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IN SEMICERCHIO. RIVISTA DI POESIA COMPARATA LXIV (2021/1) pp. 122-123 (scarica il pdf)

GIORGIA BONGIORNO, LAURA TOPPAN, AMBRA ZORAT (a cura di), «Ogni gloria e misura sconvolgendo» Studi sulla poesia di Fernanda Romagnoli, «Nuova Corrente» 161, LXV (gennaio-giugno 2018), pp. 232, € 20,90



Il volume – numero 161 della rivista Nuova Corrente a cura di Giorgia Bongiorno, Laura Toppan e Ambra Zorat – raccoglie gli atti di una giornata di studi tenuta alla Maison de l’Italie di Parigi, volti a una rilettura globale dell’opera di Fernanda Romagnoli, poetessa ingiustamente poco conosciuta e certamente da affiancare alle principali voci femminili del Novecento poetico. Un’interessante appendice si compone poi di fotografie della poetessa, di riproduzioni fotografiche di parte del materiale manoscritto rinvenuto, tra cui anche un inedito, e di una bibliografia aggiornata, ancora in fieri, dell’opera di Fernanda Romagnoli. L’inserimento in apertura del volume di una lettera della poetessa a Carlo Betocchi funge, per conferma delle stesse curatrici, da autoritratto e da introduzione nell’universo romagnoliano. Il primo scritto di Yannick Gouchan esplora la morfologia e la valenza dell’io nell’intera opera poetica, evidenziandone il percorso evolutivo attraverso gli aspetti stilistici. In fase iniziale, corrispondente alle prime tre raccolte, si pone l’accento sull’analogia tra l’io e gli elementi della natura – di cui si riconosce la matrice dannunziana e pascoliana – volta ad esprimere la coscienza poetante. Segue un’improvvisa interruzione che sposta l’io poetico verso il confronto con l’altro, connotato stilisticamente dai motivi del dissidio interiore (la ferita, la lotta, l’inconciliabilità tra esser donna, madre, moglie e poetessa). Una terza dimensione riscontrata riguarda il rapporto tra l’io e il divino come ricerca di un assoluto. Il successivo articolo di Paolo Valesio, dopo aver posto delle premesse sul metodo di approccio critico all’opera di Romagnoli, propende per tracciare una narrativa che costituisca una sorta di psicografia o poegrafia dell’autrice. Il percorso si delinea diacronicamente dall’esordio di Capriccio fino a Il tredicesimo invitato. Muovendo dalla prefazione di Giuseppe Lipparini a Capriccio, che vorrebbe la poesia di Fernanda Romagnoli un’espressione istintuale più che formalmente ricercata, Tatiana Bisanti nel suo scritto cerca di ribaltare tale posizione, dimostrando il manierismo e il linguaggio poetico volutamente costruito e esplorato in molteplici forme dall’autrice. Dopo le prime poesie, dove già si riscontrano dispositivi quali allitterazioni e consonanze volti a integrare l’elemento umano alla natura, nelle raccolte della maturità vengono delineati ‘circuiti di senso’ che creano una rete di rimandi sia interni ai componimenti sia nell’intera opera poetica. L’intervento successivo di Gabriele Marciano esplora le peculiarità del campo metaforico che vengono a crearsi con l’insistenza su determinate tematiche nel corso di tutta l’opera dell’autrice. La piattaforma metaforica su cui la poesia di Fernanda Romagnoli si muove secondo il critico va dall’armonia rivelata dalla natura fino alla fusione verso l’assoluto, per poi retrocedere nel rifugio e nella fuga, una volta percepito il senso del limite. Tuttavia, nonostante tali oscillazioni, l’opera viene posta come un organismo coeso dove gli stessi temi (la natura, il corpo, la tensione tra opposti) tornano a connotare di volta in volta livelli allegorici diversi, creando una stratificazione che è la complessità e la vera anima della poesia romagnoliana. Iris Chionne propone una prospettiva tematica, analizzando il rapporto di Fernanda Romagnoli con il tempo e le sue ripercussioni nell’opera poetica. Dalla struttura ciclica alla presenza di lessemi che rimandano alla temporalità in Capriccio, dal ritmo del verso che si fa più ansimante in Berretto rosso e Confiteor fino al tema centrale del decadimento del corpo, tutto sembra determinato dal drammatico e travagliato rapporto con il tempo, percepito dalla poetessa come irreversibile e definitivamente perduto. Nel successivo intervento di Laura Toppan viene presentato un focus su Confiteor, terza silloge qui considerata come punto di svolta nella scrittura romagnoliana. Nel titolo della raccolta irrompe infatti l’elemento religioso, motivo centrale di tutta la produzione a seguire. Toppan prosegue con un’analisi linguistica, stilistica e tematica della raccolta a partire da numerosi testi riportati. Segue uno scritto di Giorgia Bongiorno incentrato sull’ultima raccolta poetica di Fernanda Romagnoli, Il tredicesimo invitato. L’articolo esamina l’oscurità della poesia romagnoliana come mezzo espressivo efficace a inventare un’«espressione dell’indicibile», ossia un senso nascosto che la parola poetica strappa al quotidiano. Gli oggetti poetici risultano infatti attraversati da due poli opposti dialoganti, umano e divino, e investiti da una reversibilità di cui vengono presentati numerosi esempi all’interno della raccolta. Reversibili sono i sensi metaforici non univocamente attribuibili delle immagini romagnoliane, così come la forma della poesia che si struttura sempre per sdoppiamento o l’uso di stilemi quali il paradosso. Nei casi proposti il dispositivo della reversibilità evidenziato mette la poesia di Fernanda Romagnoli sotto una nuova luce, dove il conflitto tra dimensioni opposte si assimila, conferendo ai testi una sfumatura fantasmagorica. Lo scritto successivo di Ambra Zorat esplora, a differenza degli altri, il materiale epistolare contenuto nell’Archivio contemporaneo Bonsanti del Gabinetto Viesseux di Firenze, che presenta lettere di Fernanda Romagnoli a figure quali Nicola Lisi e Carlo Betocchi. L’esame della fitta corrispondenza con i due permette di portare alla luce le connessioni intessute tra l’elemento biografico e i temi centrali dell’opera poetica. In particolare, dalle lettere con Carlo Betocchi, è possibile ricostruire la vicenda editoriale di Confiteor, dalla scelta dei testi fino alle numerose difficoltà incontrate per far pubblicare la raccolta. Segue Lucia Aiello che indaga l’influenza di Emily Dickinson su Fernanda Romagnoli, già riconosciuta da Betocchi e Bertolucci. Un primo tratto in comune riguarda il riserbo e il volontario allontanamento dai circoli letterari e dalla comunità poetica, così come il tardivo riconoscimento delle loro capacità. L’analisi comparativa si sposta poi sul piano delle affinità nelle rispettive poetiche, da cui emerge un vero e proprio dialogo attraverso i versi. L’epigrafe di Berretto rosso è una citazione dalla Dickinson e una chiara dichiarazione di intenti che nel corso del corpo poetico si dispiega sul piano formale (l’uso dickinsoniano delle lineette), sul piano del contenuto (parole-chiave come l’alba) o sull’uso della lingua declinata al femminile. L’ultimo intervento di Gabriella Macrì ripercorre il rapporto di Fernanda Romagnoli con un altro grande poeta, Costantino Kavafis, fino ad ora mai preso in considerazione dalla critica. Lo studio intertestuale mette in evidenza la comune insistenza sull’elevazione del quotidiano così come la condivisa condizione di solitudine. Per entrambi i poeti risulta centrale il tema del tempo, nella sua valenza di momento trascorso e dunque di memoria. Un’ulteriore affinità sul piano formale si riscontra sulla ritmicità del verso data dalla scelta di forme metriche quali l’endecasillabo. I diversi studi raccolti nel volume cercano dunque, con approcci e prospettive diverse, di far luce sull’evoluzione di alcuni temi forti della poesia romagnoliana, così come sullo stile e sull’intersezione tra dato biografico e scrittura poetica.

di Sara Vergari

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