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MARIJA STEPANOVA Spogliatoio femminile. Poesia e prosa 2001-2015 cura e traduzione di Claudia Scandura, Roma Gattomerlino/Superstripes, 2017, pp. 112 € 12,00.  

In: Semicerchio LVIII-LIX (2018/1-2) ECOPOETRY. Poesia del degrado ambientale pp. 150 - 151    


Il volumetto di versi di Marija Stepanova Spogliatoio femminile. Poesia e prosa 2001-2015, costituisce il terzo volume della serie “I poeti della Fondazione Brodskij” dell’editore romano “Gattomerlino”. Anche questo titolo, come i precedenti, dedicati a Sergej Gandlevskij e Elena Fanajlova, è a cura di Claudia Scandura, che anni orsono curò anche una bella antologia in russo delle opere dei vari poeti ospiti a Roma della Fondazione Joseph Brodsky.
Marija Stepanova è una delle voci più interessanti nell’attuale panorama letterario russo e un suo recentissimo libro, In memoria della memoria, nato dal progetto di riscrivere la storia del XX secolo sulla base della storia della propria famiglia, ha ottenuto un buon successo di pubblico e critica.
La bella silloge con i testi originali a fronte proposta da Claudia Scandura rivela al lettore italiano un’autrice originale e allo stesso tempo capace di assimilare e riproporre i toni e le atmosfere della grande tradizione poetica nazionale.
Già nelle ballate del primo ciclo, I canti dei meridionali del nord (2001), che, nota Claudia Scandura, “possono essere letti anche come sketch, brevi sceneggiature”, si notano reminiscenze dalla tradizione romantica e allo stesso tempo da quella della poesia dei bardi dell’epoca del disgelo, da Galicˇ a Vysockij. Nei suoi componimenti la Stepanova crea complesse trame narrative supportate da un arduo concatenamento di immagini allusive, sostenute da un linguaggio che attinge ai diversi registri del quotidiano (si vedano le ballate Il pilota e Il fuggiasco) e che poi si sviluppa anche in un elegante gioco di etimologie e assonanze. A questa vitalità espressiva fa da contraltare un rigore metrico che tende a incastonare il fluire della narrazione in strutture tradizionali come le sestine, le terzine e la strofa di dieci versi della poesia panegiristica settecentesca. Da qui uno specifico effetto di dinamismo deformante cui corrisponde una inusitata e prorompente energia di un ricordare visionario e collettivo nella ricostruzione del passato. Si potrebbe pensare anche a una cosciente trasgressione dei collegamenti tematici tradizionali delle forme poetiche al fine di mettere a nudo il carattere in fieri, incompiuto, dell’io lirico.
Tale tendenza non è evidente solo nel genere della ballata, ma anche nella lirica (la poesia della Stepanova si articola in testi narrativi, liro-epici e ballate, da un lato, e testi propriamente lirici, dall’altro). Il critico Dmitrij Bak ha parlato di uno specifico “denudamento dei nuclei semantici” alla ricerca di proto-immagini, antecedenti, eidos emotivi della tradizione poetica russa in un processo disgregativo di atomizzazione dell’espressione iconico-verbale.
Tale processo è evidente nel ciclo Fisiologia e piccola storia, dove il tema della memoria, centrale in tutta l’opera della poetessa, acquista una ricchezza di intonazioni e variazioni, grazie anche alla spezzatura del principio narrativo, all’inserimento di forme gergali, all’irrompere della quotidianità e alla riproposta mutevolezza dei riferimenti dell’io lirico. La chiarezza espositiva è come nascosta dallo scorrere della coscienza, ma la concretezza dei concetti è mantenuta pur in una trasformazione delle corrispondenze, delle dimensioni. Il profondo interesse per i tratti fisiologici, per la materialità, è contrapposto all’esigenza di una piena libertà di trasposizione che spinge l’io lirico alla metamorfosi, alla relatività dei riferimenti, dei riconoscimenti e delle agnizioni. Del mondo materiale rimane il ricordo, e del ricordo il suono, la voce. A questo tema è dedicata la sezione Quattro opere e due poesie (desunta da una raccolta intitolata Kireevskij, il celebre folclorista del XIX secolo, raccoglitore di canti popolari russi), nella quale risuonano, a mo’ di canto, le voci dei morti (le opere sono Carmen, Aida, Fidelio e Ifigenia in Aulide). Il volume si conclude con un breve testo prosastico intitolato, – e per noi italiani il pensiero va subito al Foscolo, – Davanti ai sepolcri. Il breve scritto che fa riferimento al saggio di W.G. Sebald Campo Santo, si conclude con un breve excursus nel Cimitero Acattolico di Roma alle cui lapidi è offerta l’opportunità di parlare.
Il tema dell’essere e del non essere è centrale in tutta la produzione della Stepanova. Claudia Scandura intitola il suo saggio introduttivo Dal punto di vista del non essere, e nota come la poetessa definisca la poesia “orazione funebre pronunciata ai propri funerali”. Questa disincantata e, allo stesso tempo, tragica “leggerezza del non essere” attribuisce alle testimonianze di vita dell’io lirico, alle situazioni, al mondo circostante e alla memoria che tutto riproduce, una inusuale concretezza emotiva e artistica.


(Stefano Garzonio)

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