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« indietro In Zanzotto e le lingue altre, Semicerchio LXVIII, pp. 120-121.
L’uscita in due volumi delle opere poetiche di Marie Krysinska (1857-1908) segna un punto di svolta per la storia letteraria del secondo Ottocento francese. Editi da Honoré Champion sotto la direzione di Florence Goulesque e Seth Whidden, i due volumi sono pensati come i due tasselli iniziali di un’ambiziosa operazione editoriale che mira a pubblicare la prima edizione critica completa dell’opera dell’autrice. Personaggio complesso e poliedrico, autrice e musicista, Marie Krysinska non offre al suo pubblico solo tre innovative raccolte di poesia (Rythmes pittoresques, Joies errantes e Intermèdes), ma lascia ai suoi lettori anche diversi romanzi, oltre che racconti, saggi critici e materiale musicale di varia natura. Di fronte a una tale mole documentalistica, gli editori hanno ritenuto di dividere il materiale in tre sezioni: la prima raccoglie la poesia, la seconda la prosa, la terza gli scritti miscellanei e le partiture musicali. Dopo avere pubblicato l’opera poetica nell’estate dello scorso anno, la casa editrice parigina si appresta a immettere sul mercato l’opera in prosa, la cui uscita è verosimilmente attesa per l’estate di quest’anno. Se da una parte quest’edizione delle opere krysinskiane era molto attesa, dall’altra essa porta a interrogarsi sullo scarso interesse che la critica letteraria francese ha dedicato all’autrice, la quale ha dovuto attendere più di un secolo dalla sua morte per ottenere un riconoscimento letterario. La prova di questa mancata attenzione si ritrova nelle giovani e scarse contribuzioni critiche: le più vecchie, infatti, risalgono a non più di un ventennio fa. La prima a tentare una monografia su Krysinska è Florence Goulesque che nel 2001 pubblica Une femme poète symboliste, Marie Krysinska, la calliope du Chat Noir. Due anni dopo le fa seguito Seth Whidden che cura la prima edizione critica dei Rythmes pittoresques (University of Exeter Press, 2003). A questi lavori pionieristici, nel 2008 segue un convegno in onore del centenario della morte dell’autrice che vede gli interventi raccolti in un’opera collettanea: Marie Krysinska (1857-1908), Innovations poétiques et combats littéraires (PU Saint-Etienne, 2010). Tre anni dopo Whidden presenta una selezione di poesie e riflessioni della stessa Krysinska in una monografia dal titolo Poèmes choisis suivis d’Etudes critiques (PU Saint-Etienne, 2013). A quasi dieci anni di distanza dall’ultimo intervento critico, questa pubblicazione interrompe un silenzio fin troppo duraturo per gli studiosi della letteratura fin-de-siècle e non solo. Il primo dei due volumi si apre con una ricca introduzione a cura dei due editori (pp. 7-26) che si propone come un «bref tour d’horizon, nécessairement incomplet, à la fois de l’oeuvre de Marie Krysinska et des recherches internationales récentes la concernant» (p. 25). Proprio come i versi di Krysinska, queste pagine hanno il pregio della chiarezza, presentando lo stato dell’arte in maniera tutt’altro che incompleta. L’introduzione lascia subito spazio alla prima raccolta krysinskiana – Rythmes pittoresques – che si apre con una prefazione a cura di Seth Whidden (pp. 29-39), dove sono esposte la situazione storica in cui si colloca la raccolta e la poetica che ne orienta le scelte. In un primo momento, l’autore fornisce diverse informazioni sull’editore e sul prefatore, per poi addentrarsi in alcune riflessioni sul verso libero. In un secondo momento, Whidden passa in rassegna il titolo della raccolta, le varie sezioni, i rimandi all’estetica simbolista, la scelta delle forme poetiche e l’importanza dell’aspetto protofemminista. Accessibili e concise, queste pagine possono essere integrate consultando la prefazione alla vecchia edizione dell’opera, curata sempre da Whidden, soprattutto attraverso la lettura del capitolo dedicato alla storia del vers libre (pp. 10-19). Seguono gli apparati, che attingono all’edizione precedente, riprendendone in larga parte struttura e contenuti. Il curatore presenta poi un annuncio di pubblicazione dei Rythmes pittoresques insieme a diverse recensioni della raccolta – di cui una inedita – per poi terminare con l’esposizione delle varianti e delle note. Queste ultime non offrono tanto un commento al testo quanto informazioni su un’eventuale prima pubblicazione in rivista e una gradita presentazione dei vari destinatari delle poesie di Krysinska, che si rivelano spesso personalità di fine secolo secondarie e poco documentate. Sempre nel primo volume, ai Rythmes pittoresques seguono le Joies errantes,seconda raccolta krysinskiana presentatada Yann Frémy in una più che generosaprefazione (pp. 193 215). Mentreuna prima parte delle pagine è dedicataall’esposizione della poetica dell’autrice,in una seconda parte trovano spazio riflessionisulla strutturazione delle sezionidella raccolta. La poetica della «calliopedello Chat Noir» è indagata sotto numerosiaspetti: Frémy analizza in apertura lascelta dei temi trattati nelle Joies, soffermandosisulla «forte veine féminine quiconstitue l’incontestable ligne de forcedu recueil» (p. 195) e introducendo l’importanzadell’aspetto musicale. A questeprime riflessioni seguono considerazionisul linguaggio anti-ermetico krysinskiano,basato sui principi della chiarezza edella semplicità, e sul «lyrisme réinventé»dell’autrice (p. 199). La seconda partedella prefazione di Frémy è intesa a dimostrarela coerenza e l’unità narrativa dellaraccolta: si mette in evidenza come allesingole sezioni presieda un’unica logicastrutturante. Nel complesso ci si trova difronte a una fine analisi poetica che rendeconto di temi, modi e stili e che si offrecome un’ottima guida per accompagnarela lettura dei versi di Krysinska. In appendicea questa seconda raccolta trovanospazio cinque recensioni, a cui si accompagnanole varianti testuali e le note.Queste riprendono il modello proposto daWhidden presentando per lo più dettaglisulla prima pubblicazione in rivista e chiarimentisui dedicatari delle poesie. Chiudonoil primo volume una più che apprezzabilebibliografia aggiornata e un indicedei nomi per facilitare la consultazione. All’ultima e più corposa raccolta di Marie Krysinska – Intermèdes – è dedicato tutto il secondo volume delle opere complete, curato da Laurent Robert e Darci Gardner. Quest’ultima firma anche una corposa prefazione (pp. 9-27) che si snoda lungo due temi principali: l’importanza delle figure femminili e l’interartisticità dei versi krysinskiani. Nel primo capitolo, Gardner dimostra come i testi che trattano di personaggi femminili siano più progressisti rispetto alle poesie a tematica similare delle due raccolte precedenti, rendendo così queste rappresentazioni «féministes à bien des égards» (p. 13). Nel secondo capitolo, si analizza la co-presenza di più forme d’arte nei versi di Krysinska, con particolare riguardo alla danza e alla musica, e si mostra come tale commistione attinga la sua forza tanto dalla cultura dei cabaret di Montmartre quanto dall’estetica simbolista. Abbondante non è solo la prefazione, ma anche l’apparato critico offerto in chiusura del volume. Dopo la trascrizione dell’annuncio di pubblicazione e di alcune recensioni, le curatrici dedicano oltre settanta pagine alla presentazione delle varianti e delle note, che spiccano per qualità e generosità. Oltre a delucidazioni in merito alle prime pubblicazioni in rivista, i versi di Krysinska sono accompagnati da commenti e interpretazioni che ne facilitano la lettura. Anche in questo caso, un utile index nominum chiude la raccolta. In conclusione, i primi due volumi delle opere complete di Marie Krysinska si presentano come un’edizione molto accurata che riesce nell’intento di essere d’ausilio a chi si avvicina per la prima volta ai versi dell’autrice e vi ricerca una lettura introduttiva. Al tempo stesso, coloro che si occupanogià dei versi krysinskiani potranno beneficiare di un’edizione di riferimento comune chiara e completa, con numerose note e varianti testuali, che permetterà di non scomodarsi più nell’utilizzo delle edizioni originali reperibili online. La speranza è che un’operazione editoriale di questo spessore porti finalmente gli specialisti del secondo Ottocento francese a conoscere più da vicino l’opera di un’autrice posta ingiustamente al margine della storia letteraria. Il ruolo chiave di Krysinska nell’espansione del verso libero, il trattamento moderno dell’universo femminile e la commistione interartistica presente nei suoi versi sono solo alcune delle tante ragioni per cui un incontro con la sua poesia è consigliato a ogni appassionato della cultura di fine secolo. Queste premesse non possono che farci ben sperare riguardo ad una prossima pubblicazione delle prose krysinskiane. (Francesco Vignoli) (Università degli Studi di Firenze) ¬ top of page |
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