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MARINA GUGLIELMI, GIULIO IACOLI (a cura di), Piani sul mondo. Le mappe nell’immaginazione letteraria, Macerata, Quodlibet, 2013, pp. 208, euro 22.

 

Il volume Piani sul mondo curato da Marina Guglielmi e Giulio Iacoli, uscito per Quodlibet nella collana «Scienze della cultura», si rivela un ottimo strumento per comprendere le relazioni che intercorrono tra mappa e testo letterario. Interrogarsi sull’oggetto mappa significa tenere conto dei diversi livelli di rappresentazione e d’inserimento all’interno dei testi: le mappe possono essere descritte o diventare dei veri e propri oggetti visuali all’interno dei romanzi. È di estrema importanza considerare il valore che le mappe acquisiscono in letteratura. Esse non sono solo un complemento alla lettura, ma possono mettere in scena strategie estetiche alternative in grado di capovolgere e ampliare i discorsi letterari canonici.

Uno degli elementi dal quale non si può prescindere è quello legato al potere narrativo delle mappe, poiché contengono in nuce l’idea di uno spostamento ma diventano anche uno stimolo per l’immaginazione letteraria. Accanto alle mappe tradizionali vanno prese in esame, come ci suggeriscono i curatori, anche quelle intime o, ancora, gli esperimenti di cartografia microsociale utilizzati ad esempio da Perec.

Partendo da alcune opere medieveli e rinascimentali e soffermandosi sul romanzo postmoderno e sulla letteratura postcoloniale il volume riesce con estrema precisione a rendere conto di come il discorso della mappa possa assumere diverse conformazioni, rivelando il suo apparato ideologico o diventando strumento in grado di liberare il suo potere immaginativo e ridisegnare la realtà. «La mappa appare come la prova liminale dell’esistenza di possibilità altre e alterate di comprensione del reale» (Introduzione, p. 20).

Giulio Iacoli, analizzando Rimini di Pier Vittorio Tondelli e Narratori delle Pianure di Gianni Celati, sottolinea come: «in un caso e nell’altro, nella stilizzazione in levare di Celati come nell’ipertrofia della figurazione abbracciata da Tondelli è leggibile una forma di sospensione della fiducia nei confronti del potere documentario della mappa» (p. 134).

Studiare i rapporti tra carte e letteratura permette inoltre di instaurare un dialogo tra diverse discipline; e se da un lato è possibile una relazione tra letteratura e geografia dall’altro il tema si inserisce pienamente all’interno degli Studi culturali e in particolare della Visual Culture dove è centrale l’interesse per la relazione testo-immagine. Come suggeriscono i curatori nell’introduzione vale la pena allora interessarsi anche alle metafore cartografiche che circolano all’interno della discorsività sociale e l’attenzione per le mappe in letteratura non può prescindere anche dallo Spatial turn che ha posto come centrale la dimensione dello spazio per l’interpretazione dei fatti culturali.

Il testo è diviso in due parti: nella prima, «Modelli e generi del pensiero spaziale», si approfondiscono alcuni problemi teorici; nella seconda, «Figure e trame del testo cartografico», sono presenti alcuni casi di studio e analisi di romanzi.

Il volume indica con rigore le diverse direzioni di ricerca che possono essere prese in esame. A questo proposito, Davide Papotti nel suo saggio analizza i rapporti che possono intercorrere tra mappa e letteratura distinguendo la «cartografia come letteratura», la «letteratura come cartografia», la «cartografia della letteratura» e la «cartografia nella letteratura». Da questa prima schematizzazione si inseriscono, nei saggi successivi, altre questioni di estrema importanza: Marina Guglielmi approfondisce il concetto di spazio transizionale a partire dalle teorie di Winnicott e ricostruisce la cartografia personale all’interno dei romanzi di Lalla Romano dove si alternano mappe oggettive e mappe personali, immagini mentali e immagini reali; Marcello Tanca propone un excursus del travelling without moving, pratica messa in atta da coloro che evitano di partire per evadere a casa propria, e lo fa analizzando il testo di Xavier de Maistre,  Viaggio intorno alla mia camera, e riflettendo sul rapporto tra Kant e la geografia. Il discorso sulle mappe non può prescindere da una riflessione sulla letteratura postcoloniale come ben rileva Silvia Albertazzi e appare importante recuperare l’impostazione geografica presente all’interno di un’opera come i Quaderni del carcere di Gramsci, come ci ricorda Maurizio Pala.

Il volume diventa così una riflessione che si espande su diversi fronti e ci rivela con rigore la molteplicità degli usi che delle mappe si possono fare in letteratura e ancora delle strategie estetiche che si determinano, con particolare attenzione al romanzo postmoderno, ampiamente approfondito da Giulio Iacoli.

Va preso in considerazione infine l’aggiornato e ben strutturato apparato bibliografico che rende conto della diversità di approcci e sguardi disciplinari e interdisciplinari al tema.

 

(Marco Mondino)


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