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« indietro In Zanzotto e le lingue altre, Semicerchio LXVIII, pp. 153-154.
La Storia della poesia ceca contemporanea è stata pubblicata per la prima volta nel 1950 dalle romane Edizioni d’Argo in una tiratura per bibliofili di quattrocento copie numerate. Si tratta del primo volume monografico firmato da Angelo Maria Ripellino (1923-1978). Dopo la prima pubblicazione la Storia è stata riedita da e/o nel 1981 a cura di Alena Wildová- Tosi ed Ela Hlochová-Ripellino, senza apparato iconografico e con l’aggiunta di una bibliografia di riferimento e di un’appendice di traduzioni poetiche condotte da Ripellino quando era ancora in vita. L’edizione qui presentata, a cura di Annalisa Cosentino, ripropone con la massima fedeltà possibile l’opera di Ripellino così come l’Autore l’aveva inizialmente concepita: «31 capitoli di diversa lunghezza, dedicati a singole personalità o tendenze del mondo letterario e artistico ceco, contenenti talvolta la traduzione in italiano di interi componimenti poetici o di brani di poesie, disposti in un ordine prevalentemente cronologico; […] diciannove riproduzioni di opere pittoriche e grafiche, per la maggior parte dovute ad artisti appartenuti al postavanguardistico Gruppo 42» (241); gli «amici» cui, oltre a sua moglie Ela Hlochová, Ripellino dedica il libro. Arricchiscono il volume le Note di edizione (223-234) e la Postfazione (Alchimia di Praga, 235-250) della curatrice. Il carattere multiforme del libro si mostra nella varietà di temi e soggetti che l’Autore illustra al lettore italiano: il volume si apre, con la riproduzione di una astratta Composizione (1947) di Josef Istler (1919-2000), sul respiro europeo del primo Novecento ceco, sull’impronta lasciata sulla giovane generazione di pittori praghesi dalle prime mostre di Munch e di impressionismo e cubismo francesi presentate in città. È «nel campo della pittura prima che in quello della poesia» che secondo Ripellino si inaugura la «rivoluzione dell’arte moderna» in Boemia (9). La trattazione procede introducendo, dalle loro radici primonovecentesche, le più rilevanti avanguardie ceche degli anni Venti e Trenta (Devětsil, poetismo e surrealismo), su cui Ripellino si sofferma particolarmente per giungere alle iniziative scaturite durante la guerra e in alcuni casi ad essa sopravvissute: soprattutto il Gruppo 42 (Skupina 42), collettivo di pittori e poeti cui è intitolato il capitolo Le luci della città (170-189) e di cui l’Autore sottolinea il «mirabile esempio di intensa e armonica collaborazione: rare volte altri gruppi sono giunti a una così marcata corrispondenza di poesia e pittura» (173). Alle personalità più eminenti nell’ambito della poesia sono dedicati capitoli che presentano lucide e acutissime analisi poetiche e non poche traduzioni: Jiří Wolker (1900-1924; 24-31); Josef Hora (1891-1945; 32-40); Nezval, apprendista mago (su Vítězslav Nezval, 1900-1958; 94-107); Avventura a Giava (su Konstantin Biebl, 1898-1951; 108-113); Seifert, cantore di Praga (su Jaroslav Seifert, 1901-1986, unico Nobel ceco per la letteratura, nel 1984; 114-121); Halas e il culto della parola (su František Halas, 1901- 1949; 122-135); Vilém Závada poeta di Ostrava (1905-1982; 136-138); Holan, salmista (su Vladimír Holan, 1905-1980; 139-154); František Hrubín poeta di paesaggio (1910-1971; 160-164); Il profeta František Nechvátal (1905-1983; 165- 166); Bednář e il suo gruppo (su Kamil Bednář, 1912-1972, e il gruppo di giovani poeti Ohnice, attivo durante la Seconda guerra mondiale; 197-211). Ripellino non trascura, almeno in termini di informazione, tendenze divergenti dalle principali innovazioni, come la poesia religiosa o le correnti ideologiche delle avanguardie, né altri generi della letteratura (di teatro trattano più capitoli). È utile commentare alcuni aspetti che fanno della Storia della poesia ceca contemporanea un volume importante dal punto di vista tematico ma anche documentario alla luce delle Note di edizione e della Postfazione curate da Annalisa Cosentino: nelle due sezioni la curatrice concentra infatti un pluriennale lavoro di ricognizione filologica e ricerca critica su Ripellino, che trova la propria sistemazione ideale in un volume pensato per un pubblico ampio. Il testo originale, ripulito da errori lievi e refusi, mantiene intatte le ripelliniane peculiarità morfologiche e lessicali ed è corredato di note esplicative «segnalate a margine […] e collocate in fondo al volume per evitare di interferire con le note dell’Autore»; lo scopo «è principalmente quello di rendere manifesta la genesi della trattazione e illustrare la formazione del metodo critico e storico-letterario ripelliniano» (223). Le informazioni prodotte dalla curatrice negli apparati consentono anche al lettore non specialista di ricostruire con precisione alcuni momenti fondamentali della stesura della Storia e di comprenderne la portata di originalità. A tale ricostruzione è imprescindibile la pubblicazione ceca «Do vlasti české». Z korespondence Angela M. Ripellina (Praha, Institut pro studium literatury 2018), in cui Cosentino ha raccolto le corrispondenze dello studioso siciliano con letterati e artisti cechi negli anni Quaranta; altrettanto completi sono i riferimenti alle bibliografie delle opere di Ripellino e alle sue corrispondenze italiane. La curatrice offre ai lettori italiani un’inedita traduzione di ampi passi dalla corrispondenza ceca sia nelle Note che nella Postfazione, producendo ampia documentazione dell’interesse e della cura di Ripellino nel reperire informazioni attendibili e aggiornatissime «poiché interpellava i protagonisti della stagione culturale che andava raccontando» (236). Cosentino presenta sinteticamente il percorso di avvicinamento alla cultura ceca di Ripellino, che si era laureato nel 1945 alla Sapienza di Roma con una tesi di letteratura russa relata da Ettore Lo Gatto e subito dopo e su suggerimento dello stesso Lo Gatto aveva potuto esplorare la scena contemporanea boema direttamente a Praga, collaborando con l’Istituto italiano di cultura. Ripellino aveva in realtà già avuto modo di acquisire alcune informazioni sulla letteratura boema dagli studi degli slavisti Wolf Giusti (1901-1980), Ettore Lo Gatto (1890-1983) e Arturo Cronia (1896-1967), o degli italianisti cechi Jaroslav Rosendorfský (1907-2002) e Josef Bukáček (1897-1970), pubblicati sui periodici «Rivista di letterature slave» e «L’Europa orientale» tra gli anni Venti e Trenta. Egli stesso aveva anche già pubblicato a partire dal 1947 alcuni studi di argomento boemistico (cfr. 237-239). Tuttavia l’incontro e i successivi scambi epistolari con alcune delle figure più rilevanti nel panorama culturale cecoslovacco della prima metà del Novecento, uniti all’acribia di Ripellino nella lettura e nell’analisi di testi e concomitanze storico-culturali furono determinanti per l’impostazione del suo percorso di boemista e slavista. Ecco quindi che emerge un tratto caratteristico del modus operandi impiegato dall’Autore sia nella Storia che nel suo lavoro futuro, «l’attenzione […] non solo per i testi letterari, ma anche per la critica letteraria ceca, ampiamente citata a differenza degli studi italiani sulla poesia ceca contemporanea, di cui non si trova qui nessuna menzione» (239). Le numerose note dell’Autore al testo e la bibliografia parziale dei principali riferimenti critici sulla poesia ceca fino agli ultimi anni Quaranta sono infatti esclusivamente ceche: tra i critici, il più citato è senz’altro František Xaver Šalda (1867-1937), del quale l’Autore riporta ampi e frequenti passaggi nel corpo del testo a sostegno del proprio punto di vista. L’espressione di Šalda, una delle «più sicure e originali della critica ceca» (239), influenza e completa sia l’orientamento critico che lo stile della prosa scientifica ripelliniana. Lo si può osservare a titolo d’esempio in un passo della Storia dedicato a Vladimír Holan, poeta «solitario nella moderna poesia ceca» al quale Ripellino sarà legato da una lunga e affettuosa corrispondenza di cui è opportuno ricordare la pubblicazione su «Semicerchio» della traduzione integrale, condotta da Annalisa Cosentino dal materiale di «Do vlasti české» (La geografia lirica di Holan e Ripellino, «Semicerchio» 64, 2021/1, pp. 3-45): «Siamo di fronte a un’arte da laboratorio, riflesso d’un mondo chiuso e indecifrabile, specchio di un intellettualismo che si compiace di distillare le parole attraverso un prezioso filtro barocco. Il poeta tende l’orecchio a tutto ciò che è impalpabile, indefinibile, remoto, e i versi esprimono, con una esasperata sensibilità, il fremito luminoso, le vibrazioni, l’incresparsi di questo universo irreale. Ne risulta – come scrisse F.X. Šalda a proposito di Vanutí – “una poesia enigmatica e scintillante, pudica e abissale sino al gelo, quasi ci si trovasse in un palazzo acquatile o ghiacciato tra scheggianti giochi di luce e dispersi echi smorzati. È una lirica che ha del tutto spezzato il cordone ombelicale con la terra, con gli uomini, col mondo”» (139). Il taglio che l’Autore dà al testo è quindi estremamente caratteristico da una parte per la selezione, ricchissima e attenta, degli oggetti di studio, che come si è visto investe un ambito ben più ampio della sola poesia e dà contezza dell’idea di cultura che Ripellino propone, con la letteratura indissolubilmente legata alla critica e all’arte. Della vicinanza dello studioso al mondo dell’arte ceca l’intero volume della Storia è impregnato: la sua stessa conformazione e la dedica in epigrafe già menzionati ne danno conto, così come l’immancabile commento del discorso artistico rappresentato in parallelo o insieme a quello letterario, come l’intenso capitolo La coppia Štyrský-Toyen (89-93) sul sodalizio artistico di Jindřich Štyrský (1899-1942) e Toyen, pseudonimo di Marie Čermínová (1902-1980): «Riducendo le immagini irrazionali a una precisione obbiettiva, a una consistenza fisica, Štyrský e la Toyen davano persino una parvenza di dagherrotipi a ombre e fantasmi. Questo procedimento, per cui fantasia e realtà si scambiano le loro posizioni, ben si prestò a ritrarre l’orrore fantastico della realtà terribile che gli uomini soffrivano negli anni dei massacri hitleriani. […] Il paradiso dell’infanzia è devastato e distrutto: restano qua e là in disordine e in frantumi oggetti che ricordano i giochi e i sogni infantili» (91). Dall’altra parte in questo volume è possibile apprezzare lo stile, assolutamente non accademico, che diverrà il marchio della scrittura tipicissima di Ripellino ad esempio in Praga magica (1973), il più celebre titolo dello slavista sulla cultura ceca. La Storia della poesia ceca contemporanea è un libro diverso da Praga magica, narrazione al contempo saggistica e romanzata che rappresenta probabilmente l’apice stilistico della prosa ripelliniana e una summa critico-poetica della maturità di Ripellino boemista. Cosentino lo definisce «libro-città» (Un libro-città: Praga magica di Angelo Maria Ripellino, Romània Orientale 31, 2018) e ne riconosce la distanza e la diversità dalla Storia. Tuttavia ne indica i sostanziali punti di contatto, racchiusi, oltre che «nel metodo e nei temi» anche nell’idea di alchimia della città che la curatrice sceglie di rappresentare nel titolo della Postfazione, idea spesso richiamata nella Storia e proposta da Ripellino come primo titolo per Praga magica (245). Del resto a suo tempo lo stesso Ripellino, forse sottovalutando la sua primizia boemistica, aveva rinunciato a lavorare ad una riedizione della Storia. A questo proposito Cosentino cita una lettera di Ripellino del 2 ottobre 1963, in risposta a Vittorio Strada, che per Einaudi gli chiedeva notizie per una possibile ripubblicazione della Storia: «è una cosa giovanile, dicono bella, ma è certo che la dovrei ritoccare» (246). Interessante è il fatto che la stessa missiva testimonia la persistente convinzione di Ripellino nel testimoniare il valore della letteratura ceca: «A proposito, vi sono adesso poeti validissimi in Cecoslovacchia, dinanzi ai quali gli Evtušenko & C. diventano squallide ombre» (ibid.). La Storia della poesia ceca contemporanea è un testo incredibilmente densoe originale sulla cultura ceca di tuttala prima metà del Novecento, raccontatoda un giovane studioso eccezionale pertalento, curiosità, capacità critiche edespressive che ad essa ha dedicato unaparte importante della propria vita. Questaedizione ne fa anche un libro intriganteper chiunque voglia approfondire la propriaconoscenza del lavoro di uno dei piùimportanti slavisti italiani. (Gaia Seminara) ¬ top of page |
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