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MAPPATURA

CON E SENZA MAPPA

a cura di Viola Parente-Capkova

traduzioni di Antonio Parente

 

JOHANNA VENHO, Ilman karttaa (Senza mappa), Helsinki, WSOY 2000.

MIKKO RIMMINEN, Jännittävää olisi nähdä pihalla lintuja (Emozionante sarebbe vedere in cortile gli uccelli), Helsinki, Tammi 2000.

 

Johanna Venho e Mikko Rimminen appartengono alla generazione di poeti finlandesi nati nella seconda metà degli anni ’70. La loro notorietà è dovuta non soltanto alla loro produzione artistica, ma anche alla loro partecipazione attiva alla vita culturale finlandese. Questi due autori presentano delle caratteristiche comuni alla generazione precedente di poeti (influenzati, come i loro più giovani colleghi, dai modernisti finlandesi degli anni ’50), soprattutto per quanto riguarda le loro attività nell’ambito dell’associazione Forza giovane e del Club dei poeti vivi che, durante gli anni ’90, hanno contribuito fortemente alla crescita d’interesse della critica e dei lettori per la poesia (vedi sotto le recensioni delle riviste «Forza Giovane» e «MotMot»).

 

Johanna Venho (n. 1971) è una delle rappresentanti più in vista della sua generazione. I suoi studi universitari furono incentrati su una combinazione abbastanza atipica, teoria letteraria e biologia. Ha lavorato come redattrice sia per la radio sia per la casa editrice Otava, e si interessa anche di traduzione, soprattutto di libri per l’infanzia. È autrice di critiche e saggi letterari e nel 2000 ha svolto l’attività di redattore capo per la rivista «Fuoco & Fumo» (Tuli & Savu), nata negli anni ’90 per dar voce ai giovani poeti finlandesi, e anche come alternativa alle riviste letterarie finlandesi più affermate, che erano viste da questi giovani autori come troppo conservatrici o troppo accademiche. Proprio grazie all’impegno di riviste ‘periferiche’ come «Tuli & Savu», si è assistito, negli ultimi anni, ad un processo di decentralizzazione della poesia finlandese, che per tutti gli anni ’90 è rimasta ancorata soprattutto alla capitale.

La Venho contribuisce a scardinare questa classificazione locale dei poeti sia con la sua mobilità (la sua attività si svolge tra Helsinki, Turku e altre città finlandesi), sia con la creazione di riviste letterarie online, come ad esempio «La lucciola» (Kiiltomato), che spostano su un livello completamente diverso la questione della localizzazione. La Venho debuttò con la raccolta Posta su Saturno (Postia Saturnukseen, 1998), nella quale troviamo, come temi principali, il legame con la natura, la fanciullezza e il rapporto tra l’adulto e il bambino nel senso più completo del termine, sia come fanciullino, con il quale il soggetto poetico dialoga, sia come bambino ‘reale’, di cui il soggetto è madre. Questi temi sono trattati dalla Venho anche nella sua seconda raccolta Senza mappa (Ilman karttaa, 2000), dalla stile ancora più elaborato e rifinito, che le valse nel 2001 il premio della critica come ‘svolta artistica dell’anno’. Il rapporto tra uomo e natura, tema ricorrente nella tradizione poetica finlandese (e nordica, più in generale), in questa raccolta si arricchisce di tratti intertestuali, oltre ad avere una profonda dimensione etico-ecologica. Nonostante il tema ecologico abbia un’importanza notevole per la Venho (durante gli studi fu anche un’attivista ecologica), l’autrice non ne tratta mai in maniera naïf o semplificatoria. Gli studi di biologia conferiscono, poi, alle sue poesie delle caratteristiche uniche – la Venho afferma che la combinazione scientifico-umanistica le ha permesso di comprendere meglio l’esistenza dei vari livelli della realtà e le ha aperto orizzonti maggiori di quanto avrebbe fatto lo studio di una sola disciplina. Quando la Venho usa, ad esempio, l’espressione ‘mappa genetica’ in una sua poesia, possiamo essere sicuri che le allusioni e le connotazioni sono veramente molteplici.

La complessa tela di fattori ‘culturali’ e ‘biologici’ spicca soprattutto durante il processo di ‘scrittura del corpo’: il tema del corpo e della corporalità è, senza dubbio, uno dei più importanti in Senza mappa. L’autrice confronta la concezione culturale del corpo e della corporalità femminile con il punto di vista ‘biologico’, che mette in evidenza l’affinità tra essere umano e regno animale. La maternità è uno dei ruoli chiave che la Venho esplora nelle sue raccolte con la mappa e senza la mappa. L’eterno problema della possibile rappresentazione dell’esperienza fisica attraverso il linguaggio poetico acquista, nel suo caso, un tono più impellente, anche se si interpretassero i suoi versi come pura ironia: «La mancanza di ossigeno azzera il cervello. Chi sono? / Dove sono diretta? Verso in due bicchieri il colostro denso, / mungo i seni fino a svuotarli come mi è stato insegnato».

L’aspetto umano si manifesta nelle sue poesie in molti modi, anche nelle rappresentazioni dei destini e dei sentimenti delle persone anziane. La poesia del vecchio careliano associa, a chi conosce i vari aspetti della storia e della cultura finlandese, molti cambiamenti e avvenimenti dello scorso secolo, ma con altrettanta forza parla anche ai lettori di altri paesi:

 

Il cuore arde attraverso lo schienale, lui siede

dietro di me sull’autobus, un vecchietto careliano, sfida

gli anni, le cicatrici, apre in uno sfrigolio la settima lattina,

il cuore qui brucia le mani. Corrono i campi,

i fossati di neve nera, la rapida è arginata.

Il vecchio sta andando al suo casale a

Heinävesi,

vedovo, fratello minore di un combattente.

Con sé ha birra a sufficienza, durante la sosta

va al chiosco per una bustina di zucchero,

parla direttamente

come una strada d’asfalto. Come ce la caviamo qui?

Il collo arruffato, l’olio sotto le unghie.

Il fienile crollato, abbastanza terra da arare.

La palma bollente, secca, la stretta di mano.

Si apre un varco tra la condensa sul finestrino, tra le gocciole:

- Seguimi! e la schiena solitaria della tuta

scompare sul sentiero che va verso la riva.

 

*

Amore, bosco di coltelli

nella camera da letto, l’autodisciplina del

fachiro,

legge appuntita. Voglio tutto, si deve dare

tutto.

 

Amore, sui tizzoni ardenti

a piedi nudi, un minuto pieno senza respiro

in due braccia di profondità

chiede quello che le è permesso.

 

La mancanza di ossigeno azzera il cervello.

Chi sono?

Dove sono diretta? Verso in due bicchieri il

colostro denso,

mungo i seni fino a svuotarli come mi è stato

insegnato.

 

 

Mikko Rimminen (n. 1975) è un poeta nato e cresciuto a Helsinki. Studia letteratura, insegna scrittura creativa, lavora come redattore e collabora con molti periodici finlandesi.

Come poeta fece il suo debutto in varie antologie e nel 2000 pubblicò la sua prima raccolta, Emozionante sarebbe vedere in cortile gli uccelli (Jännittävää olisi nähdä pihalla lintuja), con la quale ha conquistato la maggior parte della critica finlandese. Successivamente pubblicò Natura oscura (Hämärä luonto, 2001), libro nel quale, insieme con Kyösti Salokorpi, membro del gruppo rock Ihmepoika (Bambino prodigio), dà libero sfogo alle sue ‘armi’ preferite: ironia, parodia e poetica surrealista. Natura oscura è una parodia enciclopedia illustrata di ‘fauna moderna’; i singoli lemmi sono basati sul nonsense poetico, sui giochi di parole e sul principio dell’appropriazione dei discorsi più o meno scientifici: nel testo si sovrappone il discorso zoologico con quello letterario e poetico, a cui fa da sfondo un tono volutamente scientifico. Definizioni sorprendenti acquistano di conseguenza ‘animali’ come Anitra-WC, Colomba della pace o Topo d’albergo.

La già citata propensione dell’autore alla poetica surrealista e all’humour dell’assurdo, di cui la letteratura finlandese non abbonda di certo, la ritroviamo in tutta la sua opera poetica, immediatamente etichettata dai critici come ‘urbana’; il fatto che la mancanza del tema della natura sia vista come qualcosa di importante ci indica, nuovamente, il ruolo centrale di tali temi e motivi nella poesia finlandese. Nella sua raccolta Emozionante sarebbe vedere in cortile gli uccelli, questi motivi sono presenti soprattutto come fuga metaforica verso il livello onirico, con l’uso del condizionale, come nel caso del titolo della raccolta, ma anche sul pianodell’esperienza concreta, come si può vedere nella poesia Angoscia (Tuska). Il sentimento di nostalgia o persino di angoscia (Tuska è una parola polisemica), accompagna tutta la raccolta, nella quale il soggetto lirico, come un osservatore solitario e disinteressato, attraversa scenari urbani e naturali, a volte reali, a volte assurdi. Questo sentimento, però, scaturisce dal senso di incapacità di un’esperienza autentica, piuttosto che dalla nostalgia per un modo di vita più ‘naturale’, comune alla maggior parte della società finlandese fino agli anni ’60 dello scorso secolo. Anche negli ultimi versi della raccolta, risuona lo stesso tono: «Scurì all’improvviso. Aspettavo l’autobus. Quando se ne andò, rimasi seduto alla fermata a guardare come la neve riempiva le traccie lasciate dalle gomme. Anche l’ultimo sole brillò».

In Rimminen, il soggetto lirico è consapevole dell’impossibilità di qualunque ritorno, e non è capace di abbandonare neanche il suo appartamento in città, tra le cui mura si rifugia di continuo. Si accontenta della possibile presenza della natura, sottoforma di uccelli, nel cortiledella sua casa in città. La sensazione che, per usare le parole di Kundera, «la vita è altrove», o che «tutto avviene troppo distante», come dice il poeta finlandese Jouni Inkala, non è un sentimento nuovo nella poesia finlandese; nelle sue poesie Rimminen, però, commenta queste affermazioni dicendo che «il mondo è un avvenimento al quale bisognerebbe partecipare».

Anche se la visione di Rimminen della natura è abbastanza diversa rispetto a quella della Venho, entrambi gli autori mostrano una caratteristica comune, che poi è sintomatica per tutta la loro generazione, vale a dire un’abbondanza di momenti intertestuali. Molte delle poesie di Rimminen sono piuttosto prosa poetica o giochi di prosa in poesia piuttosto che componimenti classici in versi liberi. L’uso di tali forme, tradizionalmente non molto frequenti nella produzione letteraria finlandese, è uno dei contributi maggiori di Rimminen alla poesia scritta in finlandese. La struttura delle poesie di Rimminen è sempre molto elaborata e quasi in ogni testo l’autore sorprende con espressioni linguistiche avventurose, metafore e costruzioni lessicali inaspettate, facendo uso, con maestria, delle possibilità offerte dalla lingua finlandese, e sfuggendo, così, a qualsiasi tipo di mappatura e classificazione razionale.

 

ANGOSCIA

 

Dormito bene, svegliato, fatto benzina, partito per il bosco, raccolto funghi, frutti di bosco, riconosciuto uccelli, salito su un albero e riempito i polmoni di un blu perfetto, passeggiato, camminato a passo veloce, anche corso, salito in cima a una collina e guardato le valli, i fiumi, i laghetti come specchi, passeggiato nelle valli, toccato i muschi, battuto i sentieri, cancellato le tracce, tornato a casa in macchina, arrostito le bistecche, preparato lo stufato, congelato i frutti di bosco, spento le luci, dormito bene, svegliato.

 

Le notti son diventate più bianche, più cupe. Le città ricordano l’un l’altra e ti ricordano qualcosa. Lunghe notti. Il sottile piffero intagliato dell’esile uomo con la barba, chino, il cui suono malinconico sale sulle mattonelle dei corridoi della metro, i toni si appiccicano alle tue scarpe da ginnastica, cadi. Sale dal profondo verso quei corridoi freddi. La tua valuta contraffatta non arriva lì, giù, compri francobolli, dal giornalaio, non comprendi la lingua di queste notizie. Sotto il lampione giallo a gas qualcuno canta come un flauto, dietro la finestra del bar una luce fredda impietrisce gli uomini corpulenti sulle sedie, nelle mani pelose boccali, nei quali il tram produce tsunami che lambiscono i bordi. Una madre stanca spinge il carrozzino nell’atrio, i taxi hanno serpeggiato sulle colline della periferia, nella lunga notte l’urlo di una carta strappata, l’orlo di una carta strappata.

 

(V.P.C. e A.P.)


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