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MARCO VALERIO MARZIALE

EPIGRAMMI DAL LIBRO I

a cura di Simone Lenzi e Marchesi

«Anche volendo, è impossible»

Proemio (dei traduttori)

Speriamo di esserci portati nella nostra traduzione in modo che nessuno, normodotato di spirito, possa lamentarsi di noi. Perché vi si prendono delle libertà, sì, ma senza mancare del rispetto che è dovuto all’autore. Tradurre non è esautorare, e a ogni scrupolo di coscienza seguirà, debita, la nota al nostro testo. Ci scuseremmo anche per i pasticci lessicali se fossimo stati noi i primi a cominciare; ma lavora così Marziale, traduce così Ceronetti, così chiunque valga la pena di esser letto. E poi non è mai stato questo il punto. Il punto è che il piacere della ricreazione traduca alla lettera la jouissance della scrittura. Il pubblico di questi epigrammi non abita necessariamente nei dipartimenti di lettere classiche. Il lettore per noi è quello che parla un volgare, il nostro, che non si arrende all’idea di esser più morto di una lingua morta: un idioma affrancato dal monolinguismo coatto, ancora abbastanza capace di stare allo scherzo. Perché, naturalmente, ciascuno scherza sempre col proprio passato. Entri, dunque, il Catone filologo nel nostro teatrino intertestuale – e, una volta entrato, faccia un po’ cosa gli pare1

I
Hic est quem legis ille, quem requiris, Questo che leggi e giri fra le mani
Toto notus in orbe Martialis è proprio quel Marziale, weltbekannt
Argutis epigrammaton libellis: per gli acidi libretti di epigrammi.
Cui, lector studiose, quod dedisti A lui lettore assiduo hai dato in dono,
(5) Viuenti decus atque sentienti, vegeto e vivo, la reputazione
Rari post cineres habent poetae. che rari e già sepolti hanno i poeti.2

II
Qui tecum cupis esse meos ubicumque libellos Tu che vuoi averli ovunque i miei libretti
Et comites longae quaeris habere uiae, (cerchi compagni per la lunga via),
Hos eme, quos artat breuibus membrana tabellis: lasciala ai grandi libri la brossura
Scrinia da magnis, me manus una capit. e comprami in paperback3. Perché tu sappia
(5) Ne tamen ignores ubi sim uenalis et erres dove io sono in vendita e non vaghi,
Vrbe uagus tota, me duce certus eris: perduto, in tutta Roma - ti farò
Libertum docti Lucensis quaere Secundum da Cicerone.4 Cercati Secondo,
Limina post Pacis Palladiumque forum. ora il liberto del dotto Lucenzio:
tiene bottega al tempio del disarmo5,
là, dietro il foro di Pallade Atena.

VII
Stellae delicium mei columba, La colomba, trastullo del mio Stella,
Verona licet audiente dicam - lo dico anche se Verona origlia -
Vicit, Maxime, passerem Catulli. ha vinto il passerotto di Catullo.
Tanto Stella meus tuo Catullo Sta, Massimo, il mio Stella al tuo Catullo
Quanto passere maior est columba. come al passero sovrasta la colomba.

IX
Bellus homo et magnus uis idem, Cotta, uideri: Tu vuoi sembrare bello, Cotta, e grande;
Sed qui bellus homo est, Cotta, pusillus homo est. ma i belli, Cotta, sono degli ometti.

X
Petit Gemellus nuptias Maronillae Gemello vuole Maronilla in sposa:
Et cupit et instat et precatur et donat. spasima, sbava, si sbattezza, e spande.
Adeone pulchra est? immo foedius nil est. - Ma è così bella? - Au contraire, fa schifo.6
Quid ergo in illa petitur et placet? tussit Ma allora cosa c'ha che piace? - 'A tosse.

XI
Cum data sint equiti bis quina nomismata, quare Se a un cavaliere danno tickets 10 7
Bis decies solus, Sextiliane, bibis? - e Sestiliano ne consuma 20 -
Iam defecisset portantis calda ministros, perché ai sommellieri avanza l'acqua
Si non potares, Sextiliane, merum. calda? Risoluzione: non l'annacqua.8

XXII
Quid nunc saeua fugis placidi lepus ora leonis? Ma perché fuggi dalle fauci orrende dei suoi leoni buoni?
Frangere tam paruas non didicere feras. Non sa sbranare, lui, bestiole così minime.
Seruantur magnis isti ceruicibus ungues Riserva le sue grinfie per cervici importanti, e non basta
Nec gaudet tenui sanguine tanta sitis. a quella immensa sete questo poco di sangue.
(5) Praeda canum lepus est, uastos non implet hiatus: Sei una preda da cani e non sazia voragini la lepre.
Non timeat Dacus Caesaris arma puer. Tu non hai nulla da temere, bimbo, da questi carri di Cesare armati.9

XXIV
Aspicis incomptis illum, Deciane, capillis, Deciano, lo vedi quel tipo tutto cipiglio,
Cuius et ipse times triste supercilium, che quando aggrotta i cigli fa paura,
Qui loquitur Curios adsertoresque Camillos? che ha in bocca sempre i Curii ed i Camilli?10
Nolito fronti credere: nupsit heri. Non glielo leggi in faccia, ma s'accuccia.11

XXVIII
Hesterno fetere mero qui credit Acerram, Sbagli se credi che Acerra puzzi di ieri.
Fallitur: in lucem semper Acerra bibit. Fino al mattino, vino.12

XXIX
Fama refert nostros te, Fidentine, libellos M'ha detto l'uccellino, Fidentino,
Non aliter populo quam recitare tuos. che spacci i miei libretti come tuoi.
Si mea uis dici, gratis tibi carmina mittam: Sono in omaggio, se li dici miei;
Si dici tua uis, hoc eme, ne mea sint. ma, se li vuoi per te, paga pedaggio.

XXX
Chirurgus fuerat, nunc est uispillo Diaulus. Beccaio da chirurgo, ora becchino:
Coepit quo poterat clinicus esse modo. Lo stesso banco con un'altra insegna, Diaulo!13

XXXII
Non amo te, Sabidi, nec possum dicere quare: Non chiedermi, Sabidio, la parola
che dica tutto il mio disamore;
Hoc tantum possum dicere, non amo te. solo questo ti dico: non c'è amore. Punto.

XXXVII
Ventris onus misero, nec te pudet, excipis auro, Il ventre, Basso, scarichi nell'oro e non te ne vergogni
Basse, bibis uitro: carius ergo cacas. Il vino, invece, lo versi nel vetro: caro il mio stronzo

XXXVIII
Quem recitas meus est, o Fidentine, libellus: Fidentino, Fidentino,
questo che reciti è il mio librettino.
Sed male cum recitas, incipit esse tuus. Quando, però, lo reciti malino
comincia ad esser tuo.14

XL
Qui ducis uultus et non legis ista libenter, Tu (che t'accigli, mi leggi e non ne hai voglia), possa,
Omnibus inuideas, liuide, nemo tibi. per un travaso biliare, tutti invidiare - e a te nessuno e nulla.

XLI
Vrbanus tibi, Caecili, uideris. Ti senti sciccosissimo, Cecilio...
Non es, crede mihi. quid ergo? uerna, ma quando mai? Lo sai che sei? Un oriundo,15
Hoc quod transtiberinus ambulator un caciocavallaro del Pontino,
Qui pallentia sulphurata fractis che baratta capocchie di cerini
(5) Permutat uitreis, quod otiosae, e cocci di bottiglia, che rifila
Vendit qui madidum cicer coronae, ceci in ammollo - a chi se li piglia,16
Quod custos dominusque uiperarum, che incanta i biacchi e fa il fachiro.
Quod uiles pueri salariorum, appena un garzoncello di bottega,
Quod fumantia qui tomacla raucus friggitore ambulante che si sgola
(10) Circumfert tepidis cocus popinis, a vendere panelle di ventraglia,17
Quod non optimus urbicus poeta, un Trilussa triviale - dei peggiori,
Quod de Gadibus inprobus magister, sconcio maestro di salse e merenghe.18
Quod bucca est uetuli dicax cinaedi. Apri bocca e dai fiato come a un culo
Quare desine iam tibi uideri, sfondato. E' infondato quel che a credere
(15) Quod soli tibi, Caecili, uideris, sei tu soltanto: ridicolo, invece,
Qui Gabbam salibus tuis et ipsum è quel che sei, se credi di far ridere.
Posses uincere Tettium Caballum.
Non cuicumque datum est habere nasum: Non a tutti è dato il naso fino:
Ludit qui stolida procacitate, c'è Cretinetti e c'è chi è il cretino.19
(20) Non est Tettius ille, sed caballus.

L
Si tibi Mistyllos cocus, Aemiliane, uocatur, Se il cuoco tuo, Emiliano,
fa di cognome Ceppi,
Dicatur quare non Taratalla mihi? perchè, gira e rigira,
non chiamo il mio Fischiando?20

LVI
Continuis uexata madet uindemia nimbis: Sotto i cumulo nembi
stanno le vigne madide:
Non potes, ut cupias, uendere, copo, merum. anche volendo è impossible
mescere vino schietto.21

LXV
Cum dixi ficus, rides quasi barbara uerba Se dico "cachi", Ceciliano, ridi
per la barbarie delle mie parole:
Et dici ficos, Caeciliane, iubes. "diosperi", sostieni, è più corretto.
Dicemus ficus, quas scimus in arbore nasci, Chiamiamo, allora, cachi quelli veri,
Dicemus ficos, Caeciliane, tuos. diosperi quelli che ti cachi tu22

LXXVII
Pulchre ualet Charinus et tamen pallet. Carino gli è carino, sì, ma è palliduccio.
Parce bibit Charinus et tamen pallet. Beve coi pasti, sì, ma è palliduccio..
Bene concoquit Charinus et tamen pallet. E digerisce i sassi, sì, ma è palliduccio.
Sole utitur Charinus et tamen pallet. Si bagna al sole, sì, ma è palliduccio.
(5 ) Tingit cutem Charinus et tamen pallet. Si spalma l'olio, sì, ma è palliduccio.
Cunnum Charinus lingit et tamen pallet. Sarà un linguista, sì, ma è palliduccio.23

LXXXVIII
Alcime, quem raptum domino crescentibus annis Alcimo, preso al tuo padrone negli anni a levante,
Lauicana leui caespite uelat humus, ti copre d'un manto leggero la terra lavicana.24
Accipe non Pario nutantia pondera saxo, Per te non il peso d'un marmo malfermo di Paro,
Quae cineri uanus dat ruitura labor, opera moritura che si impone ai morti,
(5) Sed faciles buxos et opacas palmitis umbras ma bossi teneri e le dense ombre della vite
Quaeque uirent lacrimis roscida prata meis e l'erba cresciuta dal pianto. Eccoli,
Accipe, care puer, nostri monimenta doloris: bimbo, i segni del nostro dolore. Un funerale
Hic tibi perpetuo tempore uiuet honor. immortale, che è quando Lachesi
Cum mihi supremos Lachesis perneuerit annos, avrà esordito il tempo che ci è dato -25 voglio,
(10) Non aliter cineres mando iacere meos. per il riposo delle nostre spoglie, uguale.

XCVIII
Litigat et podagra Diodorus, Flacce, laborat. Va per le vie legali, Diodoro, e gli dolgono i piedi;
Sed nil patrono porrigit: haec cheragra est. se c'è da pagare la notula - gli dolgono le money26.

CI
Illa manus quondam studiorum fida meorum Già la mano fedele dei miei studi, preziosa al suo padrone,
Et felix domino notaque Caesaribus, nota ai padroni di lui, era Demetrio.
Destituit primos uiridis Demetrius annos: Nel fiore della prima etè spogliato - a diciannove anni,
Quarta tribus lustris addita messis erat. in questa estate, appena.27 Non volevo
(5) Ne tamen ad Stygias famulus descenderet umbras, che discendesse, schiavo, alle onde Stige; e mentre ardeva, e il male
Vreret implicitum cum scelerata lues, spietatamente si avvolgeva a lui,
Cauimus et domini ius omne remisimus aegro: lo liberai di me. Avrebbe meritato che quel dono,
Munere dignus erat conualuisse meo. la mia premura, lo rinfrancasse a sé.
Sensit deficiens sua praemia meque patronum Ma se ne rese conto e mi chiamò, in aiuto, suo patrono:
(10) Dixit ad infernas liber iturus aquas. era sul punto di bagnarsi, libero, in acque d'ombra.

Marina di Cecina, luglio-agosto 2002

NOTE

1 Questo è il luogo e il tempo di ringraziare per l'amichevole ospitalità e i consigli Alessandro Barchiesi e Maria Serena Marchesi - per l'insostituibile lavoro di filologia Mario Citroni e Peter Howell.

Senza di loro, non.

Il testo latino è quello della seconda edizione M. Lindsay, Marci Valerii Martialis Epigrammata, Oxford, Clarendon Press 1929.

2 post cineres: oggi, giudaico-cristianamente, i cadaveri si sotterrano.

Ma può darsi si possa presto ritradurre alla lettera.

3 brevibus ... tabellis: si risponde a un tecnicismo (rotolo, codice, enchyridion) con uno simile, ma uptodate.

4 me duce certus eris: si recupera un intratesto epigrammatico (Marziale, XIV.188: Cicero in membranis) di lunga durata. In nuce, questo è il vulnus Ciceronianum del Petrarca e il refrain del Digestivo Antonetto dell'antica pubblicità.

5 La Pace era tra Largo Corrado Ricci e la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Roma. Oggi, al limite, c'è il disarmo.

6 Au contraire: immo.

7 nomismata: buoni-vino (come i buoni pasto). Il greco in latino è la lingua della technè; qui e di seguito lo sarà l'inglese.

8 calda: si glossa sulla diversità dei costumi e si importa nella traduzione l'uso latino di diluire il vino con acqua tiepida. Acqua e annacqua: rima derivata - come, sopra, dieci e venti.

9 Dacus puer: genericamente, per noi, la Dacia è un luogo indefinito oltre-cortina. I carri, mutatis mutandis, sono armati. I bambini invece sono sempre gli stessi.

10 incomptis ... capillis ... triste supercilium: il va sans dire che l'intera couture che attribuiamo al filosofo-patriota è, alla luce della pointe, da rileggere con sguardo malizioso.

11 nupsit heri: alla lettera « è andato in sposa». Onestamente, sarebbe stato abbastanza; ma il verso ci ha preso la mano.

12 in lucem semper ... bibit: la compressione rasenta qui la giapponeseria. Abbiamo distillato il vino di Marziale in una grappa da coro degli Alpini.

13 clinicus: morto il gioco sul lettino operatorio e la bara - entrambi, in greco, kline - se ne fa un altro.

14 Fidentine: Fidentino ci è apparso affine al Buchettino delle nostre infanzie: colgono, entrambi furtivamente, fior da fiore.

15 verna: oriundo per Pier Paolo Pasolini, Una vita violenta.

16 otiosae ... coronae: da sempre l'ozio è il padre dello shopping. Il nostro «a chi» traduce l'impersonalità del consumatore.

17tomacla: salsicce insaporite di timo (for John Bodel). Per noi hanno il suono di fantacucina mediterranea.

18de Gadibus: necessariamente il dirty dancing è latino-americano.

19Gabbam ... Tettium: si sono persi, nella traduzione, questi che furono evidentemente due grandi comici di Roma antica, ma di cui si sa - rispettivamente - poco e nulla. Per il gioco tra nome e qualità di C/caballus confidiamo, però, nella nostra boutade. Allegria!

20 Ancora una volta, come spesso, il ridicolo nasce dal pretenzioso rimando ad una Grecità maldigerita o pedante. I nomi del cuoco reale e di quello ipotetico derivano da una formula omerica: mistyllon t'ara t'alla (Iliade I.465 et alibi). Irresistibile ci è parso, per le risonanze retoriche da agrituristica tosco-emiliana, l'accostamento carducciano bolgherese tra un ipotetico cognome «Ceppi» e un ludico e presunto nome proprio «Fischiando». Sottinteso, ma fondamentale, il ricordo petroniano di Satiricon 36 (Carpe = S/scalca).

21merum: se le note sono scrupoli di coscienza, questo è forse il più grande. La violenza intrusiva dell'anglismo crudo è ingiustificabile. Come al solito, ci nascondiamo dietro a un commento erudito.

In poesia il vino è veicolo di metafore metapoetiche che raccontano l'oscillazione fra forma e sostanza (la giara sabina nella lirica di Orazio) o tra esterofilia e purismo (il vino greco o locale nella sua Satira II.8). Oggidì, come tutti, impossibilitati a scegliere, abbiamo versato dello Chardonnay californiano in una sdrucciola (e fragile) anfora metrica manzoniana. Perdono.

22ficus ... ficos: il gioco di parole è tra suggestione frutticola e supposizione proctologica. La pedanteria lessicografica che aleggia nell'epigramma è riflessa nella nostra scelta di rileggere la pointe alla luce delle reiterate critiche del buonsenso (pascoliano o gaddiano) alle licenze poetiche, laddove queste violino la correttezza scientifica della

natura delle cose. Nella fattispecie, è Montale stesso che, se da un lato antepone i limoni a «bossi, ligustri e acanti», sdrucciola poi altrove su di un diospero maturo. Ci sembrava esercizio di onesta contabilità che qualcuno dei prestiti montaliani da Marziale fosse riscosso, in questa forma, qui.

23 In spiaggia si parla di bambini, digestione, medicina popolare e cosmesi pettegola. L'osmosi tra questi epigrammi e l'ambiente in cui sono stati tradotti è inevitabile. Per la chiusa: sul quotidiano La Nazione «Sotto l'ombrellone con te» è il titolo di un annuncio nella rubrica delle Prestazioni Occasionali (0088 etc.).

24 Hapax in versi liberi fra testi tradotti con scrupolosa osservanza delle norme metriche italiane.

25perneverit: esordito; hapax latino reso con un hapax di senso in italiano.

26 cheragra: vedi le note a 1.1.3 e 56.2 - nel senso che, come gli affari non sono più affari, ma tutto è un business, così money makes the world go round.

27quarta tribus lustris addita messis: una resa letterale avrebbe obbligato a un prosaico e inappropriato computo aritmetico, esiziale per la tenera trama poetica di questi delicatissimi versi. Insomma, gli anni non si contano più.

 

 


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