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FRANCO FORTINI, Foglio di via e altri versi, edizione critica e commentata, a cura di Bernardo De Luca, Macerata, Quodlibet, 2018, pp. 367, € 26,00.  

L’edizione critica e commentata di Foglio di via e altri versi di Franco Fortini curata da Bernardo De Luca è un lavoro importante. Anzitutto perché inizia a riempire una lacuna durata troppo a lungo. Unico dei poeti italiani maggiori del suo tempo, di Fortini ancora mancavano sia un’edizione critica integrale, sia un commento, fosse pure antologico. Sul versante della filologia si avevano quantomeno le prove di apparato condotte su singoli testi comparse su «L’ospite ingrato», la rivista del Centro Fortini di Siena. Nulla, comunque sia, in confronto agli strumenti esistenti per Sereni, Bertolucci, Caproni, Luzi o Zanzotto.
Del resto, tutta l’opera fortiniana sembrava da tempo avviata a una sorta di oblio (da alcuni ricondotto a un tentativo di censura della sua alta valenza politica). Ciò nonostante il Centro abbia dedicato un impegno continuo alla diffusione del lavoro dell’autore e alla valorizzazione dei materiali d’archivio del Fondo Fortini. Nel 1985 Romano Luperini scriveva del poeta: «Comincia appena ora il suo momento». Invece ancora non troppi anni fa le poesie di Fortini risultavano pressoché introvabili. Chi avesse voluto disporre per intero della sua opera in versi avrebbe dovuto rivolgersi al consuntivo Una volta per sempre. Poesie 1938-1973, che includeva le prime quattro raccolte fortiniane: giustappunto Foglio di via; Poesia e errore; l’eponima Una volta per sempre e Questo muro. Un volume non ristampato più dal 1987. Sarebbero in ogni caso mancate le ultime due sillogi organiche messe a punto da Fortini, Paesaggio con serpente e Composita solvantur, oltre che l’antefatto dei Versi primi e distanti recuperati dal poeta e le Poesie inedite pubblicate postume da Pier Vincenzo Mengaldo.
Questo vuoto editoriale ha avuto fine solo nel 2014, in concomitanza dei vent’anni dalla morte dell’autore, con la provvidenziale uscita di un «Oscar poesia » dedicato a Tutte le poesie fortiniane a cura di Luca Lenzini. In un’intervista seguita alla pubblicazione del tomo era di conseguenza naturale che venisse domandato al curatore se per la poesia di Fortini iniziasse allora una stagione favorevole. «Me lo auguro», rispondeva Lenzini. Ma proseguiva: «ci vorrà tempo, ancora, perché [...] si compia un rischiaramento del potenziale che» Fortini «ha dissimulato in ogni singolo verso [...] intanto i versi circolino cosi, ancora per un po’, senza commenti, senza apparati, in un grosso paperback; ostici spesso, refrattari a ogni connivenza equivoca o compiacente, ma fermi nella loro attesa, nel loro esilio». Un’attesa e un esilio che, prolungando l’onda delle numerose iniziative del centenario della nascita di Fortini caduto nel 2017, De Luca ha finalmente interrotto. Giusto di qui uno dei considerevoli meriti dell’edizione. E benemerenza va senz’altro riconosciuta anche a Quodlibet, ormai specializzato in cose fortiniane (ad esempio ha di recente riportato in libreria, a cura di Sabatino Peluso e con uno scritto di Matteo Marchesini, Dieci inverni. 1947- 1957. Contributi ad un discorso socialista, il primo, capitale volume di saggi di Fortini). Con Foglio di via l’editore di Macerata inaugura, in una veste grafica chiara ed elegante, una nuova serie di «Fonti e commenti» che ci si augura prospera.
Venendo nel dettaglio alla curatela di De Luca, il volume (frutto di una ricerca dottorale svolta all’Università degli Studi di Napoli Federico II) si apre con un ricco saggio introduttivo in sei paragrafi. Trattano rispettivamente della genesi del libro; della struttura macrotestuale cui rispondono le tre sezioni della raccolta; dei temi e delle forme, in equilibrio tra gli influssi provenienti dal contesto ermetico fiorentino, la possibilità mai davvero realizzata di una poesia neorealista e il formarsi della poetica classicista che contraddistinguerà il Fortini maturo; delle fonti, con particolare rilievo attribuito al magistero del Montale delle Occasioni; della metrica, analizzata sulla scorta dei saggi fortiniani in materia; e della fortuna di Foglio di via e della poesia di Fortini in genere presso i poeti contemporanei. L’adozione di un impianto simile, che ricorda da vicino quello dei capitoli delle Opere della Letteratura italiana Einaudi, si rivela molto efficace per vagliare in via preliminare i diversi aspetti del libro e tiene in giusta considerazione anche il fatto che, nel presentare l’opera di un autore come Fortini a un pubblico auspicabilmente non composto da soli specialisti, sia necessario fissarne da subito le coordinate essenziali. Coordinate che anticipano le principali traiettorie del commento. Indicano difatti una serie di punti poi ripresi nei cappelli introduttivi e nelle note ai singoli testi, le quali hanno il pregio di riuscire esaustive senza cedere a quell’‘ansia di totalizzazione’ che talvolta coglie i commentatori.
Di singolare interesse la parte iniziale dell’introduzione, intitolata «Foglio di via ovvero la poesia dellevento». Qui viene appunto ricostruito il contesto di elaborazione della silloge. Le liriche di Foglio di via, pubblicato per la prima volta nel 1946 ma più volte rimaneggiato dall’autore, sono scritte quasi tutte negli anni della Seconda guerra mondiale; in particolare dopo l’Armistizio, quando il tenente di complemento Franco Lattes trova rifugio a Zurigo. De Luca consiglia quindi di situarli in un «quadro dal respiro europeo» (p. 10), anche perché durante l’esilio svizzero Fortini ha modo di leggere e tradurre i poeti della Resistenza francese, dai quali apprenderebbe «un modo di fare poesia radicalmente diverso da quanto aveva scritto lui stesso negli anni precedenti » (ibid.). I moventi del libro sono dunque esaminati alla luce di un articolo di Jean Starobinski, Introduction a la poesie de levenement, del 1943, che Fortini, entrato in contatto epistolare con il critico ginevrino nei mesi trascorsi in Svizzera, aveva probabilmente letto. De Luca constata come «il progetto poetico complessivo» di Foglio di via «corrisponda alle linee direttrici tracciate da Starobinski» (p. 12), il quale nel suo saggio sosteneva che il ruolo del poeta davanti alla tragedia della storia dovrebbe essere quello di conferire all’evento storico la qualità di evento interiore. è invero lo stesso Fortini, nella prefazione del 1967 alla seconda edizione di Foglio di via (un testo riprodotto in un’appendice al volume), a individuare il soggetto della raccolta nella «relazione fra la propria individualità [...] e grandi eventi collettivi» (p. 313).
L’attenzione debitamente riservata ai momenti istaurativi del libro porta il curatore a compiere in sede di edizione critica una scelta che merita di essere discussa. De Luca adotta come testo base Foglio di via del ’46. Nei non molti casi di liriche delle quali sia conservata una redazione autografa o che abbiano una stampa in rivista antecedente a quella in volume è contemplata anche una fascia genetica. Altrimenti si ha (in calce alle poesie, con la descrizione dei testimoni rinviata a una Nota al testo, e perciò di agile consultazione) un apparato evolutivo che tiene conto delle varianti sostanziali e di forma introdotte nelle edizioni successive alla prima. La raccolta viene da principio rifusa secondo un ordine cronologico nelle tre sezioni iniziali di Poesia ed errore 1937-1957, del 1959, dopodiché, come accennato, e ristampata autonomamente in edizione riveduta nel ’67 e infine confluisce in Una volta per sempre del 1978, mantenendo lo status di silloge indipendente. Numerose poesie di Foglio di via vengono inoltre accolte nell’antologia d’autore dei Versi scelti del 1990; mentre i testi esclusi nel passaggio da una forma all’altra del libro si ritrovano tra i Versi primi e distanti (viceversa De Luca riunisce in un’appendice i componimenti aggiunti in seconda battuta da Fortini).
Ora, la preferenza per la prima stampa di Foglio di via potrebbe apparire problematica da più di un punto di vista. Il testo del ’46 non corrisponde all’ultima volontà dell’autore, rappresentata da Una volta per sempre del ’78 e, per i testi che vi figurano, da Versi scelti. Quel testimone nemmeno detiene un eminente ‘prestigio storico’, accordabile semmai all’edizione del ’67, per differenti ragioni meglio assimilata dalla tradizione. Il Foglio di via di De Luca non è poi l’opera che interagisce con il macrotesto complessivo di Tutte le poesie di Fortini. Nella Nota al testo il curatore tuttavia motiva con argomenti convincenti la sua decisione, rivendicandola come un gesto critico teso a recuperare, con il conforto della disponibilità nell’«Oscar poesia» del testo conforme all’ultima volontà di Fortini, «la fisionomia originale del libro» e a ripresentare in questo modo «un percorso poetico e interiore in parte oscurato dalle successive scelte d’autore e racchiuso, invece, nella disposizione e selezione dei testi cosi come apparse nel ’46» (p. 52).
In definitiva, il lavoro di De Luca si propone quale viatico formidabile alla lettura e allo studio di Foglio di via. Per quanto concerne l’edizione critica si sarebbe certo anche potuto considerare di mettere a testo la lezione di Una volta per sempre del ’78, ma la soluzione del curatore ha il vantaggio di restituirci, con un’operazione di grande valore storico-documentario, il libro in una «fisionomia poetica più vicina all’immagine esordiale di Fortini» (p. 17). D’altra parte il lettore di professione interessato a seguire l’evoluzione e il riordinamento dei testi nelle versioni posteriori riuscirà a farlo con facilita in un apparato di estrema chiarezza, nelle appendici e in un’utile Tavola di concordanza degli indici delle varie edizioni. Con questa curatela dovranno inevitabilmente misurarsi i curatori futuri degli altri libri di poesia di Fortini. E si tratterà di un confronto che non potrà che giovare agli studi fortiniani, al cui rilancio l’edizione critica e commentata di Foglio di via e altri versi fornisce un contributo essenziale. Che comici appena ora il momento di Fortini?

(Michel Cattaneo)

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