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« indietro In Zanzotto e le lingue altre, Semicerchio LXVIII, pp. 143-146.
Nonostante i pregiudizi classicisti di cui è stata oggetto fino alla metà del XX secolo, la trasposizione in forma poetica dei contenuti scritturali costituisce, tra Tarda Antichità e Medioevo, uno dei filoni più prolifici della letteratura occidentale, tanto da essere stata definita da Herzog come il terzo ciclo epico dopo quello omerico e quello arturiano (Reinhart Herzog, Die Bibelepik der lateinischen Spätantike. Formgeschichte einer erbaulichen Gattung, München, Wilhelm Fink Verlag, 1975). Il congresso tenutosi a Strasburgo tra il 25 e il 27 gennaio 2018 ha contribuito a gettare nuova luce sull’importanza socio-culturale della poesia cristiana di argomento biblico come mezzo di divulgazione della speculazione teologica tra i rudes e, di conseguenza, sulla necessità di un’analisi attenta dei rapporti che vi intercorrono tra forma poetica e contenuto esegetico. Il presente volume costituisce la raccolta degli interventi proposti al convegno in risposta a questa esigenza. Gli articoli dei 33 relatori (per cui si utilizza principalmente in francese, con un più raro ricorso all’inglese e un solo caso di tedesco) sono organizzati secondo un criterio diacronico che risulta in una suddivisione in tre blocchi del testo: “The Greek-Latin Biblical Epic in Late Antiquity”; “Biblical Poetry and Theological Aims in other Poetic Genres beetween Late Antiquity and the Middle Ages”; “The Versification of the Bible in the Latin West in the Middle Age”. Questa organizzazione consente una valutazione del significato dottrinale e del ruolo che le composizioni di argomento biblico hanno giocato nello sviluppo della teologia cristiana nel corso del tempo, dalla tarda antichità al Medioevo. L’obiettivo dichiarato da Michele Cutino nell’introduzione è infatti quello di supplire, con uno studio scientifico globale, alla mancanza di una riflessione organica su «the very legitimacy of calling Christian poets true theologians» (p. VI). La grande varietà di testi, poeti e problemi presentati nel corso del volume fornisce un’ottima panoramica sull’argomento, sebbene pochi siano i contributi di più ampio respiro che fungano da ricapitolazione per il lettore in cerca di una visione d’insieme. Si segnalano in questo senso i contributi di Michele Cutino e Francesco Stella, rispettivamente nella prima e terza parte del libro. Cutino (Fictions poétiques et verités bibliques dans les réécritures vétéro et néotestamentaires en vers. Questions méthodologiques) si interessa specificamente al rapporto tra finzione poetica e verità biblica, uno dei maggiori ostacoli riscontrati dalla poesia cristiana nel suo cammino di affermazione. Le dichiarazioni programmatiche dei primi autori tendono infatti a sottolineare un’ispirazione prettamente scritturale e a prendere una posizione netta contro la licentia mentiendi oraziana. Ciononostante i poeti cristiani si approcciano all’immaginario della poesia profana e lo inseriscono coscientemente nella finzione letteraria. In questo senso un tema privilegiato è quello della ‘preistoria dell’umanità’, dove si individua uno ‘spazio neutro’ per il reimpiego legittimo del topos classico della decadenza del genere umano. Stella (Théologie de la poésie entre Scholastique et Humanisme) analizza gli effetti dell’interdizione sancita dal Decretum Gratiani sullo statuto della poesia in età scolastica. Dall’esame delle summae del XIII secolo emerge la presenza di due posizioni principali: l’una, che si rifà allo pseudo-Areopagita, supporta un’analogia tra poesia e teologia; l’altra, agostiniana, sottolinea la loro incompatibilità. Il panorama cambia in età preumanistica con Albertino Mussato, che si muove nella direzione di una sacralizzazione della poesia. Nella sua querelle con Giovannino da Mantova, tuttavia, il tema della produzione biblica in versi emerge solo occasionalmente, nonostante a livello teorico costituisca una risposta al problema del contenuto di verità sollevato dalla poesia. La prima parte del volume presenta dunque 12 contributi relativi al genere epico-biblico nella Tarda Antichità, con un interesse prevalente per il mondo latino: l’orizzonte greco è rappresentato solamente da Nonno di Panopoli. La panoramica sugli autori è ampia (Giovenco, pseudo-Cipriano, Sedulio, Avito, Draconzio, Aratore, Severo) e il tema del rapporto poesia-esegesi emerge ripetutamente nella trattazione dei singoli casi presi in esame. Con Sylvie Labarre (La réécriture des récits bibliques de guérison chez le poètes latins du IVe au VIe siecle) – che analizza le riscritture dei miracoli di guarigione di Cristo e degli Apostoli nei differenti generi poetici – è bene ricordare che «les poètes laissent aux exégètes les débats de spécialistes pour traduire sur le plan littéraire et esthétique les thèmes majeurs de l’initiation chrétienne» (p. 50): se anche i poeti introducono una forma di commento, difficilmente prendono parte ai dibattiti teologici. D’altro canto l’esegesi entra a far parte della narrativa biblica in maniera graduale, manifestandosi dapprima in Sedulio. Michael Roberts (Narrative and Exegesis in Sedulius’ «Carmen paschale») dimostra come l’inserzione di dettagli esegetici nel Carmen Paschale sia condotta in conformità con l’idea di Cicerone che la narrativa storica debba affrontare cause, scopi e motivi degli accadimenti; tono più dottrinale caratterizza invece l’Opus Paschale. L’epica biblica di Avito è oggetto dell’intervento di Nicole Hecquet-Noti (L’auteur et son public. Les différentes lectures de l’épopée biblique selon Avit de Vienne) la quale, nell’esaminare le due ekphraseis del giardino dell’Eden e del Diluvio universale, getta luce sul duplice scopo del De spiritalis historiae gestis: non solo mostrare l’abilità retorica del suo autore, ma anche trasmettere l’insegnamento cristiano al pubblico dei literati dell’aristocrazia gallo-romana. Sul rapporto tra Avito e Draconzio si appuntano le osservazioni di Luciana Furbetta (Avit de Vienne et Dracontius en rapport. ‘Chanter’ et ‘expliquer’ la Bible entre formation scolaire et création poétique) che, nel sottolineare il diverso approccio a livello tematico ed esegetico dei due poeti alla descrizione del paradiso e alla parabola di Lazzaro e del ricco epulone, nega la possibilità di una dipendenza diretta dell’Historia spiritalis dalle Laudes Dei e ipotizzaal più un influsso draconziano nella fase direvisione del poema per la pubblicazionedefinitiva. L’opera di Aratore è inquadratanel contesto dottrinale della Chiesa dimetà VI secolo dall’intervento di BrunoBureau (L’autorité apostolique à travers les discours de l’«Historia Apostolica» d’Arator):l’epicizzazione delle figure di Pietroe Paolo attraverso un rimaneggiamentodei loro discorsi ne mette in luce l’autoritàapostolica e consente al poeta una sortadi translatio imperii dalla Roma dei Cesaria quella dei successori di Pietro. In questomodo Aratore «qui est en réalité plusun exégète qu’un conteur, parachève (…)l’évolution du genre de l’épopée bibliquevers une forme versifiée d’homilétique».Ciononostante, non tutti i poeti successivifanno del commento il fulcro delleloro opere, come mostrano i contributi diRenaud Lestrade e Franca Ela Consolino.Lestrade (Usage des sources poétiques classiques et perspectives “théologiques” dans l’«Heptateuchos» de Cyprien le Gaulois (Ves.)), nel prendere in esamel’apparato ornamentale dell’Eptateuchos e l’origine classica dei prestiti poetici, evidenziala sobrietà priva di dichiarazionid’intenti, notazioni esegetiche e speculazioniteoretiche del poema che sembraricondurre il suo autore a un contestoscolastico di relativa ignoranza in ambitoteologico, garante di un approccioalla Bibbia fortemente personale. Consolinonel suo Severus (of Malaga?) and Narrative Construction. The Healing of Bartimaeus (VIII,119-153), a partire dall’analisidel passo della guarigione del ciecoBartimeo, mostra la riluttanza di Severo alvenir meno alla lettera scritturale. Al contemponota che l’ammissione da partedel poeta stesso di una scarsa presenzadi digressioni esegetiche nella sua operadimostra come «exegesis had become adistinctive trait of the Bibelepik tradition –one that could be inescapable for the poets» (p. 101). Dello stesso avviso DonatoDe Gianni, che colloca tuttavia Severo dallato opposto della linea evolutiva rispettoal grado zero dell’esegesi rappresentatoda Giovenco. De Gianni, con il suo contributodal titolo Four Variations on the Theme. “The Withered Fig Tree” (Mc 11.12- 14: 20-25; Mt 21.18-22) in Juvencus, Sedulius, Avitus of Vienne and Severus of Malaga (?), supplisce alla necessità di una visione comparata che metta insieme i dati raccolti all’interno della sezione sui vari autori. Chiudono la prima parte del volume tre interventi relativi alla Parafrasi del Vangelo di Giovanni di Nonno che sottolineano alcuni echi classici presenti nella resa della narrazione biblica fatta dal poeta di Panopoli. Filip Doroszewski (Dieu rejété, Dieu triomphant. Réception des «Bacchantes» d’Euripide dans la «Paraphrase de l’évangile de Saint Jean» de Nonnos de Panopolis) illustra la presenza delle Baccanti negli episodi delle Nozze di Cana, della Festa dei Tabernacoli e dell’incontro di Gesù con Marta e Maria in Betania. Salvatore Costanza (Voices, Hearing and Acoustic Ephipahny in Nonnus’ «Paraphrase of St. John’s Gospel) rimarca l’ascendenza greca dell’enfasi posta da Nonno sui dettagli uditivi nella rivelazione di Cristo come Messia: la manifestazione uditoria come mezzo privilegiato di accesso al divino è elemento tipico della tradizione epica e mistico-orfica greca. Arianna Rotondo (Salut et prophéties messiniques dans le septième chant de la «Paraphrase» de Nonnos de Panopolis), infine, attraverso l’analisi degli elementi esegetici fondanti della struttura teologica dell’opera fornisce una prospettiva sulla visione della fede cristiana in Nonno come atto di ricezione. La seconda sezione del volume si occupa della relazione poesia-teologia al di fuori del genere epico tra la Tarda Antichità e il Medioevo: sono presi in esame inni, protrettici, centoni, poesie di lode, poesie apologetiche. Un primo intervento di Gianfranco Agosti (La poésie biblique grecque en Egypte au IVe siècle. Enjeux littéraires et théologiques) si sofferma su alcuni poemi conservati in un codice papiraceo della Bodmer library e dimostra la presenza in Egitto di una produzione a tema biblico anteriore alla stagione dell’epica di V secolo. In questi sette poemi si riscontrano dei primi esempi di parafrasi che mostrano una consapevolezza delle questioni teologiche e letterarie sollevate dal genere. La presenza dei due contributi successivi sembra seguire un criterio di continuità linguistica: oggetto della trattazione sono infatti i centoni omerici, normalmente etichettati come epica biblica e, di conseguenza, più legati alla prima parte del volume. Anna Lefteratou (Deux chemins d’apprentissage. Le didactisme dans les Centons homériques) esplora iprimi 70 versi dell’opera di Eudocia mettendoin luce la presenza, nella descrizionedel Paradiso, di due narratori – l’unoesterno (che parla nel Prologo), l’altrointerno (Satana) – che esemplificano dueattitudini didattiche opposte – l’una istruttiva,l’altra persuasiva. Gabriella Aragionee Agnès Molinier Arbo (Un diner sur l’herbe. Proba et le pouvoir évocateur de la poesie) indagano invece la descrizionedell’Ultima cena in Proba: le differenzedalla versione evangelica sembrano dovutealla scelta come ipotesto di alcunipassi dell’Eneide già utilizzati nella descrizionedel “pasto trasgressivo” di Eva e delSerpente nell’Eden. Al genere parafrasticoin esametri appartiene la Metaphrasis Psalmorum dello pseudo-Apollinare diLaodicea (V sec.) che Rachele Ricceri(Two metrical Rewriting of the Greek Psalms. Pseudo Apollinaris of Laodicea and Manuel Philes) mette a confrontcon la riscrittura dei Salmi in versi politicidi Manuel Philes (XIII sec.), dimostrandocome le differenze di scelte estetichederivino fortemente dal ruolo culturale rivestitodalle due opere nel loro contestostorico. Questo non esclude una certavicinanza dei due testi nella marginalitàdell’elemento esegetico a favore di unamaggiore fedeltà alla fonte. Sul genereinnodico si assommano diversi interventia partire dallo studio di Jesús F. Polo(Descent and Ascent in the VIIIth Hymn of Synesius of Cirene) sull’VIII inno di Sinesiodi Cirene relativo all’incarnazione diCristo, la discesa nel Tartaro e l’ascesa alcielo. Influssi neoplatonici e oracoli caldaicisi armonizzano con alcune caratteristichedel viaggio eroico nel regno dei mortiriscontrabili nell’Odissea e negli Epinici diBacchilide. L’Inno alla Verginità di Gregoriodi Nazianzo è invece analizzato daMiguel Herrero de Jáuregui (Gregory of Nazianzus’ «Hymn to Parthenie» (II.1.2.1- 214). Christianizing Greek Theogonies)che ne illustra il modello retorico (MenandroRetore), quello letterario (la Teogonia di Esiodo) e l’intento didattico (figlio della paideia greca). Di Gregorio è presa in esameanche la produzione di poesia a temapiù strettamente biblico, in cui l’influenzadell’epica tradizionale è innegabile tantoda dover parlare di “sincretismo formale”.Juliette Prudhomme (Les personnages bibliques, héros d’une épopée chrétienne dans la poésie de Gregoire de Nazianze)dimostra che gli eroi di Gregorio sono diun nuovo tipo in quanto personaggi bibliciprotagonisti di una epopea cristiana.Poesia elogiativa è invece quella del carmeanonimo De laudibus Domini oggettodell’analisi di Danuta Shanzer (Grave Matters: Love, Death, Resurrection and Reception in the «De laudibus Domini»)incentrata sul miracolo della ripresa di vitatemporanea del cadavere di una moglieal momento dell’inumazione del marito.L’episodio presenta somiglianze con lanarrazione della resurrezione di Lazzaroin Giovenco, con cui l’anonimo deve avercondiviso la fonte. Un interesse maggiormenteteologico è alla base dello studiodi Manuel José Crespo Losada (Biblical hypotexts in Prudentius’ «Contra Symmachum». Case study of C. Symm. II.95-96) sul Contra Symmachum di Prudenzio incui la natura di un eterno dio creatore èspiegata sulla base del libro dei Proverbi.Sul piano dottrinale si muove anchel’intervento di Patricio De Navascués daltitolo “O crucifer bone lucisator” (Prudence, cath. 3.1). Doctrine ancienne en termes nouveaux che analizza il significatocristologico del cibo nell’inno 3.1 del Liber Cathemerinon di Prudenzio. SecondoAlice Leflaëc (Figures bibliques et idéal familial de la consécration à Dieu. Le protreptique de l’«Ad Cytherium» (Carm. 24) de Paulin de Nole) il riuso delle figure biblichedi Samuele, Sansone e Giuseppe nelcarme Ad Cytherium di Paolino da Nolainvita a una lotta contro le seduzioni dellacarne dotando al contempo il tema dellaconsacrazione a Dio di una dimensionefamiliare. Chiude la sezione il contributodi Christophe Guignard dal titolo Poétique des listes apostoliques. Les premières énumèrations d’apotres dans la poésie latine chretienne (Ve-VIe siècle) in cui siesplorano le potenzialità delle liste degliapostoli come oggetto di enumerazionipoetiche: al contrario dei cataloghi dellapoesia epica greca e latina, gli elenchi deinomi degli apostoli non sembrano averesercitato grande fascino tra i poeti cristiani(con parziale eccezione di Paolinoda Nola) fino a Venanzio Fortunato. La terza parte del volume si occupa delle versificazioni della Bibbia nell’Occidente Latino nel Medioevo. La sezione si apre con la presentazione di due poemi del VI secolo accomunati dal tema apocalittico: il Carmen de paenitentia di Verecondo di Junca e i versi anonimi Ad Flavium Felicem. Vincent Zarini (La réception en Afrique, au VIe siècle, du motif apocalyptique de la fin du monde à travers le poème de Verecundus de Junca et l’anonyme «À Flavius Felix») sottolinea l’influsso reciproco di catastrofe cosmica e pene infernali nella rappresentazione, negando un’influenza dell’esegesi patristica sui due testi, legati piuttosto al precedente di Commodiano. Il VII secolo è rappresentato da uno studio sugli inni visigotici in cui Céline Urlacher-Becht (La doctrine dans les hymnes de la liturgie wisigothique. Entre tradition patristique et réécriture biblique) riassume dapprima il dibattito per la creazione di un’innodia “umana” con fini pedagogici sull’esempio di Ilario e Ambrogio. Mette poi in luce che, sebbene abbia perso centralità la lotta alle eresie, gli inni continuano a far uso della dottrina a fini puramente catechetici, spesso improntando la loro ispirazione alla Bibbia. La drammatizzazione della narrazione biblica nei poemi penitenziali di età carolingia è invece il tema del contributo di Pascale Bourgain (La dramatisation de l’histoire biblique dans la poésie carolingienne) volto a illustrare i procedimenti retorici tramite cui avviene l’amplificazione del pathos. Il confronto tra i poemi carolingi e la produzione di XI-XII secolo mostra tuttavia una predilezione per l’escatologia a dispetto della tropologia. Al tema escatologico è collegata la riscrittura parodica dell’Apocalisse di Giovanni in funzione di satira dell’istituzione ecclesiastica: l’Apocalisse di Golia (XII secolo). François Ploton-Nicollet (Entre satire de l’Église et parodie biblique. L’«Apocalypse de Golias») ne illustra la struttura facendo leva sul motivo portante del “libro” in rapporto all’ipotesto biblico. L’evoluzione fortemente esegetica del genere parafrastico tardo-antico in età medievale è ben chiarita dall’analisi compiuta da Kurt Smolak (Die Bibeldichtung «Aurora» des Petrus Riga. Beobachtungen zu Stil und Poetik) sul poema allegorico Aurora di Pietro Riga. L’Aurora e i suoi ampliamenti per mano di Egidio di Parigi sono citati in causa insieme all’anonimo Dyalogus de divite et Lazaro e ad alcuni versi inclusi in un’antologia biblica proveniente dalla cattedrale di York da Daniel Nodes (Voice of the Muse, Word of the Church. The Parable of the Rich Man and Lazarus in Late Medieval Latin Poetry).Lo studio di Nodes analizza l’interazionedi poesia e teologia nella riscrittura dellaparabola di Lazzaro e del ricco epulonein età medievale e costituisce così undittico con il già citato contributo di Furbetta.Chiudono il volume due riflessionisull’opera di Jean Gerson. Isabelle Fabre(“Post vestigia gregum”. La poétique de l’image dans le commentaire Super Cantica Canticorum de Jean Gerson (1429))presenta il Commentario sul Cantico dei Cantici come trattato sull’amore di Dioche consente una duplice lettura: teologicae poetica. L’analisi stilistica di unestratto del secondo libro è volta a giudicarefino a che punto l’opera si permetteuna scrittura letteraria e retorica pur nelprogramma del suo autore di spogliarel’immagine oggetto di commento dei suoiattributi ornamentali. Isabel Iribarren (Bible, poésie et doctrine dans la «Josephina» de Jean Gerson) infine, sulla base dialcuni passi della Josephina, esamina treaspetti della relazione Bibbia-poesia-dottrinanella concezione di Gerson, in cui èpresente un terzo livello interpretativo oltrea quello letterale e spirituale: il sensus theologicus litteralis. Dopo questa lunga disamina di autori e testi, ampia e variegata, manca forse al volume una conclusione che riassuma – per quanto arduo sia il compito di tirare le somme su un periodo tanto ampio e un tema tanto vasto – i punti cardine raggiunti tramite i singoli contributi. Il lettore in cerca di una visione d’insieme deve egli stesso riordinare quanto appreso sul rapporto tra Bibbia, poesia e teologia e la sua evoluzione nel tempo. Inoltre, la mescolanza tra interventi sul panorama greco e quello latino – dovuta alla scelta di privilegiare la distinzione tra epica biblica e altre forme letterarie – non semplifica il compito, creando una sovrapposizione cronologica tra le prime due sezioni del volume (in cui la differenza tra “in Late Antiquity” e “between Late Antiquity and the Middle Ages” sembra più di comodo che corrispondente a una necessità strutturale). Supplisce in parte a questa carenza la collocazione degli abstract di tutti gli articoli a fine libro, la cui lettura continuata permette una rielaborazione dei numerosi stimoli ricevuti. In generale, il volume costituisce uno studio globale e completo in materia di rapporti e relazioni reciproche tra creazione poetica e materia biblica. Il tema teologico emerge coerentemente con l’utilizzo più o meno conscio, più o meno dottrinale, del sostrato teoretico nella produzione poetica dei singoli autori. Pregio dell’opera è quello di fornire i mezzi per una visione onnicomprensiva della vastità e ampiezza del fenomeno del riuso scritturale nella poesia cristiana, a ulteriore riprova dell’erroneità dell’etichetta di «genre faux» attribuita da Curtius all’epica biblica (Ernst Robert Curtius, Europäische Literatur und lateinisches Mittelalter, Bern, A. Francke, 1948). (Martina Paccara)¬ top of page |
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