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JAMES MERRILL, Collected Poems, a cura di J.D. McClatchy e Stephen Yenser, New York, Knopf 2001, pp. 876, $ 35,00 (paperback $ 27,50).

 

James Merrill «morì inaspettatamente lontano da casa a Tucson, Arizona, il 6 febbraio 1995», leggo a p. 875 di queste monumentali Collected Poems. Avrebbe compiuto 69 anni il 3 marzo. Ma le ultime poesie che compose suggeriscono che la morte non era inaspettata. «Questi giorni a casa dell’amico / la luce mi cerca sottoterra. Svegliarmi / sotto il livello del prato / — seminterrato fresco nella peggiore afa — / è strano e dolce. / In alto, tre aperture di finestre, nuove diagonali  sull’alba: / fra nebbiosi verdi e ori / un sole infante vacilla su trampoli d’ombra / su verso l’alta / massa di rami intrecciati, / mentre vicino al trittico dei vetri / rocce testimoniano, cervo volante tremola al suo posto / sull’alta erba fiorita: / altrettante figure del Libro di Thel di Blake / (giglio e verme, nuvola e zolla) / e tutte si bevono la rugiadosa manna. // Poi ho un brivido, è la Luce che cammina sulla mia tomba... / e dormo, e mi desto. Questa volta, guardo su / da appena sotto lo specchio di un lago / su per un miglio di declivio... ». In questo Giorni del 1994 l’occasione è forse il soggiorno presso un amico, ma quel destarsi sotto il campo dà spunto all’immagine della tomba, dove al poeta riappaiono «mille cose: gli spettacoli, il libro, / amante dimentico e amore dimenticato, / ragnatela che reca trofeo d’ali, / il clacson lontano di un’automobile, / lo sguardo sapiente da stella a stella, / il riso di vecchi amici». Come si vede, Merrill è un poeta che ama la narrazione fra realistica e metaforica, sorvegliato nella forma. Egli è insuperato maestro di alchimie linguistiche, forme chiuse e aperte, calligrammes, ma anche scoperto e sincero nel raccontare la sua vita e ciò che in essa conta. Il «riso di vecchi amici» è una chiusa molto piana, anche se friends rima con day ends sei versi sopra, una rima così ritardata che quasi non si sente. Da efebico, colto e agiato letterato, Merrill conosceva bene l’Europa, specialmente Grecia, Francia e Italia, e viveva sulla costa est degli Usa, fra New York dove era nato, Amherst dove studiò e insegnò, e Stonington sulla costa atlantica del Connecticut, pittoresco paesino della Nuova Inghilterra a cui allude il titolo del suo immane poema spiritico The Changing Light at Sandover, non compreso, date le dimensioni da Divina Commedia, in queste Collected Poems. Ma l’Arizona non è poi un posto sbagliato per salutare la vita per un poeta eliotiano e audeniano sì, ma molto americano nel sincretismo e nell’unione di un’estrema raffinatezza con un candore disarmante e un umorismo lieve e benevolo.

Nel suo ultimo libro, A Scattering of Salts (1995), c’è un poemetto sul suo cane Cosmo, dove ritroviamo fra il gioco di spirito un rintocco funebre: «I papà hanno anche le loro diversità [probabilmente si riferisce ai due ‘papà’ di Cosmo, Merrill e l’amico Peter], da te fiutate sin dalla prima ora; da noi / solo in questo decimo anno che affrontiamo come terminale. / Così la separazione ci attende, oh, non in questo mese / di neve che frusta e ulula intorno l’isolato, / ma ‘alla stagion dei fior’ (La Bohème)... ».

In 164 East 72nd Street, l’indirizzo dell’appartamento newyorkese di Merrill, ecco un’inquadratura della formazione del poeta melomane: «Queste finestre di appartamento di città – già di mia nonna — / devono essere sostituite quest’autunno a caro prezzo. / Il sole d’anteguerra le attraversò per irrorare molte colazioni / del sabato, non consumate mentre l’adolescenza frenetica / circuiva una vecchia signora perché si mettesse cappello e rossetto, / visone, si cacciasse in un taxi, nel foyer stipato, / nei nostri posti. Dopodiché sipari d’oro s’aprivano / sulla versione di Lakmé delle cose com’erano, argentea, non ancora cuore infranto».

È la vita di New York, la corsa dell’adolescente ad ascoltare al Metropolitan la Lakmè, proprio quella immortalata da un poeta a lui caro, Montale. Infatti Merrill insegnò al Bard College nel 1948-49, e nella sua eccellente e inquietante autobiografia, A Different Person, racconta l’amicizia con Irma Brandeis, docente di italiano proprio lì, che naturalmente gli parlò del suo grande amico di Via Bigli. Ed ecco ora in queste Collected Poems otto belle traduzioni di Montale, fra cui anche un Caffè a Rapallo tradotto in collaborazione ‘with Irma Brandeis’: Christmas in the tepidarium...

Merrill si era  laureato ad Amherst nel 1947 con una tesi su Proust, e in un’altra notevole poesia dell’ultima e undicesima raccolta, The Ring Cycle, registra un’esecuzione completa dell’Anello del Nibelungo, «la prima dal 1939», e riconosce nell’intervallo, sparse fra il pubblico, tante vecchie conoscenze, come Marcel nel Tempo ritrovato: «Luci. La matrona alla mia sinistra esclama. / Sospiriamo e cibaciamo. Le nostre madri erano amicissime./ Ora, vecchi come madri, qui sediamo. Troppo strano. / Quell’uomo oltre il corridoio, con barba di lanetta, / era mio compagno di classe, o un anno indietro./ Sola, in nero, davanti a lui, Maxine... / Sembra la scena del cimitero di La piccola città!». New York è infatti una piccola città, e i vecchi appassionati dell’Anello si conoscono fra loro. Merrill porta «i miei anelli – tutti e tre / insieme per la prima volta – all’Anello», e poi spiega quali sono e cosa rappresentano. È il racconto finissimo della poesia, che unisce cose disparate in musica e costruzione.

Merrill è un poeta spesso difficile, difficile come un romanziere che si vale di tutte le licenze di alludere al reale. Ma dato lo stato minoritario della poesia, chi lo legge ha davvero il piacere della scoperta, di essere forse il primo a cogliere un’allusione. Le persone che si fermeranno su queste righe, e a cui improvvisamente si chiariranno, saranno... una in un milione? Eppure, come dicevo, la licenza di Merrill è solo quella del romanziere che spara i suoi riferimenti all’attualità. Ed egli scrive in maniera così sovrana da premiare il suo fortunatamente solitario lettore.

Elitario? Tutto sembra suggerirequesta definizione: il ceto, la formazione, i temi, i maestri (Stevens, Auden), gli amici (poeti dignitosi ma algidi come Brinnin, Wilbur e Hollander). Nel suo notevole memoriale Familiar Spirits: A Memoir of James Merrill and David Jackson, Alison Lurie descrive l’uomo e amico Merrill e la sua feconda e alla fine tormentata relazione con il compagno David Jackson, ed è convinta che Merrill sia «un poeta minore ». È vero che le prime raccolte sono eccessivamente preziose e formaliste, ma Merrill si libera da questa ipoteca già da Nights and Days (1966) e incomincia la sua indagine nella psiche, registrando le sue impressioni di flâneur che però coglie la drammaticità e le contraddizioni dell’esistenza (le poesie sulla Grecia). In The Changing Light sviluppa addirittura un sistema cosmico alla Yeats, che ha suscitato non poche perplessità per i suoi contenuti (anche eugenetici), ma è un capolavoro di commistione di pubblico e privato, visto che intorno al tavolino dove siedono ‘JM’ e ‘DJ’ si danno convegno spiriti di tutte le epoche e anche maestricome Stevens, Eliot, Valéry, Marianne Moore. Il risultato è non dissimile dai Cantos, altra evocazione di grandi e piccoli morti, di amici e amanti, luoghi e libri, o (per tornare indietro) dai poeminarrativi-umoristici-erotici di Byron.

E poi Merrill si capisce, come un romanzo. C’è nella sua opera un senso di ampiezza e generosità che è la stessa che troviamo in un Whitman e che è ciò che colpisce l’europeo che arriva a New York, o a Tucson, Arizona. C’è un’aria nuova, anche se Merrill ama il vecchio mondo e le sue Passeggiate a Roma (una lunga poesia dell’ultimo libro). E Merrill non ha spirito di casta e non esita nemmeno a prendersela con le multinazionali (la Texaco sponsor del Metropolitan come sanno tutti gli ascoltatori di RadioTre, e che pure maltratta la Terra che nei panni di Erda si lamenta sul palcoscenico wagneriano). Merrill insomma ha il pregio di non aver paura di essere quello che è, intelligente e sofisticato, perché poi non si nasconde dietro un dito e non chiude gli occhi a niente che gli appaia. Egli, come fanno i poeti maggiori, ci dona il suo mondo. Ed è un mondo molto più saggio e ricco e sfumato e aperto di quanto non appaia dall’immagine del ragazzo viziato. Indefesso lavoratore del verso, Merrill ha creato forme che continueranno a dare piacere e a far capire il suo e nostro tempo. Bellissimo a tratti uno degli ultimi poemetti, Self-Portrait in Tyvek Windbreaker (magari una strizzata d’occhio al fortunato Autoritratto in uno specchio convesso del coetaneo John Ashbery). È tipico del bel Merrill che egli ci si mostri in una giacca a vento, comprata in un emporio New Age, con sopra l’immagine del globo. E nello stesso emporio ha comprato una cassetta di canzoni di Roberto Murolo, di cui racconta la storia non del tutto attendibilmente. E così, ascoltando la sua cassetta e facendo mostra del suo windbreaker cammina per la East Side verso la palestra... Ma la poesia restò inconclusa.

Sicché davanti a queste Collected Poems, tutti – anche il TLS (che ama fare la tara sui ‘colossi’ americani) — sembrano essersi trovati d’accordo che è un libro su cui torneremo sovente, il più spesso possibile, quando il mondo ci permetterà di godere delle ore con un maestro facondo e umano come James Merrill.

 

[Massimo Bacigalupo]


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