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IN FORMA DI PAROLE. Mappa della poesia lituana del Secondo Novecento.
Le generazioni di mezzo, I, a cura di PIETRO U. DINI. Anno ventiseiesimo, la quarta serie, numero primo, gennaio febbraio marzo 2006, 228 p.
 IN FORMA DI PAROLE. Mappa della poesia lituana del Secondo Novecento.
Le generazioni di mezzo, II, a cura di PIETRO U. DINI. Anno ventiseiesimo, la quarta serie, numero secondo. aprile maggio giugno 2006, 272 pp.
 
di Claudio De Stefani
  
Si tratta di un’importante impresa editoriale, la prima del genere in lingua italiana, che raccoglie in due volumi una selezione delle poesie di 26 poeti lituani del Novecento, in traduzione italiana con testo a fronte. L’autore dell’antologia, Pietro U. Dini, ha circoscritto la silloge ai poeti nati nel (tragico) periodo dagli anni ’30-’50 (I, p. 28), e ha privilegiato la presenza di autori operanti in Lituania piuttosto che nella diaspora, senza con ciò rinunciare a voci significative della «letteratura dell’esilio» (I, p. 26).
L’introduzione ai due volumi documenta con estrema chiarezza le premesse storiche e letterarie che informano la produzione dei poeti antologizzati: da un lato, la vicenda della loro patria, resa libera alla fine della Prima Guerra Mondiale e poi nuovamente occupata dagli stranieri: in successione, dai sovietici (1940-1941), dai nazisti (1941-1944),
nuovamente dai sovietici (1944-1990); dall’altro, la tensione creativa degli intellettuali lituani, dal movimento esistenzialista degli žemininkai («poeti della terra») e dal gruppo futurista dei «quattroventisti», sino alla letteratura di dissidenza e a quella di esilio. Dini mette bene in chiaro che cosa abbia significato poe- tare sotto il regime, quale grande peso abbia avuto il canto della poesia nei periodi krushoviano e brezneviano: le pubblicazioni di questi letterati si diffondevano con tirature di migliaia di copie ed erano lette e apprezzate da un pubblico assai vasto. Oggi — e questo è interessante (o ominoso) anche, si direbbe, per altri paesi dell’Unione Europea — l’impatto della poesia sulla società lituana appare forse ridimensionato. È sintomatico quanto rileva l’antologista, che una rivi- sta gloriosa come Metai fatichi a trovare abbonati (I, p. 24).
Per ogni poeta della raccolta, dopo la selezione delle poesie, Dini aggiunge una scheda biografica e critica sull’autore, accompagnata da una lista delle opere. Non viene offerta una bibliografia specifica della critica, ma il lettore si rende agevolmente conto che le brevi informa- zioni di Dini sono il frutto di una profonda conoscenza della letteratura sul poeta in discussione, assimilata e esposta con limpidezza.
Il panorama che si costruisce nella lettura è insieme unitario e vario: i poeti dell’immediato dopoguerra, antologizzati nel vol. I, si muovono all’interno di una cornice storica spesso presente sullo sfondo dei testi, cioè la perdita della libertà e il ricordo bruciante della guerra civile. Le risposte degli artisti sono varie: mesto patriottismo (Marcinkevicius), nichilismo (Mackus), simbolismo (Juškaitis), tenero intimismo autobiografico (Bogutaite), incontro panico e inquieto con la natura natia (Strielkunas) e molto altro. Man mano che la tragedia degli anni ’40 si allontana nel tempo, il mondo poetico degli autori si dilata a polemizzare con la modernità straniante (certo Geda, e altri) e nello stesso tempo si racchiude a esplorare l’io, come nelle liriche (bellissime) della Baliukone e della Miliauskaite e di altri poeti. Una sintesi delle voci è appunto impossibile, ma è evidente che Dini ha cercato di scegliere dei testi che caratterizzassero l’individualità degli autori. Come ho detto, Dini ha ricercato la chiarezza, sia nell’introduzione che nelle schede sintetiche agli autori: lo stesso deve dirsi della traduzione che accompagna i testi. La correttezza delle versioni è fuori discussione: Dini è del resto uno dei maggiori specialisti italiani delle letterature baltiche. Direi che l’antologista abbia per lo più rinunciato, in nome (appunto) della chiarezza, alla caratterizza- zione espressiva delle traduzioni, anche se si intravedono degli sforzi per comunicare lo stile dell’originale. Ma in generale ha prevalso, e direi a piena ragione, la necessità di informare il lettore, piuttosto che di affascinarlo con virtuosismi letterari.
Quando può, Dini cerca anche di riprodurre l’ordine delle parole dell’originale, direi principalmente al (lodevole) scopo di facilitare al lettore l’incontro con l’originale. Solo ad esempio: vol. I, 202 augo mokslo ir meno pirmi veikalai «crebbero d’arte e scienza le prove prime»: l’ordine italiano, un po’ aulico, mi sembra giustificato dal modello — a meno che anche in Strielkunas non si voglia contrapporre mokslas («scienza») e menas («arte») alla radice familiare va- gheggiata e che Dini non intenda appunto evidenziare quel contrasto; vol. II, 136 su- pasi jura «cullasi il mare».
Pochi i refusi e i (moderati) dissensi: I, p. 60: lege Kavafis. Sulla traduzione: I, p. 89 «luccica un albero da frutto», aggiungere «innevato» (apsnigtas); I, p. 214: è omessa la traduzione del distico Esu banga / nepasiekianti kranto «sono un’onda / che non raggiunge la riva»; II, p. 56 nusileidusi pakeli akmeni / slen- kscio iki debesu «disceso tu elevi la pietra / della soglia sino alle nubi»: direi forse «discesa sollevi la pietra / sino alla soglia delle nubi»: credo che si riferisca alla skaidri / ryto katedros gotika («tra- sparente / gotico d’una cattedrale mattu- tina»), che si eleva appunto sino al cielo; II, p. 96 širdies boruže, virpanti ant smilgos... «una coccinella del cuore che trema s’un filo d’erba»: direi forse «la coccinella del cuore», cioè il cuore che batte è paragonato a una coccinella; II, p. 112 dar / karta atsisuku, paskutini, koks ilgas / su- die «ancora / una volta mi rigiro, un ultimo e lungo / addio»: forse meglio «an- cora mi volto per l’ultima volta, che lungo addio»; II, p. 138 O neša, vis neša, žvaigždems pastumedamas širdi «O por- tami, e ancor mi porta, sospingendo stelle il cuore»: forse «ma lui mi conduce, mi conduce sempre, spingendo il cuore con le stelle».
Non è stato certo facile per Dini operare una selezione tra le moltissime liriche dei molti poeti lituani, ma il risultato è senz’altro felice: il lettore riceve un’immagine chiara di gran parte della poesia lituana contemporanea, meritevole da tempo di essere resa più nota al pubblico italiano.

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