Home-page - Numeri
Presentazione
Sezioni bibliografiche
Comitato scientifico
Contatti e indirizzi
Dépliant e cedola acquisti
Links
20 anni di Semicerchio. Indice 1-34
Norme redazionali e Codice Etico
The Journal
Bibliographical Sections
Advisory Board
Contacts & Address
Saggi e testi online
Poesia angloafricana
Poesia angloindiana
Poesia americana (USA)
Poesia araba
Poesia australiana
Poesia brasiliana
Poesia ceca
Poesia cinese
Poesia classica e medievale
Poesia coreana
Poesia finlandese
Poesia francese
Poesia giapponese
Poesia greca
Poesia inglese
Poesia inglese postcoloniale
Poesia iraniana
Poesia ispano-americana
Poesia italiana
Poesia lituana
Poesia macedone
Poesia portoghese
Poesia russa
Poesia serbo-croata
Poesia olandese
Poesia slovena
Poesia spagnola
Poesia tedesca
Poesia ungherese
Poesia in musica (Canzoni)
Comparatistica & Strumenti
Altre aree linguistiche
Visits since 10 July '98

« indietro

ANTONELLA ANEDDA, Dal balcone del corpo, Milano, Mondadori, 2007, pp. 108, € 10.

 

            Il corpo, protagonista assoluto di tanta poesia contemporanea, è il nuovo teatro di operazioni dell’io. L’allargamento del campo dell’interiorità a quello somatico ha determinato la creazione di nuove soluzioni stilistiche. Più che la semplice oggettivazione del vecchio io lirico (già al centro di tante soluzioni avanguardistiche e di ricerca), è la soggettivazione del corpo che ha permesso alla voce monologante di appropriarsi dei linguaggi del gesto, del desiderio, della socialità biologica e politica. In particolare, per queste ultime ragioni si può affermare che – anche al di fuori di un quadro specifico di militanza – le principali innovazioni riguardanti la ‘poetica del corpo’ hanno avuto luogo all’interno della poesia femminile. La traiettoria descritta affiora nel titolo di questa ultima raccolta di Antonella Anedda. Si tratta di una scelta che non rinvia soltanto alla presenza (anticipatrice) di figure proprie alle scritture del corpo in altri momenti della produzione della poetessa romana. Queste, quando presenti, non assumono infatti mai i caratteri di ‘smontaggio’ della macchina umana che riconosciamo come propri di quella che potrebbe senz’altro chiamarsi (con facile prelievo da altro ambito) body poetry. Nascono invece dagli effetti di concretezza legati alla valorizzazione fisica dello sguardo. Lo sguardo, in un incontro perseguito e provocato nei continui esercizi di descrizione e di ekphrasis su cui sono costruite poesie e prose (spesso prose su pittori) della Anedda, è investito del compito di mettere in relazione il soggetto con l’esistenza corporale delle cose. È un investimento di tipo fenomenologico che apre a una poesia della rivelazione e delle essenze che non manca di coinvolgere il soggetto stesso in una partita tra io e oggetti di tradizione pienamente novecentesca (ma che i termini non siano così rigidi come lo schema potrebbe far supporre è dimostrato dall’esistenza di una terza dimensione ‘intermedia’, quella del mondo degli animali, presenze familiari, insieme fuori e dentro la storia: vedi qui il geco, il pulcino, il corvo, il topo – bestiolina che si presta, letterariamente, ad un’allegoria sentimentale: topo dell’anima e topo dell’abbandono). Il trascinamento dell’io nella vita delle cose porta alla sovraesposizione (stilistica) delle incisioni del tempo nella tessitura del quotidiano e insieme all’innalzamento della quotidianità all’interno del flusso più ampio del tempo storico. La raccolta Notti di pace occidentale (1999) rimane una delle migliori esemplificazioni di come si possa leggere la sincronia delle nostre giornate insieme a quella di un normale orizzonte di guerra (in quel caso i bombardamenti NATO sulla Serbia). Un tale allargamento della sensibilità all’imprimersi del dato storico sul tempo individuale porta al recupero di venature ‘tragiche’ proprie alla tradizione europea (dalla poesia russa del Novecento a Celan), e a un suo particolare sinfonismo, ovvero costruzione di un linguaggio fatto ancora di miti e di allegorie, tanto più intrinsecamente tragiche quanto più staccate dal piano della diretta referenzialità. La presenza dell’elemento mitico e tragico si fa particolarmente esplicita in questa ultima raccolta che accoglie la rivisitazione di miti classici (Ero e Leandro – con bellissimo esercizio di riscrittura elegiaca nei termini del dialogato – Ercole e Deianira, Antigone, Orfeo, Polifemo), cristiani (la crocifissione) e precristiani (l’arcaica ritualità della morte nelle poesie in limba sarda). D’altra parte, l’introduzione di una nuova voce plurale alternativa all’io, il noi di un appunto dai Taccuini di Kafka («solo nel coro può esserci una certa verità»), è strutturata nella forma di interventi corali che rinviano naturalmente alle partizioni della tragedia greca. È probabile che questo stesso noi corale sia l’espediente per stringere in una sola comunità i vivi e i morti. Questi cori portano del resto l’impronta del Coro dei morti leopardiano, così come è evidente, per le numerose allusioni dantesche (particolarmente forti nel testo finale, Paesaggio: «“Osserva” disse l’ombra», ma anche altrove: «Tu non esisti, dice la fiamma che in una parte del petto / ha cominciato crollando a mormorare», con memoria di Inf. XXVI), che aleggia sul libro una ricercata atmosfera purgatoriale. Va sottolineato che se l’opzione mitica sembra inevitabilmente rinviare a un confronto con alcuni momenti dell’esperienza cosiddetta neo-orfica, soprattutto nella poesia italiana degli anni ’80, la prospettiva in cui si colloca la Anedda non è condizionata da un investimento esclusivo su un valore extra-temporale della poesia. Prevale infatti sempre la preoccupazione per la partecipazione comunicativa immediata del testo. Il quadro offerto dai miti è dunque quello che permette un libero gioco tra pathos e forma, una libera uscita dalla gabbia dell’io lirico, dando voce ai sentimenti di tutti (per esempio, tra questi, perché si trova quasi sempre un elemento di lutto nel mito, contano vari stati d’animo per l’accesso al dialogo interiore coi morti). Se torniamo al balcone del corpo che dà il titolo alla raccolta, vediamo come questo luogo topico della lirica moderna (si pensa a Le balcon di Baudelaire, spazio della promessa erotica) si presta a rappresentare l’incontro col noi. È nella poesia Anestesie che si legge: «Su tutto, l’anestesia del farmaco, la percezione del dolore trasportata all’esterno, / vista dal balcone del corpo», mentre sul fondo un video trasmette in silenzio le immagini del crollo delle torri gemelle l’11 settembre del 2001. Possiamo interpretare il gesto come uno sporgersi oltre il canzoniere, per uscire dal libro dell’io e per essere gli altri. Il corpo come ultima balaustra prima dell’incontro con il dolore della Storia. Ma un confronto con il testo di apertura di Notti di pace occidentale rivela che questo corpo, continuum possibile tra visione e soggetto, è soprattutto un effetto plastico. Può infatti essere schermo (si noti, da un balcone: l’architettura non è ancora diventata corpo per analogia): «Vedo dal buio / come dal più radioso dei balconi. / Il corpo è la scure: si abbatte sulla luce / scostandola in silenzio» (e si veda anche la schiena-ombra di una poesia di Residenze invernali), ma anche (vedi qui, Anniversario II) fonte di luce: «Vedo il mio corpo: adesso sprigiona faville / capaci di rischiararmi il cammino». Quello che conta allora è l’amalgama tra corporeità della visione e flusso temporale. La ricomposizione si realizza nei termini della figurazione, ed è quanto costituisce la vera originalità di questa poesia che si può definire sempre più ‘figurativa’, e che in questo incontra la lezione di un maestro di luce (non di metafore) quale Philippe Jaccottet. Non si vuole con ciò parlare propriamente di effetti pittorici. Piuttosto della virtù costruttiva dello sguardo («La casa di fronte per esempio / osservata in ogni variazione di luce è il mio capolavoro») e sottolineare come il libro contenga degli effetti che ricordano i video prodotti da Bill Viola, un artista che molto interessa Anedda. Basta citare, e non solo per il contenuto, un lavoro come The passing, serie di studi sul momento del trapasso, avendo a mente quanto il fading dei corpi malati sia un tema presente fin dall’epoca di Residenze invernali (lì sulla scorta della Serie ospedaliera della Rosselli). Ma citiamo anche, per quanto detto di Anestesie, Observance 2002, sull’elaborazione del dolore come trauma collettivo entrato nel cuore della società americana dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Prendiamo infine la chiusura della citata Paesaggio, per constatare come la stessa rappresentazione purgatoriale dell’io («Vidi me stessa dentro quel purgatorio»), da figura e cronotopo corporeo, scompaia nello sguardo di una luce dominante, in un lago di pixel azzurri: «E un tagliente azzurro prese – era già paradiso? / il posto del paesaggio, della prima persona».
                                                                                                                     Fabio Zinelli


¬ top of page


Iniziative
18 giugno 2018
Libri recensibili per luglio 2018

9 giugno 2018
Semicerchio al Festival di Poesia di Genova

5 giugno 2018
La liberté d'expression à l'épreuve des langues - Paris

26 maggio 2018
Slam-Poetry al PIM-FEST, Rignano

19 maggio 2018
Lingue e dialetti: PIM-FEST a Rosano

17 maggio 2018
PIM-FEST: il programma

8 maggio 2018
Mia Lecomte a Pistoia

4 maggio 2018
Incontro con Stefano Carrai

2 maggio 2018
Lezioni sulla canzone

9 aprile 2018
Scaffai: "Letteratura e Ecologia" al Vieusseux

7 aprile 2018
Reading di poesia guidato da Caterina Bigazzi

5 aprile 2018
Incontro con Eraldo Affinati

3 marzo 2018
La poesia dei nuovi italiani. Con Barbara Serdakowski, in ricordo di Hasan

2 marzo 2018
Incontro con Grazia Verasani - annullato

27 febbraio 2018
Ceppo Internazionale ad André Ughetto - Firenze 27/2 ore 16

2 febbraio 2018
Ricordo di Hasan Atiya al-Nassar-Firenze

23 gennaio 2018
Mostra riviste poesia - Firenze Marucelliana

25 dicembre 2017
Addio ad Hasan Atiya al-Nassar

15 dicembre 2017
Antonella Anedda alla scuola di "Semicerchio"

8 dicembre 2017
Semicerchio a Più Libri più Liberi

30 settembre 2017
Lettura per i 30 anni di Semicerchio

1 settembre 2017
Iscrizioni Scuola di scrittura creativa

30 agosto 2017
Festival di Poesia "Voci lontane voci sorelle" - Firenze, 30/8-6/10

25 maggio 2017
In memoria di Max Chiamenti

10 marzo 2017
La Compagnia delle poete alla scuola di Semicerchio

1 marzo 2017
30 anni di SC: lectio di Jesper Svenbro a Siena

28 febbraio 2017
30 anni di SC: dibattito sulla post-poesia a Siena

11 febbraio 2017
Ricordo di Gabriella Maleti

10 febbraio 2017
Maurizio Cucchi alla Scuola di Semicerchio

31 gennaio 2017
Volumi in recensione 2017: call for reviews

27 gennaio 2017
Antonio Moresco alla Scuola di Semicerchio

24 dicembre 2016
Bando del Premio di poesia Achmadoulina

10 dicembre 2016
Semicerchio su Bob Dylan alla Fiera di Roma

9 dicembre 2016
Incontro con Stefano Dal Bianco

25 novembre 2016
Letteratura e cinema: incontro con Massimo Gaudioso

18 novembre 2016
Incontro con Wu Ming 2 alla Scuola di Scrittura Creativa

1 novembre 2016
Addio a Remo Ceserani

13 ottobre 2016
Il Nobel per la letteratura a Bob Dylan

9 settembre 2016
Presentazione di "The Mechanic Reader" a Venezia

1 luglio 2016
La poesia italiana in prospettiva plurilingue - Paris 1 luglio 2016

10 giugno 2016
Lettura della Scuola Semicerchio alle Oblate

22 aprile 2016
Corso di sceneggiatura di film letterari

18 aprile 2016
Incontri e Agguati. Per Milo De Angelis

25 febbraio 2016
Incontro con SERGEJ ZAV’JALOV - Premio Bigongiari

11 dicembre 2015
Incontro con Nicola Lagioia

4 dicembre 2015
Incontro col narratore Giorgio Vasta

27 novembre 2015
Incontro con Alessandro Fo

13 novembre 2015
Incontro con Sauro Albisani

24 settembre 2015
La Cucina Poetica di Semicerchio a Siena

22 maggio 2014
25 anni di Scuola di Scrittura Creativa - i video

» Archivio
 » Presentazione
 » Programmi in corso
 » Corsi precedenti
 » Statuto associazione
 » Scrittori e poeti
 » Blog
 » Forum
 » Audio e video lezioni
 » Materiali didattici
Editore
Pacini Editore
Distributore
PDE
Semicerchio è pubblicata col patrocinio del Dipartimento di Teoria e Documentazione delle Tradizioni Culturali dell'Università di Siena viale Cittadini 33, 52100 Arezzo, tel. +39-0575.926314, fax +39-0575.926312
web design: Gianni Cicali

Semicerchio, piazza Leopoldo 9, 50134 Firenze - tel./fax +39 055 495398