Wrapped in her darkness like a shawl.»; The Ghetto).
Sempre grazie all’esperienza di New York, Ridge scrive finalmente poesie slegate da costrizioni formali, cosa che continua in Sun-Up & Other Poems e Red Flag. Sun-Up è il suo componimento più autobiografico in quanto ci offre un ulteriore sguardo all’infanzia della poetessa. Si distacca in parte dalla critica sociale di The Ghetto & Other Poems per concentrarsi sulla psiche e sessualità femminile. In Electricity, per esempio, una lampadina diventa metafora dell’attrazione tra un uomo e una donna:

Out of the charged phalluses
Of iron leaping
Female and male,
Complete, indivisible, one,
Fused into light.

La poesia di Ridge è un continuo rifulgere di luce, dal sole australiano alle stelle e la luna dell’emisfero australe, alle luci elettriche di New York, al fuoco ardente del suo spirito libero e delle sue opinioni politiche. Non è affatto un caso che, in un’intervista del 1935, Ridge abbia affermato che l’impeto a scrivere debba sempre partire da «anything that burns you», qualsiasi cosa ti bruci dentro. Nient’altro, per lei, aveva senso fare: bisognava vivere il momento. Trasmetterlo agli altri con la sua poesia era un modo di prolungare la durata di quel fuoco, e di appiccarlo da altre parti. Era questo il senso della sua poesia più politicizzata, come la raccolta Red Flag, che, oltre a componimenti dedicati ad altre scrittrici, contiene molte poesie sulla rivoluzione russa del 1917 e sull’Irlanda in rivolta.
L’edizione di Tobin non è priva di qualche piccola pecca: le note, per esempio, come anche la biografia iniziale, sono a dir poco essenziali. Ma d’altronde la sua non vuole essere un’edizione critica e il lettore assetato di dettagli può sempre rivolgersi alla biografia di Terese Svoboda, Anything That Burns You: A Portrait of Lola Ridge, Radical Poet (2016). To the Many rimane una risorsa preziosa per riscoprire questa poetessa rivoluzionaria e socialmente impegnata. Tobin ci ha fatto davvero un regalo riportando alla luce un’importante voce femminile della poesia moderna.

di Nicoletta Asciuto

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