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Sulle orme dell’Hemingway cubano: i luoghi della scoperta poetica in Glen Sorestad 

Di Angela Caputo 

In: Semicerchio LI (02/2014), “Per Seamus Heaney”, pp. 76-87. 

  

The world begins and ends in memory
what I remember is what I am
(Glen Sorestad, Aide Memoire, From Leaving Holds
me here: Selected Poems, 2001) 

Introduzione 

Ci sono luoghi a L’Avana e dintorni dove la frenesia turistica diviene più concitata, se ad alimentarla contribuisce il richiamo della presenza imperitura di Ernest Hemingway. 

A seguito di due viaggi a Cuba nel 2010 e nel 2012, Glen Sorestad, poeta laureato del Saskatchewan (Canada), è spinto dal desiderio incalzante di rievocare gli spazi in cui lo scrittore statunitense trovò accoglienza calorosa e ispirazione fervida per la sua opera. 

L’esplorazione in loco di Sorestad è oggetto di una trasposizione in poesia capace di cogliere e tratteggiare specifici punti della memoria biografica e letteraria altrui. Egli condensa, in cinque componimenti, i momenti essenziali che hanno caratterizzato il ventennio di Hemingway sull’isola. L’obiettivo è muovere una riflessione sull’entità che questi posti hanno assunto nella ricezione da parte dei cubani del lascito umano e culturale ereditato dal romanziere americano, rendendosi allo stesso tempo occasione, per l’autore canadese, di un approfondimento personale attraverso la restituzione della realtà osservata e dei contenuti ivi carpiti. 

I luoghi dell’Hemingway cubano nella poesia di Glen Sorestad 2 

Un busto in bronzo grava, muto, su uno scanno del bar El Floridita a L’Avana vecchia. Un’altra statua vigila il molo di Cojimar, paesino di pescatori poco a est della capitale. Cimeli di ogni sorta sono custoditi come reliquie nella stanza 511 dell’hotel Ambos Mundos di L’Avana, a testimonianza del lavoro che Hemingway portò avanti, non senza fatica, negli anni trascorsi a Cuba. La casa condivisa con la quarta moglie, Mary, è il fulcro di un andirivieni di visitatori bramosi di addentrarsi tra i ricordi che alcune stelle del cinema lascia-rono durante il soggiorno presso lo scrittore. Ciascun riferimento diviene luogo imprescindibile di un progetto di scoperta poetica, che Glen Sorestad pianifica al fine di dare sistemazione e risalto, secondo una prospettiva d’introiezione personale, al percorso letterario ed esistenziale dell’Hemingway cubano. 

Lo scrittore statunitense sosta a Cuba per la prima volta nel 1928 nel corso di un itinerario che lo porterà in Spagna. Si trattiene a L’Avana per tre giorni con la seconda moglie Pauline e i due figli, in attesa di salpare per l’Europa sulla Reina de la Pacifica. La breve permanenza ha proprio luogo presso l’Ambos Mundos, l’albergo che diventerà negli anni a venire l’ambiente privilegiato della sua riflessione artistica e che rappresenta oggigiorno una fervente attrattiva turistica locale. 

L’indagine poetica condotta da Glen Sorestad prende, infatti, forma sulla scia dei turisti che fanno tappa nei centri nevralgici della presenza hemingwayana a Cuba. Nel 1932 lo scrittore ritorna nel medesimo hotel e vi affitta la camera 511 per un mese, al prezzo di due dollari al giorno: una decisione temporanea, azzardata, che si configura come indispensabile periodo di confronto con i propri timori creativi, come evocato da Glen Sorestad nel testo Room 511. Alla fine di ogni giornata, dopo essersi congedato dallo sfavillio della vita notturna, Hemingway trova rifugio tra le pareti di quella stanza; spera che lo spazio prescelto possa serbare, nella continuità quotidiana, il progredire di trame ancora in germe, affinché non si vanifichi quanto solo abbozzato nella mente durante i mesi precedenti al viaggio cubano. 

He is overcome with a recurrent unease,
an ever-present doubt that in the morning
he will not be able to pick up his story
from where he left it earlier today,
that overnight it will have disappeared,
into the void from which it emerged
months ago. 

Pur tormentato dai crucci giornalieri, Hemingway è deciso a scommettere sullo sviluppo di storie di più ampio respiro che soddisfino un bisogno di rielaborazione del dramma del primo conflitto mondiale, sperimentato in prima persona, avendo lavorato come autista nei servizi di autoambulanza. 

He lives by his journalism, but within him
festers a need to weave a tale of greater scope,
a story of lovers caught in a time of war. 

Glen Sorestad prova a immedesimarsi nei pensieri reconditi alla base dell’ispirazione hemingwayana di quel tempo. Il suo operare un tentativo di scavo interiore, sostenuto da solide coordinate spaziali, trova conferma nella modalità d’espressione poetica che si è sempre impegnato a perseguire. Egli detiene il blade grass3 dei ricordi giovanili, di norma svelati attraverso gli indizi del paesaggio delle origini delineato nella sua parola. Una raffigurazione quasi sistematica in poesia che, se applicata ai cinque componimenti sull’Hemingway cubano, procede dalla descrizione dell’ambiente circoscritto della stanza 511 all’atmosfera coinvolgente del celebre El Floridita a L’Avana vecchia. 

Nella poesia El Floridita, l’autore canadese segue così il ‘cocktail’ di turisti che si riversa ogni giorno all’interno del locale. Una volta presi d’assalto i tavoli migliori, i visitatori stranieri si dilettano nel sorseggiare il ben noto daiquiri al rum bianco che, insieme al mojito, è stata bevanda molto amata da Hemingway. La sagoma in metallo che lo rappresenta, posta su uno scanno sul fondo, sembra scrutare silenziosa tutti coloro che vi posano il braccio sulla spalla scolpita, come per appropriarsi di una dose d’immortalità letteraria. 

Over-priced daiquiris and mojitos are moments
from sipping in this saloon that lays claim
to creating the concoction Hemingway declared
the best drink in Cuba. Smiling patrons pose
beside the writer’s bronze statue, permanent
on its end bar stool, as if letting an arm
rest casually on the sculpted shoulder
would ensure for them a measure of immortality. 

I ritmi che riecheggiano nel bar preferito da Hemingway sono anch’essi strumenti di un processo di rievocazione memoriale che si fa strada tra i luoghi simbolo del retaggio culturale consegnato ai cubani. A El Floridita, il gruppo Los Hermanos propone nuove rese delle canzoni che Ry Cooper, il celebre chitarrista americano, incluse nell’album Buena Vista Social Club (1997). Il progetto, fondato su un’idea di contaminazione con le espressioni musicali locali, venne concepito in seguito alla chiusura, negli anni Novanta, dell’omonimo club di L’Avana che aveva costituito, sin dagli anni Quaranta, il punto d’incontro favorito in città per musicisti e ballerini. I suoni avvolgenti, magic link con il passato, rappresentano «a second fiddle»4 o il preludio al manifestarsi di una volontà d’assimilazione collettiva dell’identità di Hemingway, avvertita quasi come inattingibile. 

Good musicians all,
Los Hermanos know no matter how successful
they may be, they must always play second fiddle
to the mute metal bar stool figure – at least,
in the minds and hearts of those who have come
to taste a piece of Hemingway history. 

Gli stessi sentimenti pervadono i turisti in visita alla villa in stile coloniale che lo scrittore statunitense acquistò nel 1940 su consiglio della terza moglie, Martha. Costruita dall’architetto spagnolo Miguel Pascual y Baguer nel 1886, la dimora è stata in seguito trasformata in museo. Finca La Vigía (Fattoria della Guardia), così denominata, è situata su una collinetta, nel modesto sobborgo di San Francisco de Paula, a circa nove miglia dalla capitale cubana. Le stanze della casa, attraversate dal vento anche nelle giornate più calde, sono tinte di bianco, su cui risalta il marrone caldo dei mobili di legno, come lo scrittoio davanti a cui Hemingway era solito scrivere in piedi. È lì che si dedica, infatti, alla stesura di For Whom the Bell Tolls (1940) e The Old Man and the Sea (1952). 

His house is now a museum. Photos may be taken –
from beyond cordoned doorways, or through
open windows – of this home where he wrote,
standing at a table; this home where he and Mary
entertained movie stars and statesmen. 

Glen Sorestad non può fare a meno di inoltrarsi in quest’abitazione nella poesia Hemingway and Havana. In essa egli si rivela abile nel sintetizzare i riferimenti biografici di Hemingway in relazione ad alcune personalità, soprattutto appartenenti al mondo dello spettacolo, che gli furono artisticamente vicine in quegli anni. Emblematica, a tal proposito, la figura della diva americana Ava Gardner. 

Con il secondo marito, il clarinettista Artie Show, l’attrice viene iniziata al mondo dello scrittore, nutrendosi anche del fascino delle corride spagnole. Nel 1946, dopo una serie di fugaci apparizioni cinematografiche, ottiene il ruolo della femme fatale Kitty Collins nel noir I Gangster, in cui recita con Burt Lancaster. Il film è in parte tratto dal racconto di Hemingway The Killers, pubblicato per la prima volta nel 1927. La short story si svolge a Summit, sobborgo di Chicago, e si incentra sul disegno omicida che venne architettato nei confronti del boxeur svedese Ole Andreson all’epoca del proibizionismo, negli anni Venti. A questo primo successo ne seguono altri, in cui la Gardner continua a impersonificare numerose ‘eroine hemingwayane’. Nella pellicola The Snows of Kilimanjaro, per esempio, ella interpreta, al fianco di Gregory Peck, il ruolo di Cynthia Street. La storia si ispira all’omonimo racconto di Hemingway, pubblicato nel 1936 e focalizzato sulle riflessioni di uno scrittore che, moribondo in una tenda, ai piedi della montagna africana, si sofferma su alcuni momenti del passato e sui tormenti di una creazione artistica mai realmente portata a compimento. L’attrice incarna di nuovo un personaggio di Hemingway, Lady Brett Ashley, nel film The Sun also Rises di Henry King, ispirato al primo romanzo dello scrittore (1926) ambientato tra un gruppo di espatriati americani e britannici in viaggio da Parigi fino a Pamplona. 

Glen Sorestad coglie, nel componimento sopracitato, l’energia vitale sprigionata dalla presenza della stella del cinema nella vita e nella casa di Hemingway, attraverso l’immagine di un corpo in movimento nella piscina annessa alla stessa dimora; Ava Gardner è poeticamente ritratta come figura sinuosa, illuminata da un semplice sorriso. 

Dry-docked alongside the swimming pool
where Ava Gardner is said to have stroked,
her lithe body adorned, the rumour goes,
with a sultry cinematic smile, but nothing else. 

Il poeta canadese riscopre, in tal modo, un altro dettaglio della felice esistenza di Hemingway a Cuba, diversamente da quanto accadde più tardi nella tenuta dell’Idaho, dove lo scrittore statunitense decise di togliersi la vita con un colpo di revolver. 

This place he lived in and where he lives
on, forever Papa, a giant among those
who embraced him, took him into their hearts
and cherished him, not the man who lived in Idaho
and hunted pheasants, who one day took
his shotgun out and wrote the final words
to the story he spent a lifetime telling. 

Nel seguire in poesia lo scorrere dei visitatori sui luoghi dell’Hemingway cubano, Glen Sorestad esamina il modo in cui la gente del’isola ha accolto questo prezioso lascito, piegandolo alle attività locali o ai propri gusti e rispondendo in tal senso al fenomeno turistico in voga. Alla cattedrale di Nostra Signora della Carità presso El Cobre, vicino a Santiago de Cuba, Papa Hemingway consegna il Premio Nobel per la Letteratura vinto nel 1954, come segno di riconoscenza nei confronti del popolo che lo aveva così sentitamente accolto. La medaglia, rubata nel 1980, ma poi recuperata, è ancora oggi sottochiave e visibile in questa chiesa del sud dell’isola, a testimonianza dell’attaccamento che egli nutriva verso questa terra. La storia di Hemingway a Cuba viene tramandata nel tempo, assumendo quella sacralità necessaria a renderla ingrediente irrinunciabile dell’analisi artistica. 

Di tale vissuto gli abitanti locali conservano le tracce più feconde, sforzandosi di preservarne il conseguente patrimonio acquisito che, ben oltre il perseguire mere finalità remunerative, continua a essere valorizzato con orgoglio nell’ambito di un processo di definizione ed esaltazione identitaria collettiva. 

Le osservazioni maturate a riguardo da Glen Sorestad trovano maggiore esplicitazione se paragonate ad alcune delle analoghe tematiche suggerite da uno dei paradigmi letterari postcoloniali per eccellenza, qual è il capolavoro Omeros di Derek Walcott, vincitore del premio Nobel nel 1992. 

Suggestioni dall’Omeros di Walcott nella rielaborazione poetica di Glen Sorestad dei luoghi e dei personaggi legati all’Hemingway cubano 

La ricerca poetica di Glen Sorestad non conduce alla sola scoperta dei luoghi cubani, in particolare della capitale L’Avana, dove la presenza di Hemingway è al giorno d’oggi preponderante, ma si carica indirettamente di talune suggestioni tratte dall’immaginario cui Derek Walcott è approdato nell’Omeros. 

Tra i componimenti di Glen Sorestad circa la presente sezione sull’Hemingway cubano, la poesia Hotel Ambos Mundos introduce la figura di Esmeralda, guida turistica locale impegnata a presentare, per due pesos convertibili, a un gruppo di scrittori in tour, la famosa, sopramenzionata, stanza 511. 

Today is simply one more hourly mustering
of mildly curious tourists who have paid
Esmeralda their two convertible pesos
to stand here and gawk around the room
of the great writer during his early days
in Cuba. 

L’autore canadese riproduce divertito l’atteggiamento della donna che gode nel propinare a visitatori assetati di conoscenza e ben informati su Hemingway, ulteriori aneddoti, del tutto sconosciuti ai più, di suo esclusivo possesso. Queste notizie sono da lei distribuite come «bocconcini extra di storia» a turisti comparati a uno stormo di piccioni nel parco. 

However she continues to toss further tidbits
of history as though she were feeding the pigeons
in the park square. 

Un dettaglio fisico della giovane lascia indovinare l’intensità dei suoi intenti, nel meccanismo dell’offerta proposta. Il sorriso «di enigmatico ammicco a ogni morso di diceria in più» riflette e soddisfa quel bisogno «di una scossa adrenalinica di potere e controllo» su un’eredità letteraria e biografica, come quella di Hemingway, sapientemente introiettata e restituita. 

Her smile hints at enigmatic
as she offers each additional morsel – fact
or fiction, no matter – snapped up by her flock.

Esperanza lives for days like this,
for people who can pique her interest
and turn her knowledge to an elixir
that not only sustains her but gives her
an adrenalin rush of power and control. 

La figura di Esmeralda che procede nella piena padronanza del retaggio hemingwayano dell’Ambos Mundos e del movimento turistico di conseguenza innescatosi, sembra opporsi e unirsi al contempo al principale personaggio femminile dell’Omeros. Nel capitolo conclusivo della suddetta opera, l’Elena walcottiana incede tra i tavoli, servendo coloro che giungono per svago nell’isola caraibica di Santa Lucia, sua madrepatria. Con il costume tradizionale indosso, la ragazza è obbligata a omaggiare, remissiva, un sistema di stereotipizzazione culturale volto a soddisfare la curiosità degli ospiti stranieri. 

You can see Helen at the Halcyon. She is dressed in the national costume: white, low-cut bodice, with frilled lace at the collar, just a cleft of a breast

For the customers when she places their orders
on the shields of the tables 5. 

Quel suo essere vittima delle attività di ricezione turistica che l’Esmeralda di Sorestad cerca di gestire pur nella routine quotidiana, è ancor meglio spiegato nella rappresentazione poetica di Walcott. Il profilo di Elena risalta, infatti, «sbalzato nel metallo del mare» e il collo sinuoso «che sospira come quello di una palma» riporta alla memoria le invasioni coloniali, di notevole impatto sulla storia dell’isola. Santa Lucia è stata dapprima territorio di dominazione francese e poi inglese, in seguito alla vittoria britannica nel corso della Battaglia dei Santi del 1792. 

[…] But if she should swerve
that silhouette hammered out of the sea’s metal
like a profile on a shield, its sinous neck
longing like a palm’s, you might recall that battle
for which they named an island or the heaving
wreck
of the Ville de Paris in her foam-frilled bodice, 6 

Tuttavia, le precedenti fasi coloniali o l’attuale sistema alberghiero di sfruttamento locale contribuiscono all’affermazione di un’identità autoctona che ricongiunge in sé, orgogliosa, le esperienze di una realtà composita sia nelle sue origini che nel suo presente. Elena diviene l’emblema di un passato di schiavitù e di successiva dislocazione degli schiavi nel panorama delle Indie Occidentali, dove l’Africa persiste nell’esibire la sua perla nera, pur nell’ambito delle odierne dinamiche connesse al dirompente fenomeno turistico. 

Or just think, ‹‹What a fine local woman!›› and her head will turn when you snap your fingers, the slow eyes approaching you with the leisure of a panther

Through white tables with palm-green iron umbrellas,
past children wading with water-wings in the pool;
and Africa strides, not alabaster Hellas,

And half the world lies open to show its black pearl7. 

Nel primo capitolo dell’Omeros, la presenza ingombrante dei turisti in visita a Santa Lucia viene, inoltre, illustrata attraverso la descrizione di uomini pronti a rubare l’anima dell’isola e dei suoi abitanti per mezzo di macchine fotografiche Canon, introdotte come equivalenti moderni delle armi impiegate nel periodo coloniale. 

‹‹This is how, one sunrise, we cut down them canoes››.
Philoctete smiles for the tourists who try taking
his soul with their cameras 8. 

Filottete, pescatore del posto, sorride dinanzi all’invadente morbosità dello straniero; in modo simile si comportano i due vecchi di Cojimar, presentati da Glen Sorestad nella poesia Two Old Boys of Cojimar, in chiusura della sequenza. Nella speranza di spillare qualche moneta, essi si apprestano ad accogliere con musiche tipiche da tempo collaudate, tra le quali la nota canzone Guantanamera, l’arrivo dell’autore canadese e della moglie, come degli altri viaggiatori occidentali, presso il paesino di Cojimar; è conosciuto per l’appunto come la ‘casa di Santiago’, in attinenza con l’omonimo personaggio del grande racconto hemingwayano The Old Man and the Sea. 

The aged duo launches a spirited,
but musically bereft rendition of what
they have come to believe every tourist
is waiting to hear – ‘Guantanamera’.
This enterprising twosome appear
as though they could have been
Santiago’s neighbours, hands more suited
to hauling fishing lines
than performing recognizable music. 

Glen Sorestad sintetizza la trama dell’opera sopracitata in alcuni versi concisi, compattati in un’unica strofa: 

Hemingway’s heroic fisherman protagonist
who spent two days and two nights adrift
far out on the Gulf, bound, will to will,
to a magnificent and gigantic marlin,
until he subdued the great fish,
only to lose it to marauding sharks
before he could bring it home
as tangible proof of his prowess,
his once-in-a-lifetime catch. 

La storia è quella dell’eroico pescatore Santiago che, dopo non esser riuscito a catturare alcun pesce per ben ottantaquattro giorni, ne passa due alla deriva nel Golfo del Messico, a nord di Cuba, negli stretti della Florida. Egli fa di tutto per portare a casa un marlino gigante, intravisto fortuitamente, come prova tangibile, di fronte all’intera comunità, di una ritrovata prodezza e fortuna nella pesca. Nonostante l’approdo a riva della sola carcassa dell’enorme animale a causa dell’attacco subìto da parte degli squali durante il viaggio di ritorno, saranno gli stessi abitanti che avevano in precedenza emarginato Santiago, fatta eccezione per il giovane Manolín, a riconoscere la grandezza dell’azione condotta. L’ispirazione creativa alla base di The Old Man and The Sea si nutre della passione di Hemingway per il mare e la pesca. Nel corso del secondo soggiorno a Cuba, nell’estate del 1932, egli partecipa all’annuale caccia al marlino con gli amici Joe Russel e Joe Lowe, a bordo dell’imbarcazione ‘Anita’. L’anno seguente prende parte alle battute sulla medesima barca in compagnia di Carlos Gutierrez. In quello stesso periodo, mentre lavora per l’«Esquire Magazine», fa di queste avventure il contenuto dei suoi articoli, così come citate nel testo Marlin off the Morro: a Cuban Letter (1933). L’attaccamento a questa pratica sarà talmente forte da indurlo ad acquistare, nel 1934, una nuova imbarcazione ribattezzata ‘Pilar’, in onore della moglie Pauline. Oggi conservata presso la Finca La Vigía, essa è divenuta, dunque, prova tangibile delle imprese di cattura del marlino, come la spedizione del 1935, cui fanno allusione gli episodi riportati nel capolavoro letterario hemingwayano. 

Conclusioni 

Ulteriori versi di Glen Sorestad, tratti dal medesimo componimento Two Old Man of Cojimar, rievocano quanto sopra definito: 

Hemingway’s likeness to come alive,
he could imagine himself fishing ,
imagine the movement of the Gulf stream;
even imagine Santiago, tied
to that huge fish – imagine once again
the inextricable, the unfathomable bond
between man and marlin he forged
into enduring myth. 

Le peripezie in mare aperto del pescatore Santiago presentano punti di convergenza con il viaggio-simbolo condotto dall’Achille walcottiano nel sopra menzionato Omeros, per quanto concerne un similare processo di ridefinizione identitaria, raggiunto da entrambi i personaggi, sebbene sullo sfondo di tematiche e luoghi diversi. Il pescatore Achille, durante il percorso onirico di riappropriazione delle proprie radici africane, si confronta direttamente con i secolari moti schiavistici che percorsero le acque dell’Oceano Atlantico, all’epoca del colonialismo occidentale. Il perpetrarsi distruttivo della memoria della schiavitù consente, però, di riottenere un’identificazione di più ampia portata, di carattere storico, grazie alla valorizzazione epica, da parte di Walcott, del ricordo degli antenati perduti in mare o trapiantati in nuova terra. 

Because this is the Atlantic now, this great design of the triangular trade. Achille saw the ghost of his father’s face shoot up at the end of the line.

Achille stared in pious horror at the bound canvas and could not look away, or loosen its burial knots. Then, for the first time, he asked himself who he was9.

But they crossed, they survived. There is the epical
splendour.
Multiply the rain’s lances, multiply their ruin,
the grace born from subtraction as the hold’s iron door

rolled over their eyes like pots left out in the rain, and the bolt rammed home its echo, the way that thunder-claps perpetuate their reverberation 10. 

Nell’intreccio della scrittura walcottiana, in cui le onde del mare vanno a rimare con una storia di morte e dislocazione, viene portato a compimento un attraversamento poetico che permette di oltrepassare la linea storica di demarcazione tra padroni e schiavi, restituendo in letteratura e immortalando, di conseguenza, l’identità ricodificata di entrambi. 

This was the shout on which each odyssey pivots,
that silent cry for a reef, or familiar bird,
not the outcry of battle, not the tangled plots

of a fishnet, but when a wave rhymes with one’s grave, a canoe with a coffin, once that parallel is crossed, and cancels the line of master and slave 11. 

Nei luoghi esplorati durante i due viaggi a Cuba e tramutati in poesia, Glen Sorestad ha saputo individuare alcuni dei protagonisti fondamentali, marcati da un legame solido con lo scrittore statunitense. L’Hemingway cubano è il mito di un popolo che con fierezza ne custodisce il ricordo inestinguibile; a questi abitanti il poeta canadese conferisce quel dovuto spazio all’interno del più vasto panorama letterario che essi hanno ereditato, nell’ambito di un percorso di rivisitazione e sistemazione creativa individuale. Il risultato finale consta di un’analisi poetica particolareggiata che, attraverso le scoperte menzionate e le considerazioni esternate, sembra a sua volta voler lasciarsi osservare dalla presenza imperscrutabile ed eterna di Hemingway: 

As we stroll along the seawall we see
a white statue raised on a dais,
a quiet space set off the road ,
close enough to the sea that were
Hemingway’s likeness to come alive
[…]
Hemingway, impassive throughout.  

Hemingway and Havana

Hemingway e L’Avana

His house is now a museum. Photos may be taken –
from beyond cordoned doorways, or through
open windows – of this home where he wrote,
standing at a table; this home where he and Mary
entertained movie stars and statesmen.

La sua casa ora è un museo. Si possono fare foto –
oltre i vani cordonati, o dalle finestre
aperte – della casa dove scrisse, in piedi
davanti allo scrittoio; la casa dove lui e Mary
intrattenevano stelle del cinema e statisti.

Sun-weathered, his fishing vessel, Pilar, rests,
dry-docked alongside the swimming pool
where Ava Gardner is said to have stroked,
her lithe body adorned, the rumour goes,
with a sultry cinematic smile, but nothing else.

Pilar, la sua barca da pesca, corrosa dal sole,
riposa all’ancora, accanto alla piscina
dove, si dice, Ava Gardner facesse le vasche,
il corpo sinuoso adorno, corre voce,
del sensuale, filmico sorriso, nient’altro.

His bronzes bust weighs down his favoured stool
in El Floridita bar in Old Havana. In Cojimara
another statue gleams alabaster under the salsa-
dancing sun, gazing fondly across the Gulf
from this tiny village where Pilar once rocked gently,
where Old Man and the Sea hove to in his mind,
that simple fishing tale become classic, an epic
encounter of one man against the elements.

Il suo busto in bronzo grava sullo scanno diletto
nel bar El Floridita a L’Avana Vecchia. A Cojimar
un’altra statua scintilla alabastro sotto il sole
che balla la salsa, e scruta con amore il Golfo
dal paesino dove un tempo la Pilar dolce rollava,
dove Il Vecchio e il Mare gli affiorò alla mente;
semplice storia di pesca divenuta classico, un epico
scontro di un uomo contro gli elementi.

All of the man’s Havana haunts – wherever he ate
or drank, worked or played – now preserved
for new generations of those he lived among
and loved with a bullfighter’s fiery elegance,
people who loved him back and love him still –
hero in a nation his own countrymen blockade –
this place he lived in and where he lives
on, forever Papa, a giant among those
who embraced him, took him into their hearts
and cherished him, not the man who lived in Idaho
and hunted pheasants, who one day took
his shotgun out and wrote the final words
to the story he spent a lifetime telling.

A L’Avana i suoi rifugi – ogni luogo dove bevve
o mangiò, lavorò o giocò – sono ora curati
dalle nuove generazioni di quelli fra cui visse
e amò con ardente eleganza da torero, gente
che ne ricambiò l’amore, e ancora l’ama – eroe
in uno stato che l’America mise all’embargo –
questo il luogo in cui volle vivere, dove è ancora
vivo, per sempre Papa, un gigante fra quelli
che lo accolsero, intensamente amarono
e adorarono, non l’uomo che viveva nell’Idaho
e vi cacciava fagiani, il quale, un giorno, prese
il revolver e scrisse la parola ‘fine’ alla storia
che aveva raccontato da una vita.


Room 511

Stanza 511

He stands at the window of his hotel room,
a spacious corner view overlooking
a feast of city lights, a fluttering of insects
caught in the beams of a nearby street lamp.
Tall and muscular, a powerful figure,
he is overcome with a recurrent unease,
an ever-present doubt that in the morning
he will not be able to pick up his story
from where he left it earlier today,
that overnight it will have disappeared,
into the void from which it emerged
months ago. Just returned from the bar,
he has become the irresistible magnet
that draws others to him nightly. Now,
the laughter and the music over, he is
alone with that persistent gnawing fear.

È alla finestra della sua stanza d’albergo,
ampia specola con vista su una festa
di luci cittadine, uno sfarfallio d’insetti
presi nei raggi d’un lampione attiguo.
Alto e massiccio, una figura possente,
è preda di un cruccio ricorrente,
il dubbio onnipresente che non riuscirà
al mattino a riprendere la storia
là dove l’ha lasciata oggi,
che nottetempo svanirà,
nel vuoto da cui emerse
mesi fa. Da poco tornato dal bar,
è diventato l’irresistibile magnete
che ogni notte attira altri a sé. Ora,
spenta ogni musica e risata, è
solo col tenace timore che lo rode.

He lives by his journalism, but within him
festers a need to weave a tale of greater scope,
a story of lovers caught in a time of war.
Though the story exists only
in sketchy images in his mind and he has
no clear idea where these images will take him,
an urgent voice inside drives him.
It is just a room, he thinks, a place to sleep,
but it will serve as a work place.

Vive dei suoi articoli, ma esacerbata è
in lui l’urgenza d’una trama di più ampio respiro,
una storia d’amanti presi in tempo di guerra.
Benché la storia esista solo
in idee vaghe nella mente e non veda
chiaro dove queste idee lo porteranno,
una voce prepotente lo guida.
È solo una stanza, pensa, un posto per dormire,
ma andrà bene come posto di lavoro.

He has taken a chance and paid a month’s rent –
two dollars a day for the month. 1932.
Through the window Havana glitters.
The man is Hemingway and this room
on the topmost floor of Ambos Mundos Hotel
is a room he will come to know well.

D’azzardo ha pagato un mese d’affitto –
due dollari al giorno per il mese. 1932.
Di là dalla finestra L’Avana sfavilla.
L’uomo è Hemingway e questa stanza
al piano più alto dell’Ambos Mundos Hotel
è una stanza che lui conoscerà bene.


Hotel Ambos Mundos

Hotel Ambos Mundos

Today is simply one more hourly mustering
of mildly curious tourists who have paid
Esmeralda their two convertible pesos
to stand here and gawk around the room
of the great writer during his early days
in Cuba. Most groups of seven or eight,
the maximum for this tour, stand in silence
throughout her rote delivery; others interrupt,
questions as stupid as their expressions.

Oggi c’è solo l’ennesimo raduno orario
di turisti un po’ curiosi che hanno pagato
due pesos convertibili a Esmeralda
per starsene qui a fissare inebetiti la stanza
del grande scrittore nei primi giorni
a Cuba. Gruppi di sette o otto, per lo più,
il massimo per questo tour, stanno in silenzio
nel tempo del discorso di routine; altri interrompono,
quesiti sciocchi quanto le facce.

Today Esmeralda discovers she has a group
of writers and can sense palpable excitement
as if the great man himself were in the small room,
instead of mere memorabilia, odds and ends
of a life. She is happy because her years
of Hemingway study will be put to the test
and she loves moments when she is able
to answer the questions they have carried
with them to this very room.

Oggi Esmeralda scopre d’avere un gruppo
di scrittori e avverte un fermento tangibile,
quasi che Lui in persona fosse lì, nella stanzetta,
e non solo cimeli d’ogni sorta, reliquie
d’una vita. È felice perché i suoi anni
di studio su Hemingway saranno testati,
ama gli attimi in cui sa dare
risposta ai quesiti che hanno portato
con sé qui, in questa stanza.

Esperanza knows that already she has
exceeded the time allotted to each group.
However she continues to toss further tidbits
of history as though she were feeding the pigeons
in the park square. Her smile hints at enigmatic
as she offers each additional morsel – fact
or fiction, no matter – snapped up by her flock.
Esperanza lives for days like this,
for people who can pique her interest
and turn her knowledge to an elixir
that not only sustains her but gives her
an adrenalin rush of power and control.
Just look at that one! See how
he hangs on even my slightest utterance?
I could tell him the man was a secret spy
for the Spanish, set on restoring Cuba
to Spain and he’d write it down,
carry it away and spread the story
far and wide until it was indistinguishable
from what is accepted biographical fact.

Esmeralda sa che ha già superato
il tempo assegnato a ogni gruppo.
Pure, prosegue a gettare bocconcini extra
di storia quasi stesse sfamando i piccioni
nel parco. Il sorriso le si fa enigmatico ammicco
a ogni morso di diceria in più – fatto
o fola, non conta – che il suo stormo coglie al volo.
Esmeralda vive per giorni così,
per gente che stimoli l’interesse
e tramuti il suo sapere in elisir
che non solo la nutre, ma le dà
una scossa adrenalinica di potere e controllo.
Guarda quello! Vedi come
pende da ogni mia sillaba?
Potrei dirgli che l’uomo era una spia segreta
degli spagnoli, che tramava per rendere Cuba
alla Spagna e quello prenderebbe nota,
e andrebbe a spargere la storia
ai quattro venti fino a renderla indistinguibile
dal dato biografico assodato.

Esmeralda concludes her last answer
and gestures towards the door, ushers
the small group out, one by one, smiles
at each as they pass by offering their words
of appreciation and thanks, several pressing
tips in to her hand with winks, as if to indicate
they know it is frowned upon.

Esmeralda dà l’ultima risposta,
quindi indica la porta e scorta
il gruppetto all’uscita, uno a uno, per tutti
ha un sorriso, mentre passano fra parole
di stima e riconoscenza, diversi stringendole mance
nella mano con strizzatine d’occhio, come a dire
che sanno che la cosa è deplorata.

Outside room 511 a new group is impatient.

Fuori dalla 511 un altro gruppo aspetta impaziente.


El Floridita

El Floridita

When the front doors open for the daily onslaught,
at the crack of noon, a tourist assault swizzles
through the doorway to jostle for favourable tables,
while singles settle for stools at the famous bar.
Over-priced daiquiris and mojitos are moments
from sipping in this saloon that lays claim
to creating the concoction Hemingway declared
the best drink in Cuba. Smiling patrons pose
beside the writer’s bronze statue, permanent
on its end bar stool, as if letting an arm
rest casually on the sculpted shoulder
would ensure for them a measure of immortality.
In El Floridita today a Cuban group,
Los Hermanos, have begun to play and sing
their versions of songs Ry Cooder introduced
to the world outside Cuba by recording
Buena Vista Social Club. Good musicians all,
Los Hermanos know no matter how successful
they may be, they must always play second fiddle
to the mute metal bar stool figure – at least,
in the minds and hearts of those who have come
to taste a piece of Hemingway history,
to drink rum daiquiris. While aware of the music’s
infectious rhythms, these visitors will always
have one ear attuned to any pertinent whispers
or laughter rising above the music from time past.

Quando, scoccato mezzodì, le porte s’aprono
per l’assalto del giorno, un cocktail di turisti all’attacco
si riversa dall’entrata a spinte per i tavoli migliori,
i single invece, nel famoso bar, s’assidono su scanni.
Daiquiri e mojito a caro prezzo saranno a breve
sorseggiati nel locale che rivendica diritti
sulla miscela proclamata da Hemingway
la miglior bevanda di Cuba. Clienti in posa sorridono
accanto al bronzo dello scrittore, stabile
nel suo scanno sul fondo, quasi che posare
il braccio con familiarità sulla spalla scolpita
garantisse loro una dose d’immortalità.
Oggi a El Floridita un gruppo cubano,
Los Hermanos, per la prima volta interpreta
le proprie rese di canzoni che Ry Cooder
diffuse fuori Cuba quando incise
Buena Vista Social Club. Tutti buoni musicisti,
Los Hermanos sanno che la loro fama, anche grande,
non conta: sempre saranno comparse rispetto alla
muta sagoma in metallo sullo scanno – almeno,
nella mente e nei cuori di chi è venuto
a gustare un pezzo di storia di Hemingway,
a bere daiquiri al rum. Avvinti dai ritmi contagiosi
della musica, questi visitatori sempre avranno
orecchio attento a sussurri o risa del presente che,
pure in tono, subissino la musica del passato.


Two Old Boys of Cojimar

Due vecchi di Cojimar

When the two old fellows saw us approaching
they snapped to like wind-gusted flags.

Quando i due vecchietti ci videro arrivare
scattarono su come vessilli sferzati dal vento.

The little fishing village just east of Havana
is best known as home of Santiago,
Hemingway’s heroic fisherman protagonist
who spent two days and two nights adrift
far out on the Gulf, bound, will to will,
to a magnificent and gigantic marlin,
until he subdued the great fish,
only to lose it to marauding sharks
before he could bring it home
as tangible proof of his prowess,
his once-in-a-lifetime catch.

Il paesino di pescatori un po’ a est di L’Avana
è meglio noto come casa di Santiago,
l’eroico pescatore, presonaggio di Hemingway
che passò due giorni e due notti al largo
nel Golfo, alla deriva, legato per mutua volontà,
a un magnifico marlino gigante,
finché domò il grosso pesce,
ma solo per cederlo a squali voraci
prima di riuscire a portarselo a casa
prova tangibile della sua prodezza,
la cattura da ‘una volta nella vita’.

As we stroll along the seawall we see
a white statue raised on a dais,
a quiet space set off the road ,
close enough to the sea that were
Hemingway’s likeness to come alive ,
he could imagine himself fishing ,
imagine the movement of the Gulf stream;
even imagine Santiago, tied
to that huge fish – imagine once again
the inextricable, the unfathomable bond
between man and marlin he forged
into enduring myth. Tourists to Cojimar
pay homage and marvel at the impact
Hemingway had on his adopted country
during his twenty year residence.

Passeggiando lungo il molo scorgiamo
una statua bianca su un basamento,
quieto spiazzo che s’apre sulla strada,
non lontano dal mare che era
per Hemingway figura di risveglio,
immaginarsi a pesca,
immaginare il moto dei flutti del Golfo;
e immaginare Santiago, avvinto
al pesce enorme – immaginare una volta ancora
l’inestricabile, insondabile vincolo
tra uomo e marlino da lui forgiato
in mito eterno. I turisti a Cojimar
rendono omaggio e si stupiscono all’impatto
che Hemingway ebbe sul paese adottivo
nel ventennale soggiorno.

The aged duo launches a spirited,
but musically bereft rendition of what
they have come to believe every tourist
is waiting to hear – ‘Guantanamera’.
This enterprising twosome appear
as though they could have been
Santiago’s neighbours, hands more suited
to hauling fishing lines
than performing recognizable music.
When we fail to shower them with pesos
and stroll past without a backward glance,
the entertainment sputters to a halt –
Hemingway, impassive throughout.

L’attempato duo si slancia in una vivace
resa, musicalmente giù di tono, di quello
che ormai credono ogni turista
si aspetti di sentire – Guantanamera.
I soci dell’audace coppia parrebbero
quasi aver vissuto porta a porta
con Santiago, mani più adatte
a tirare lenze da pesca
che a eseguire musica decente.
Quando da noi non scrosciano pesos
e proseguiamo senza voltarci indietro,
lo spettacolo sfrigola in arresto –
Hemingway impassibile tutto il tempo.


(Traduzioni di Angela D’Ambra) 

Note 

1 Glen Sorestad, nato a Vancouver, si è trasferito nelle praterie all’età di dieci anni ed è cresciuto in una fattoria nel Saskatchewan centro-orientale. È stato insegnante di scuola per oltre 20 anni, gli ultimi dodici in una scuola superiore a Saskatoon. Ha conseguito un Master in Scienze della Formazione presso l’Università di Saskatchewan. Ha iniziato a scrivere seriamente nel 1968, ha co-fondato Thistledown Press nel 1975 con la moglie Sonia abbandonando l’insegnamento nel 1981 per dedicarsi alla scrittura e alle attività editoriali. È stato Presidente di Thistledown Press dal 1975 al 2000, quando con la moglie si è ritirato dal settore editoriale. Le poesie e i racconti di Sorestad sono stati pubblicati in tutto il Canada, Stati Uniti, Inghilterra, Scozia, Nuova Zelanda, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Slovenia, Cuba e Sud Africa. È autore o co-autore di oltre venti volumi di poesia; la sua poesia è stata spesso trasmessa da radio CBC, dalle radio negli Stati Uniti e all’estero. Le sue raccolte poetiche sono tradotte in varie lingue, tra cui francese, spagnolo, norvegese, finlandese, sloveno e afrikaans. È redattore o co-redattore di molte antologie poetiche e di racconti, tra cui, di recente un’antologia internazionale, Something to Declare, per la Oxford University Press, e un’antologia poetica, In The Clear, Thistledown Press. Le sue poesie sono apparse in oltre 50 antologie e libri di testo. Uno dei suoi volumi di poesia è stato la fonte principale per la pièce A Place in the Shade di Rodney McLean. I suoi racconti sono stati antologizzati, uno è stato prodotto per la televisione in Canada da Bravo TV. Sorestad ha tenuto numerose letture pubbliche delle sue poesie ed è stato segnalato in due importanti eventi internazionali letterari: il Lahti International Writers Reunion in Finlandia, nel 2001, e il Vilenica in Slovenia nel 2002. Nel 1999 Sorestad è stato insignito del titolo di Life Member dalla League of Canadian Poets. Nel novembre del 2000 è stato nominato primo Poeta Laureato di Saskatchewan, diventando così il primo Poeta provinciale o federale nominato in Canada, e attivo fino al 2004. Ha ricevuto il Saskatoon Book Award nel novembre 2001 per Leaving Holds Me Here. Nel febbraio 2003 Sorestad ha ricevuto la Queen’s Golden Jubilee Medal. Ha ricevuto l’iscrizione vitalizia al Writers Guild Saskatchewan nel 2009. È stato nominato Member of the Order of Canada il 30 giugno 2010. Ha ricevuto il Queen’s Diamond Jubilee Medal nel 2012. 

2 Hemingway and Havana: the author’s statement. I wrote the five poems of this grouping or suite of poems in early 2012, much of the first draft material being composed in Havana in February when my wife and I spent two weeks there. I have been an admirer of Ernest Hemingway’s novels and short stories since I first encountered them many decades ago. Though I have by no means read my way through the entirety of Hemingway’s considerable writing oeuvre, I have always been much impressed with his shorter fiction, stories like The Short Happy Life of Francis Macomber”, The Snows of Kilimanjaro and The Killers. In fact, the short novel, Old Man and the Sea, perhaps one of the most powerful sea stories ever written in English, is a work that strikes me more as a long story than a novel. While I knew something of Hemingway’s writing life, having read at least one biography of him, Papa Hemingway, having also read his own account of his years in Paris, The Moveable Feast, and also having read accounts of those Paris days by Morley Callaghan and John Glassco, I certainly could not call myself highly knowledgeable about the life of the famous American writer. Especially, I did not know a great deal about the more than twenty years that Hemingway and his wife Mary spent in Havana. I was aware that the Cubans thought of Hemingway as one of their own and that they had made every attempt to preserve as much of Hemingway’s Cuban legacy as possible. On my first trip to Cuba in 2010 I visited the famous Cathedral of our Lady of Charity of El Cobre located near Santiago de Cuba. Here I learned that Hemingway had given his Nobel Prize for Literature to this cathedral to be put on display for the Cuban people. That made me realize how deep were the American writer’s feelings for the people of Cuba. Interestingly, the Hemingway medal was stolen in the 1980s, later recovered, and has been under lock and key since at the Cathedral Sanctuary of El Cobre. One would reasonably have expected that this Nobel medal would be on display in some very prominent U. S. Museum, not hidden away from the public under lock and key in a remote cathedral in southern Cuba. However, despite this firsthand encounter with Hemingway’s ongoing legacy in Cuba, I still resisted the temptation to write anything about Hemingway and his relationship to Cuba and its people. But it did whet my appetite for my second trip because I knew that my second trip would be to Havana and there I would certainly come face-to-face with Hemingway’s ongoing presence. So in 2012 I went into Old Havana on numerous occasions and began to follow the well worn footsteps of Papa Hemingway to the various places with which he was associated. Over several days I visited El Floridita, his favourite drinking spot, among quite a number of bars he apparently frequented at different times; the hotel and indeed the very room he occupied for much of the writing of A Farewell to Arms; the home overlooking the city where he and Mary lived for many years; the little fishing village of Cojimar where Hemingway kept his famous fishing boat and where he is remembered today with a full-sized statue. I ate lunch in Cojimar in a little restaurant that was rumoured to have been a favourite drinking spot for Hemingway after coming in from fishing on the Gulf of Mexico. For several days I was steeped in the pervading presence of Ernest Hemingway and so I wrote the beginnings of four of the poems then and there. El Floridita is the best known bar in Old Havana because of Hemingway and because Hemingway proclaimed its rum daiquiri to be the finest cocktail in the world. Probably a very high percentage of all tourists to Old Havana, regardless of the country they come from, end up visiting El Floridita because it has become a premier tourist destination. I wanted my poem to capture this drinking spot in such a way that it suggests one of the many ways that Hemingway has left his mark on Cuba and especially Havana, which he loved as a city. His bronzed bust may be permanent on the bar stool in El Floridita, but his spirit is felt everywhere in Old Havana. Hotel Ambos Mundos and Room 511 both attempt to capture something of this old hotel which Hemingway has made famous by his presence there over several years. However, in Room 511 I attempt to put a young Hemingway into the poem during the first year he lived in Room 511, probably in the year 1932, although there are suggestions that it might have been earlier than that. I have tried to suggest that there is a decided difference between the ebullient, party-going conversationalist that Hemingway certainly was and the far less secure writer who must spend hours with himself and with the stories he wants to write. Because Room 511 was Hemingway’s room, it was very famous and it has been carefully preserved to this day as a museum, though the rest of the hotel does business as usual. Hotel Ambos Mundos focuses on a Cuban woman, Esmeralda, who is one of the tour guides who conduct many daily tours of the single room and answer the many questions of visiting tourists. These tour guides are, of course, educated in Hemingway’s writing and his life during the many years he lived in Cuba and they sometimes can offer little bits of information which is not generally known, or even information that is more or less rumour rather than fact. I wanted to portray the real-life Esmeralda of the poem as someone who enjoys feeding the visitors such bits of information about the great American writer. The day my wife and I visited the little fishing village of Cojimar and walked its streets and along its seawall, under the watchful eye of the full-sized statue of Hemingway, there were indeed a pair of old men, one with a guitar, who were sitting on the steps of the Hemingway monument, presumably awaiting tourists like us from whom they might be able to solicit a few pesos by singing a song for us. I decided to make them a part of the poem because it does reveal to the reader the extent to which Ernest Hemingway has become not simply a part of Cuban history, but something that is highly important to the tourist industry to exploit and as well to the entrepreneurial ingenuity of Cubans to turn into part of their livelihoods. 

3 Glen Sorestad, Aide Memoire, Leaving Holds me Here: Selected Poems, Saskatoon, SK Canada, Thistledown Press 2001. 

4 Glen Sorestad, Ancestral Dance, Leaving Holds Me Here: Selected Poems, Saskatoon, SK Canada, Thistledown Press 2001. 

5 D. Walcott, Omeros, Milano, Adelphi 2003, p. 544. 

6Ibidem. 

7Ivi, p. 546. 

8Ivi, p.12. 

9Ivi, p. 220. 

10Ivi, p. 252. 

11Ivi, p. 270.


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