Home-page - Numeri
Presentazione
Sezioni bibliografiche
Comitato scientifico
Contatti e indirizzi
Dépliant e cedola acquisti
Links
20 anni di Semicerchio. Indice 1-34
Norme redazionali e Codice Etico
The Journal
Bibliographical Sections
Advisory Board
Contacts & Address
Saggi e testi online
Poesia angloafricana
Poesia angloindiana
Poesia americana (USA)
Poesia araba
Poesia australiana
Poesia brasiliana
Poesia ceca
Poesia cinese
Poesia classica e medievale
Poesia coreana
Poesia finlandese
Poesia francese
Poesia giapponese
Poesia greca
Poesia inglese
Poesia inglese postcoloniale
Poesia iraniana
Poesia ispano-americana
Poesia italiana
Poesia lituana
Poesia macedone
Poesia portoghese
Poesia russa
Poesia serbo-croata
Poesia olandese
Poesia slovena
Poesia spagnola
Poesia tedesca
Poesia ungherese
Poesia in musica (Canzoni)
Comparatistica & Strumenti
Altre aree linguistiche
Visits since 10 July '98

« indietro

IN SEMICERCHIO, RIVISTA DI POESIA COMPARATA LXV (2021/2) pp. 116-117 (scarica il pdf)

GIOVANNI GIUDICI, Trentarighe. La collaborazione con «l’Unità» tra il 1993 e il 1997, a cura di Francesco Valese, San Cesario di Lecce, Manni, pp. 334, € 18,00.


Nel 1993 Giovanni Giudici sta ultimando il libro di versi che uscirà nell’autunno dello stesso anno per Garzanti, Quanto spera di campare Giovanni; ha appena concluso la collaborazione (1989-1992) con lo storico quotidiano genovese «Il Secolo XIX» per cui ha scritto di attualità e costume. Ha da poco licenziato la raccolta di “racconti sulla poesia”, Andare in Cina a piedi (e/o 1992). È tornato a vivere in Liguria già da tre anni, prima nei luoghi d’infanzia alle Grazie, poi alla Serra di Lerici, senza mai abbandonare del tutto la residenza milanese. Quello che l’autore inizia, o che ha già intrapreso, è il terzo e ultimo periodo di una riflessione in versi tutta assunta da una prospettiva tarda, dal personaggio di un senex in agostiniana auscultazione del presente tra memoria e attesa. La «nerezza» del decennio appena cominciato è fitta e lascia spazio a pochi lampi e barbagli, a una speranza sottile: l’Italia è quella di Tangentopoli, delle stragi di mafia, della tv spettacolo che porterà presto all’affermarsi di Silvio Berlusconi. È in questi frangenti che l’amica e complice dei «Quaderni piacentini», Grazia Cherchi, gli sottopone una nuova sfida: ripartire dalla pagina culturale de «l’Unità», e ripartire dai libri, dalla lettura che rende umani e consente l’ultima azione sociale necessaria. «Ma perché “Trentarighe”? Perché un giorno (mi sembra) del maggio 1993 a Grazia Cherchi che mi sollecitava a riprendere una collaborazione con l’Unità che, iniziata nel 1977, si era interrotta nei primi mesi del 1989, io avevo risposto che non avevo più voglia di scrivere sui giornali e […] che avrei potuto scrivere al massimo trenta righe» (p. 224). E renta, o giù di lì, sono quante escono con cadenza quasi settimanale sull’inserto «Libri» tra il maggio 1993 e il marzo 1997, per un totale di 154 articoli. «Uno dei propositi di questa rubrica? Dare spazio a qualcosa o a qualcuno che, secondo i parametri correnti, faccia poco notizia. E questo può darsi sia nel caso di un quadernetto di versi, sia in quello di uno scrittore diventato troppo “grande” e troppo “vecchio” perché si ritenga di doverne ribadire l’importanza» (p. 74): così Giudici presenta il lavoro in uno dei primi “Trentarighe”. L’editore Manni, nel decennale della morte di uno dei massimi autori del Novecento, gli rende omaggio raccogliendo per la prima volta un lavoro di autentica militanza che non si rivolge alla politica scellerata dei partiti e si spinge nella regione in cui le idee e il sentire comune prendono forma: la letteratura e, prima e dopo, la vita quotidiana. Nei primi articoli che Giudici pubblica per la rubrica si avverte l’urgenza di esprimere un orientamento, se non proprio una “poetica”: fare con la cronaca culturale ciò che si è tentato nella «vita in versi», esprimere sul campo la ricerca di una comunità, una religione, un legare insieme (re-ligare) sé e l’Altro. La familiarità di Giudici con la pubblicistica e, in particolare, con «l’Unità» risale a ben prima del 1993, e la storia del laboratorio dentro e fuori i “Trentarighe” è ben ricostruita da Simona Morando nel saggio che introduce il volume, e dal curatore Francesco Valese, che in Appendice pubblica gli articoli “fuori rubrica” usciti su «l’Unità» sempre tra gli anni 1993-1997. 
Giudici conduce il progetto dei “Trentarighe” secondo una foggia personalissima: ecco che presentare una nuova uscita o recuperare una lettura e un nome, un’immagine dal passato, narrare un aneddoto di vita quotidiana, diffondere frammenti autobiografici – e farlo attraverso la formula scorciata delle “trenta righe” – diventa l’occasione perché il particolare mostri il suo potenziale di meta-narrazione e si faccia anello di congiunzione tra la «piccola storia individuale» e la Storia, edificazione di un dialogo ancora possibile. Si prendano, come segmento campione, i primi due articoli della rubrica, quelli che vorrebbero da subito definire una direzione. La presentazione del libro di racconti Poche storie (Theoria 1993) di Sandra Petrignani viene filtrata attraverso un Leitmotiv del primo Giudici, il binomio di essere-dire, ripreso nelle raccolte poetiche (Quanto spera di campare Giovanni, Empie stelle, Eresia della sera) e prosastiche (Andare in Cina a piedi, Per forza e per amore) degli anni Novanta attraverso il binomio racconto-raccontato: «È difficile che un libro di racconti riesca […] ad attuarsi in una compatta omogeneità di tematiche e di stile da cui emergano un volto (per così dire) dell’Autore stesso e un’idea della concezione non si dirà “del mondo” ma dell’“esperienza” e dove il “non detto” riesca poi a prevalere sul “detto” e il “raccontato”, infine, sulla volontà (spesso pretesa) di “raccontare”» (p. 57). A seguire, il secondo "Trentarighe" si intitola Tanto va Pinocchio alla tangente… e, nel segnalare l’edizione del classico di Collodi appena uscita per Feltrinelli con il commento di Fernando Tempesti, l’autore rivela l’Italia marcescente della corruzione, senza rinunciare a una memoria personalissima (che coinvolge Pietro Nenni, Fernando Bandini, la Federazione socialista di Verona) accostata a un presente sempre più scuro, la «nerezza» che invade la trilogia in versi degli anni Novanta, ribadendo il legame a doppio filo che da sempre vincola, nel caso di Giudici, i due tavoli di lavoro poetico e giornalistico.
n prospettiva strettamente letteraria, alla presentazione di nuove voci del campo contemporaneo, più o meno sconosciute, si accostano le letture e le riletture, quelle dei poeti di nuova generazione (si pensi almeno a Eugenio De Signoribus, Maurizio Cucchi, Enrico Testa), quelle dei modelli (Dante, Eliot, Puškin, Kafka, Machado), dei maestri (specie Saba, Fortini, Noventa), il ricordo degli amici e degli interlocutori (come Caproni, Zanzotto, Sereni, Rosselli e Raboni). Le isotopie (che accomunano, ancora, poesia e prosa giornalistica) creano come dei percorsi interni di lettura del volume: a) la disillusione del «teleutente» che vede incarognirsi la politica interna tra politici-attori e attori-politici; b) la trovata ironica che sospende o esacerba l’amarezza del presente; c) la riflessione sulla lingua; d) l’interesse per l’immagine, la fotografia, il video; e) la mappatura del sistema editoriale che si affaccia al digitale, continuando un discorso di apocalisse culturale attivo almeno dalla Letteratura verso Hiroshima (1976); f) l’aneddoto brillante di autobiografia finzionale; g) la riflessione sul soggetto poetico. Ed è sui soggetti e sulle identità che Giudici chiude l’ultimo “Trentarighe” del 1997, Il vino nel bicchiere: saluta i lettori e i redattori dell’inserto «Libri» («ciao Antonella, ciao Bruno, ciao Oreste, ciao Walter, vi saluto con i vostri nomi») e si firma attraverso un io sintomaticamente stratificato nell’autocitazione di versi – da lui tradotti-riscritti – dell’Onegin di Puškin: «Beato chi lasciò il festino / Della vita senza bere / Tutto il vino del bicchiere, / Non lesse il suo romanzo fino | In fondo e seppe dirle addio / D’un tratto, come a Onegin io» (p. 225).
Il volume di Manni si porge come uno strumento importante per i futuri commenti all’opera di Giudici, reso prezioso dall’acribia di Valese che fornisce il regesto degli articoli corredandoli da note puntuali a sciogliere le allusioni più sotterranee, e al saggio introduttivo di Morando che interpreta e riconduce la storia dei “Trentarighe” a una poetica, a una storia dell’autore, alla Storia di quegli anni.


di Francesca Santucci

¬ top of page


Iniziative
9 dicembre 2023
Semicerchio in dibattito a "Più libri più liberi"

15 ottobre 2023
Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi

30 settembre 2023
Il saggio sulla Compagnia delle Poete presentato a Viareggio

11 settembre 2023
Presentazione di Semicerchio sulle traduzioni di Zanzotto

11 settembre 2023
Recensibili 2023

26 giugno 2023
Dante cinese e coreano, Dante spagnolo e francese, Dante disegnato

21 giugno 2023
Tandem. Dialoghi poetici a Bibliotecanova

6 maggio 2023
Blog sulla traduzione

9 gennaio 2023
Addio a Charles Simic

9 dicembre 2022
Semicerchio a "Più libri più liberi", Roma

15 ottobre 2022
Hodoeporica al Salon de la Revue di Parigi

19 settembre 2022
Poeti di "Semicerchio" presentano l'antologia ANIMALIA

13 maggio 2022
Carteggio Ripellino-Holan su Semicerchio. Roma 13 maggio

26 ottobre 2021
Nuovo premio ai traduttori di "Semicerchio"

16 ottobre 2021
Immaginare Dante. Università di Siena, 21 ottobre

11 ottobre 2021
La Divina Commedia nelle lingue orientali

8 ottobre 2021
Dante: riletture e traduzioni in lingua romanza. Firenze, Institut Français

21 settembre 2021
HODOEPORICA al Festival "Voci lontane Voci sorelle"

27 agosto 2021
Recensibili 2021

11 giugno 2021
Laboratorio Poesia in prosa

4 giugno 2021
Antologie europee di poesia giovane

28 maggio 2021
Le riviste in tempo di pandemia

28 maggio 2021
De Francesco: Laboratorio di traduzione da poesia barocca

21 maggio 2021
Jhumpa Lahiri intervistata da Antonella Francini

11 maggio 2021
Hodoeporica. Presentazione di "Semicerchio" 63 su Youtube

7 maggio 2021
Jorie Graham a dialogo con la sua traduttrice italiana

23 aprile 2021
La poesia di Franco Buffoni in spagnolo

16 aprile 2021
Filologia della canzone: presentazione di "Like a Rolling Stone" di M.G. Mossa

22 marzo 2021
Scuola aperta di Semicerchio aprile-giugno 2021

28 dicembre 2020
Bandi per collaborazione con Semicerchio e Centro I Deug-Su

20 novembre 2020
Pietro Tripodo Traduttore: presentazione online di Semicerchio 62

19 giugno 2020
Poesia russa: incontro finale del Virtual Lab di Semicerchio

1 giugno 2020
Call for papers: Semicerchio 63 "Gli ospiti del caso"

28 maggio 2020
Seminario di Andrea Sirotti sulla nuova Dickinson

22 maggio 2020
Seminario di Antonella Francini su AMY HEMPEL e LAUREN GROFF

30 aprile 2020
Laboratori digitali della Scuola Semicerchio

28 aprile 2020
Progetto di Riscrittura creativa della lirica trobadorica

» Archivio
 » Presentazione
 » Programmi in corso
 » Corsi precedenti
 » Statuto associazione
 » Scrittori e poeti
 » Blog
 » Forum
 » Audio e video lezioni
 » Materiali didattici
Editore
Pacini Editore
Distributore
PDE
Semicerchio è pubblicata col patrocinio del Dipartimento di Teoria e Documentazione delle Tradizioni Culturali dell'Università di Siena viale Cittadini 33, 52100 Arezzo, tel. +39-0575.926314, fax +39-0575.926312
web design: Gianni Cicali

Semicerchio, piazza Leopoldo 9, 50134 Firenze - tel./fax +39 055 495398