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ALESSANDRA CAVA, rsvp, postfazione di Cecilia Bello Minciacchi, Roma, Edizioni Polìmata, 2011, pp. 60, € 10,00. (da "Semicerchio", XLVII, 2012/2 p. 95)

 

            Alessandra Cava (n. 1984) esordisce con una raccolta composta da cinque brevi sezioni di testi in versi lunghi introdotte e inframmezzate da brevi poesie orientate liricamente verso il frammento. Il libro sprigiona una forte energia, «tra incanto e ardore», come sottolinea Cecilia Bello nel vero e proprio saggio che ne analizza nel dettaglio la forma scommettendo per questa sul suo valore. Sono messi in evidenza la «tessitura»fonica e retorica dei versi, il procedere, nelle sequenze ‘lunghe’, per «giustapposizioni», «accorgimenti iterativi», «onde e risacche», con residui della pronuncia di Amelia Rosselli e il pathos di Mariangela Gualtieri (che Alessandra Cava ha intervistato). Proprio questa conoscenza pratica del teatro da parte dell’autrice che (come apprendiamo dalla breve nota biografica che nel sito absolutepoetry ne accompagna alcuni testi) ha anche studiato le regie di Peter Brook ci fa percepire come sono fatte queste poesie dove lo ‘spazio metrico’ si fa, quasi naturalmente, ‘spazio scenico’. Tagliamo qualche sequenza dall’interno del flusso dei versi: «[...] e non m’importa la distanza, meno ancora / sapere se appartiene, meno ancora la mia mano, se si / chiude, ancora, ancora, meno la mia mano -», oppure «copri lo spazio, copri per bene questo spazio a ritroso, / questo spazio sospeso, che sospende il tempo di coincidenze, / il tempo di corrispondenze [...]», o, ancora «le parole rubate dal senso inaudito nella testa, per il suono / della testa: ecco, io sono qui e c’è: l’elenco d’infiniti gesti / recisi sul compiere [...]». Si vede come l’accumulo di frammenti verbali o di pezzi di frase non sia una registrazione fenomenologica, quanto piuttosto un gesto sintattico, prolungato o sincopato, un’intera frase gestuale. Per di più, proprio negli esempi citati (ma non sono i soli) il gesto è tematizzato come tale: movimento della mano; scansione e possesso dello spazio contro il tempo che è sospeso, appunto come a teatro; catalogo dei gesti possibili. Tutti i processi retorici amplificativi che si possono reperire sono movimenti di testo che mimano un gesto. La realizzazione può essere come quella che accade nel brevissimo testo iniziale: «(coro che cola / io)», dove, analogamente ad alcune manipolazioni de Il colore oro di Laura Pugno, sembra mimarsi una specie di dripping vocalico, una colatura della vocale ‘o’ attraverso tutto il corpo del verso fino a sgocciolare, a capo, nel pronome io. O ancora, passando a un piano concettuale e grammaticale insieme e scegliendo tra i tanti sdoppiamenti osservabili, può essere ‘gesto’ la gemmazione dell’aggettivo che si duplica del sostantivo astratto corrispondente: «indicami quale stella storta, aprimi alla stortura della mia stella», «[...] fossi l’apertura / generosa del valicare, fossi quella generosità del confine a / schiudersi [...]» (corsivi miei). Il fatto di scrivere partendo da un progetto tanto ricco quanto aperto ha come corollario che un ‘gesto’ è programmato per non finire. Infatti quasi tutti i testi sono ‘aperti’, terminano il più delle volte, senza davvero chiudersi, su una negazione, espressa direttamente («non so», «non apre» etc.) o comunque implicita («cose di niente», «mezza idea»). È così dunque che il finto ‘shibbolet’ del titolo rsvp, che sciolto vale Répondez s’il vous plait, prende il suo senso nella risposta sempre richiesta e sempre inevasa (sempre che non sia immaginata come fornita dal testo seguente). Ogni poesia è il risultato verbale di questo tracciato, chiuso nell’intensità necessaria per concepirlo e compierlo così come lo leggiamo, è un movimento in avanti che sembra non sapere dove si colloca la sua battuta di arresto, è un’improvvisazione che può compiersi allora per la sottrazione del condizionamento di dover cercare una ‘chiusura’. Tutto il libro costituisce un ottimo tentativo di esplorazione ‘dinamica’ in grado di arricchire di nuova linfa grammaticale l’attuale ricerca in atto sulle poetiche del corpo.
(Fabio Zinelli)

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