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Concha García: straniamento ed estraneità (2012) 

A cura di Arianna Fiore1 

In: Semicerchio LVI (01/2017), “(Neo)Barocco. Poesia del Seicento nella teoria contemporanea”, pp. 85-99. 

  

Concha García (La Rambla, Cordova 1956), è laureata in Filologia presso l’Università di Barcellona, città dove risiede. Le sue poesie sono state incluse in diverse antologie. Ha pubblicato le seguenti raccolte: Por mí no arderán los quicios ni se quemarán las teas, 1987; Otra ley; Ya nada es rito, 1988; Desdén, 1990; Pormenor, 1992, ripubblicato a Madrid nel 2005; Ayer y calles, 1995; Cuántas llaves, 1998; Árboles que ya florecerán, 2001; Lo de ella, 2003; Diálogos de la Hetaira, 2003; Si yo fuera otra. Antología poética, 2005; Bäume und Schulüssel, con la traduzione di Leopold Davi, Frauenfeld (Svizzera) 2003; Ya nada es rito y otros poemas (1987-2003), con prologo di Rosa María Belda, 2007; Acontecimiento, 2008; El día anterior al momento de quererle, 2013; Las proximidades, 2016. È anche autrice dei diari La Lejanía. Cuaderno de Montevideo, 2013; Los antiguos domicilios, 2015 e di Asomos de luz, raccolta di saggi di poetica del 2013. 

Ha collaborato come critica letteraria a diverse pubblicazioni. È autrice delle antologie Antología de poesía de la Patagonia, Cedma, Málaga (2006), En el revés del cielo (poesía española y argentina contemporánea), Paradiso y CCEBA, Buenos Aires (2006); Noreste, Extremos Sur (antología de poesía catalana contemporánea), Extremo Sur, Comodoro Rivadavia, Patagonia argentina; La Frontera móvil: antología de la poesía contemporánea de la Patagonia argentina, Carena, Barcelona (2015). È co-traduttrice, insieme a Cecilia Dreymüller, dell’opera poetica di Ingeborg Bachmann, pubblicata nel 1999 e nel 2001 presso la casa editrice Hiperión. 

Nel 1988 ha ottenuto il premio Barcarola e nel 1994 il premio Jaime Gil de Biedma. È considerata un membro di prestigio delle ultime correnti della poesia spagnola. 

Il presente scritto di poetica torna a riflettere sulla polemica viva e per molti aspetti eterna sull’essenza del lavoro poetico. 

La poesia non è un testo che si scrive alla maniera di…, e nemmeno un atto deliberato il cui risultato debba essere un ‘artefatto’, chiamato testo poetico. Non è nemmeno un ordine nel discorso, perché la poesia è priva di un unico discorso. La poesia si avvicina più alla percezione della realtà che alla sua spiegazione. Ossia, la poesia è intimamente unita all’esperienza della realtà e alla forma che questa plasma attraverso la scrittura. Ma la poesia non è scrittura, diciamo che la scrittura la cattura, ma solo una parte di realtà è catturata nella poesia, o anche tutta, una realtà che dura un istante. Maggiore è la distanza dell’io confessionale di chi scrive il testo poetico, più alto è il grado di verosimiglianza. Bisogna segnare le distanze senza imposture. La prossimità dà luogo solo a suoni se non è catturata dalla coscienza. Ritengo questo molto importante. 

Partendo da questa premessa voglio rendervi partecipi di alcune questioni che hanno occupato la maggior parte della mia scrittura: l’io, la realtà, il linguaggio e lo spazio, questioni che non hanno mai smesso di fluttuare in una sorta di straniamento. 

Considerare singolarmente ognuna di esse darebbe come risultato una nozione frammentata e stagna dell’impulso della scrittura. La realtà è un concetto in cui ci muoviamo mentalmente con una certa difficoltà, forse perché ha bisogno di essere costantemente spiegata e compresa, e la realtà è tutto, ma attenzione, non si interrompe mai. Si frammenta, come una sfera compatta. È anche duttile, porosa, ferrea, transitabile, tutto quello che possiamo immaginare. Ritengo che sia prima di tutto indivisibile, e questa è la questione. C’è un aforisma di Elias Canetti che può aiutarci a chiarire questo pensiero: una tempesta che duri un’intera settimana. Buio ovunque. Leggere solo quando si abbattono i fulmini. Ricordare quanto letto alla luce dei fulmini e metterlo assieme. La realtà si frammenta, questo vuol dire che scegliamo o diamo più risalto a un segmento piuttosto che a un altro nell’infinita successione temporale. 

Siamo qua e là, dispersi in uno spazio temporale interiore ed esteriore, dentro e fuori, nei sogni e nei caffè, nella consapevolezza delle persone che sei stata e nell’adesso sdrucciolevole e sfuggente. Ha sempre richiamato la mia attenzione quello che definiamo ‘il passare del tempo’, che vuol dire avere coscienza del passare del tempo. 

Nella poesia si ha bisogno di un io, o di vari io, per constatare quello scorrere godibile solo nel suo radicale divenire affinché gli spazi, nella poesia, possano essere transitati dalla donna che sono stata in ognuna delle temporalità che segnano l’esistenza. E non è che mi siano interessate esclusivamente le poesie scritte da donne, anche se in molta poesia scritta da donne riscontravo le realtà che mi interessavano profondamente: la scissione tra il corpo e il Desiderio, le soggettività che avvicinano al quotidiano e una minore preoccupazione per gli aspetti formali. 

Otra ley (1987, Altra legge), Ya nada es rito (1988, Ormai niente è più rito) e Desdén (1990, Sdegno) formano una trilogia. La donna che scriveva allora era consapevole della mancanza di specchi in cui guardare a una tradizione diciamo più generosa, o meno rispettosa dell’ordine classico delle forme. Così, ho trovato – e farò solo il nome di poeti, consapevole che le influenze arrivavano anche da altri ambiti – Fernando Pessoa, Silvia Plath, Anne Sexton, Paul Celan, Charles Baudelaire, Oliverio Girondo, Selva Casal, la poesia greca arcaica, le jarchas e le cantigas de amigo… Questi libri rompevano un ordine: i testi, quei frammenti di una totalità che non potevo distinguere, e la donna che li scriveva non era sola, iniziavo a sentire compagnie che apparivano quando ne sentivo il bisogno in una ricerca intelligente di saperi che mi dessero sicurezza, non solo compagnia. 

Lo stile ‘barocchizzante’ che utilizzavo nelle mie poesie nascondeva un qualcosa del desiderio stesso, era lo stratagemma per dare visibilità attraverso il linguaggio a una repressione ancestrale che obbligava le donne a un destino unidirezionale (sposarsi, fare figli): io ero una di loro (ma non volevo esserlo). In quegli anni, poco dopo la morte del dittatore Francisco Franco (1939-1975), era molto difficile uscir fuori dal processo storico, se non emigrando o andando in esilio. Siamo noi a subire la storia, non il contrario, quasi mai la scriviamo – nessuno può sottrarsi al tempo che gli è toccato vivere –. Senza quel linguaggio rigoglioso non avrei respirato, sarei rimasta intrappolata in una serie di segni che avrebbe nascosto troppo il reale. Era questo, diciamo, lo stratagemma; come chi apre una finestra e la rinchiude di colpo, la realtà era catturata di sbieco, con l’immediatezza che annichiliva la durata, perché il reale era quello che avevi contemplato per una frazione di secondo. 

Il corpo, gli oggetti, testimoniavano l’esistenza di una realtà poco gentile, con troppa solitudine di fondo e certe tinte di straniamento. In quel periodo, negli anni Ottanta, si formò una delle correnti più determinanti degli ultimi vent’anni. La poesia dell’esperienza. Se ne è parlato molto. In realtà è stata un’operazione ben pensata per farle avere un impatto contro il gruppo dei Novísimos, sorto negli anni Settanta grazie all’antologia del loro mentore, José María Castellet, Los nueve novísimos. Il gruppo ‘dell’esperienza’ voleva che la scrittura fosse solo un genere di finzione come il teatro o il romanzo, con la ‘temperatura morale precisa’ (non si accettavano donne). Ossia, qualcuno sufficiente-mente distanziato dalla sua soggettività, in modo tale da costruire soprattutto attraverso il ricorso all’endecasillabo sciolto una poesia ‘verosimile’. 

L’esperienza coinvolge tutti gli stati dell’essere e non possiamo dire che nulla che abbia a che fare con un essere umano sia fuori dall’esperienza, ma l’espressione è troppo imprecisa e in realtà non dice nulla. 

Negli anni Novanta ho pubblicato due raccolte poetiche che avrebbero inaugurato una nuova tappa nella mia poesia: Pormenor (1994, Dettaglio) e Ayer y calles (1995, Ieri e strade). 

In queste raccolte si apriva una prospettiva più ampia, la realtà non si trovava più solo tra gli oggetti e i corpi velati, nascosti tra le metonimie, ma si allargava agli spazi urbani, e camminando per le vie della città di Barcellona acquisii la consapevolezza per guardare come una donna, con i limiti che questo imponeva: la città era stata sempre descritta dal punto di vista degli uomini e, com’è noto, lo spazio interno era occupato dalle donne. Una giovane di poco più di trent’anni non poteva sedersi in un bar e prendere da sola qualcosa da bere, ad esempio, senza che si pensasse che fosse in cerca di qualcos’altro. Il piacere della solitudine, di chi vuole passeggiare libera da pregiudizi e allo stesso tempo scandagliare una nuova esperienza che le provocava piacere e curiosità nel camminare sola all’alba. La Lisbona pessoana e la Parigi di Baudelaire sono state due fonti a cui non mi sono stancata di abbeverarmi. Sono arrivate anche delle poetesse del Nord America, che mostravano la realtà dagli stretti edifici delle loro vite di donne della classe media. Sharon Olds, ma anche Raymond Carver; Ingeborg Bachmann e la struttura versale di Saint John Perse; sempre più lontana dalla tradizione spagnola mi nutrivo di traduzioni e di poeti arrivati dall’America del Sud: Emilio Adolfo Westphalen, Pablo Neruda, Gabriela Mistral, Alejandra Pizarnik, Olga Orozco; il linguaggio entrava, non so perché, con una realtà molto più multiforme e poi, ovviamente, c’era sempre la vita, nella sua quotidiana asprezza ricca di piccole gioie. Gli appartamenti modesti in città in cui l’anonimato offriva un certo potere d’attrazione e una grande dose di solitudine, la rinuncia alle convenzioni, le strade. 

In un numero della rivista ‘Ínsula’ pubblicato nel 1994, ho scritto un articolo intitolato ‘Poco a poco he dejado de ser ella para ser una’ (‘A poco a poco ho smesso di essere lei per essere una’): «La relazione tra l’anima e il pensiero razionale che deve distribuire la vita (il lavoro, gli amici, l’amore…) spesso è antitetica. Esistono troppe contraddizioni, in parte perché l’eredità culturale e la realtà si trovano agli antipodi. Per salvarmi da questo conflitto mi invento un personaggio letterario che deve custodire la condizione di essere fedele al discorso del linguaggio, chiamiamolo ‘puro dell’anima’, senza svincolarlo dalla mia esperienza (…). Inizio a fratturare le frasi e a lasciare i finali in sospeso, perché nella vita reale i finali non sono mai prevedibili». 

Credo che sia stato Valente ad affermare che la mancanza di relazione tra poesia e pensiero era una carenza grave e persistente nella nostra modernità. Se da ogni tappa vitale si riesce a imparare che gli insegnamenti possono essere applicati solo quando se ne assume coscienza, e non è sufficiente un solo sguardo, il volo comincia rasoterra e si arriva fino ai più alti balconi di edifici screziati delle periferie nelle grandi città. Ma lo sguardo deve essere sempre ‘altro’ perché non si è mai uguali, perché questo è il dramma di tutta l’esistenza, l’irrimediabile caducità dei nostri corpi e dei nostri pensieri. Come ci si può permettere un solo sguardo? Come ha scritto Paul Cahill, «In Ayer y calles gli scenari sono fisici e testuali, usati da altri poeti che cercano di imporre e promuovere la normalità sia poetica che politica. Le poesie che compongono questa raccolta segnalano e s’interrogano sulle premesse della scrittura lirica dei poeti dell’esperienza, attraverso un’esplorazione della tensione tra identità e alterità, e somiglianza e differenza». 

Continuiamo il cammino con tre libri molto diversi tra di loro: Cuántas llaves (1996, Quante chiavi), Árboles que ya florecerán (2000, Alberi che ormai fioriranno) e Lo de ella (2003, Ciò che è suo). 

Tre diverse proposte di scrittura. In Cuántas llaves includo poesie più lunghe e narrative, alcune scritte a due voci, due livelli di coscienza e di realtà, con lo stesso tema di fondo: la città, la solitudine, introducendo però qualcosa di nuovo, ovvero la percezione di un certo fenomeno che si trova oltre il quotidiano, uno straniamento che a volte frena il divenire e lo trasforma in una esperienza originata dall’inconscio, e inizio a domandarmi se la poesia anticipi il reale o se lo scriva incidendolo. Si trova altrove, in un altro luogo, si sa, e torniamo con lo sguardo obliquo, capace di tracciare infiniti cammini di ciò che chiamiamo ‘anima’. 

In Árboles que ya florecerán si trasmette una forza vitale, la necessità di un cambiamento completo. La donna continua a fare i suoi movimenti ma ora sono contemporaneamente spaziali e temporali. Fuori dal centro, sempre ai margini, dove si concentra l’esperienza dell’esperienza. Per questo il testo poetico occupa tutto il libro. 

Lo de ella è formato da testi di quattro versi dove ciò che conta è l’alterità, con tutte le sue varianti: quella che sono stata, quella che ero, quella che sarò, quella che… sono? L’identità si presenta come un fenomeno complesso, ma questo non lo sapevo, mentre si scrive non si sa quale sarà il risultato. La poesia ti cattura, ti porta dove vuole. 

L’io si riconosce nelle sue perdite e la città nello smarrimento, ha scritto saggiamente Juan Carlos Suñén. 

L’ultimo libro, ad oggi, è Acontecimiento (2008, Avvenimento). Il titolo obbedisce alla consapevolezza che ogni istante è un avvenimento e questa presa di coscienza mi avvicina a una visione più filosofica, meno immediata. L’esistenza sorge in quello che avviene, nell’inaspettato che non percepiamo come tale, di fronte a una realtà densa e caotica bisogna tenere conto dello ‘strano meccanismo del quotidiano’ (Antonio Ortega). 

La vera metafora di questo libro di poesie è il trasferimento, tra la scoperta e la dispersione, come ben segnala Vicente Luis Mora. Andare da un luogo all’altro, ma anche i nostri antenati si sono mossi, un errare costante. La mia famiglia emigrò da una regione del sud della Spagna a un’altra più prospera nel nordest, la consapevolezza dello sradicamento e dell’estraniamento nella nuova società che ti accoglie, passo dopo passo, la consapevolezza che mentre stai pensando a cosa ti cucinerai per cena, un movimento di malinconia apre un varco nell’istante, la percezione di tutte le realtà possibili, comprese quelle che non sono state reali. Le questioni metafisiche disciolte davanti al finestrino dell’automobile che danno luogo a riflessioni prosaiche. Tutto allo stesso tempo. I titoli formano una catena di scene quotidiane, opportuni per incorniciare la poesia nella gamma delle realtà che propone. 

CONCHA GARCÍA
(Trad. Arianna Fiore)  

Otra ley (1987)

Altra legge


Trad. Carmela Oliviero  

Con una agradable desidia

Con una piacevole indolenza

   

He visto que sí, pero me he aburrido.

Ho visto che sì, ma mi sono annoiata.

Son siete salidas cada vez que se pone la falda.

Sono sette sfilate ogni volta che indossa la gonna.

Causa una deplorable imagen asustadiza su cerviz

Causa una deplorevole immagine spaventevole il suo capo

intentando llegar a la almohada sin brote de ganas.

nel tentativo di arrivare al cuscino senza voglia alcuna.

Ya arrugó el labio y he comprobado sus permanentes

Ha già corrugato le labbra e ho verificato le sue indelebili

estrías. Yo soy seca. Me debería arrodillar

rughe. Io sono assetata. Dovrei inginocchiarmi

cuando bebo en los charcos. Me debería limitar

quando bevo dalle pozzanghere. Dovrei limitarmi

a beber y beber.

a bere e bere.


Confirmación

Conferma

   

Soy una larga espalda inclinada hacia el sur.

Sono una lunga schiena inclinata verso sud.

Que mi madre me dio leche, ya lo sé. Que me

Che mia madre mi ha allattata, lo so già. Che mi

hincó la uña con cierta parsimonia bajo los cojines

ha defraudata con una certa parsimonia sotto i cuscini

y edredones, y su femenino amor tuvo que darme

e le trapunte, e il suo femminile amore ha dovuto darmi

osamenta y cutis. Gracias al fervor de las nubes

scheletro e cute. Grazie al fervore delle nubi

cultivó soliloquios, y ella, sin destreza

ha coltivato soliloqui, e lei, senza destrezza

me puso el ombligo entre las sienes, la epidermis

mi ha messo l’ombelico fra le tempie, l’epidermide

en las nalgas y el placer arquea mi perfil

nelle natiche e il piacere inarca il mio profilo

hondo y altanero. Declino en sombra

profondo e altero. Declino in ombra

proyectada, enorme, rasa. Único

proiettata, enorme, rasa. Unico

desligue que hay en mí.

distacco che c’è in me.


Desamor

Disamore

   

Me parte. Que no me olvide

Mi spezza. Che non dimentichi

si me partiera más

se mi spezzasse ancor più

dentro de unas veladas

nel corso di quelle serate

cuando cuaja la risa

quando prende il ridere e quasi tutto

y es porvenir casi todo.

è di là da venire.


Ya nada es rito (1988)

Ormai niente è più rito


Trad. Carmela Oliviero  

El desencanto que produce una ciudad desconocida después de haber sido olvidada

Il disincanto che produce una città sconosciuta dopo essere stata dimenticata

   

Mucho ha se suceder todavía: que se haga

Molto deve accadere ancora: che diventi

inicua tu entraña y que reboses de asco.

iniquo il tuo grembo e che trabocchi di ribrezzo.

Que las llagas de una palabra

Che le piaghe di una parola

no se sequen nunca y me lo escribas

non si prosciughino mai e tu me lo scriva

torciendo el bolígrafo muy en soledad.

torcendo la penna in profonda solitudine.

Que se sequen las tazas y las llenes

Che si prosciughino le tazze e tu le riempia

con mi espalda recordada, con mi

con la mia schiena che ricordi, con il mio

llavero inútil sonando en el concierto

portachiavi inutile che suona nel concerto

de Gillespie. Esparciéndote como si fueses

di Gillespie. Spargendoti come tu fossi

un barro duro en otras ansias.

una dura argilla in altre ansie.

Muy infeliz te diría que qué es eso.

Profondamente infelice ti direi poi che cosa è questo. 


Extraña tristeza

Strana tristezza

   

Silenciosa, más que el polvo de la botica,

Silenziosa, più della polvere nella bottega,

enmadejando hacia atrás con insolencia

mentre disfa la matassa con insolenza

varias disipaciones, busca el origen de su laconismo

varie dissipazioni, cerca l’origine del suo laconismo

maltrecho y no goza con el pensamiento

malconcio e non gode con il pensiero

sino que al quedarse puntuando las gracias

ma nel soffermarsi a valutare le grazie

que le dieron, se le ocurre mirar la gamuza,

che ha ricevuto, le capita di guardare lo straccio,

y la mira, y la vuelve a mirar.

e lo guarda, e lo guarda ancora.


Una muestra de sabiduría

Una dimostrazione di saggezza

   

Ya no tiene que acostumbrarse a llover

Non deve più abituarsi a piovere

porque el desasosiego lo ha dividido

perché l’inquietudine l’ha divisa

en tardes, y se seca, muy ufana

in serate, e si asciuga, davvero arrogante

cambia el rizo de la toalla por whisky,

scambia il velluto riccio dell’asciugamano per whisky,

las lamentaciones son para estar a solas,

le lamentele servono a stare da sola,

le gustaría entenderlo, pero se aminora

le piacerebbe capirlo, ma si calma

al buscar unas gafas,

cercando degli occhiali,

es tan delicado el día y aquel párrafo

così delicato è il giorno e quel paragrafo

que recuerda entre sus libros, cree cosas,

che ricorda fra i suoi libri, crede cose,

muchas, de pronto le parece increíble

molte, d’improvviso le sembra incredibile

creer tantas cosas.

credere tante cose.


Desdén (1990)

Sdegno


Trad. A. Casalini  

Dicha

Fortuna

   

Tengo todo el instante resumido en un libro

Ho l’intero istante qui riassunto in un libro

y me abro de piernas para mentir.

e apro le gambe per mentire.

La vida es un puzzle, preparo el potingue

La vita è un puzzle, preparo l’intruglio

de delicioso residuo y me congratulo con dios

di delizioso residuo e mi congratulo con dio

muchas veces. Todas. A lo mejor me voy

molte volte. Sempre. Magari vado via

poco espantada. La veterana de largo sentido

poco impaurita. La veterana dal senso profondo

es un poco triste, le acongoja el desdén

è un poco triste, l’angoscia lo sdegno

la repulsa, el desprecio, la desdicha.

il rifiuto, il disprezzo, la sfortuna.

Nacida para ser pronunciada mientras arde

Nata per essere pronunciata mentre arde

con la figura tiritante, a lo largo de otros

con la figura tremante, lungo altre

brazos, a lo largo de ellos sólo.

braccia, lungo di esse soltanto.


Reiterando el olvido

Reiterando l’oblio

   

Mujer sola, muy sola, dimitiendo en el mar.

Donna sola, molto sola, che si ritira nel mare.

Me estuve diciendo que no, que muy

Mi son ripetuta di no, che molto

lejos arbitraria y cumplidora con los paseos,

lontano arbitraria e solerte nelle passeggiate,

mejor nadar a perder la quilla, o que se

meglio nuotare fino a perdere la chiglia, oppure,

resquebraje por muy húmeda, meter la mano

molto umida, si sgretoli, mettere la mano

en el peso de la partida y muy lejana

sul peso della separazione e molto lontana

mirando el agua moverse muy sola.

a guardare quell’acqua muoversi molto sola.


El encanto de su boca

L’incanto della sua bocca

   

Amo el desliz con el que

Amo la lascivia con cui

me lo dijiste, y tu perfil

me lo hai detto, ed il tuo profilo

abrasando mi acarreo de besos

che arde tutto il mio carico di baci,

y tu izamiento al ser tendida

ed il tuo ergerti con me distesa

toda la tarde en tus alfombras

per tutta la sera sui tuoi tappeti,

y tus succiones de esfinge

il tuo suggere da sfinge

arrebato en dos jornadas

furore in due giornate

que yo amé. Y esa terrible

che ho amato. E quella terribile

manera de decantarse

maniera di decantarsi

por lo absoluto.

per l’assoluto.


Lo abstracto

L’astratto

   

De vez ne cuando

Ogni tanto

un vicio nuevo me invade y miro la hora

un vizio nuovo mi invade e guardo l’ora

porque se ha vaciado la alcancía,

perché il salvadanaio è ormai vuoto,

mis besos rebotan por las paredes

i miei baci rimbalzano sui muri

y mi mera ilusión es ese hábito

la mia mera speranza è questa consuetudine

que se escapa de la escasez y se regodea

che rifugge la scarsità e se la gode,

solo, como un altivo gusano,

sola, come un verme presuntuoso,

y me como los dedos de mi amante

e mi mangio le dita del mio amante

que no me amó, y me lamento

che non mi ha amato, e mi lamento

de la humedad que da eso en la mirada,

dell’umidità che questo causa allo sguardo,

y me pongo frenética aupándome para verlo

divento frenetica e mi sollevo per vedere

todo más lejos, y me acuso de divinizar

tutto più lontano, e mi accuso di divinizzare

lo que toco con el ojo, y me

quello che tocco con gli occhi, e mi

austa llevar la incertidumbre

spaventa portare l’incertezza

en los besos, y me pongo celosa

nei baci, e divento gelosa

porque soy olvidable.

perché sono dimenticabile.


Pormenor (1994) 

Dettaglio


Trad. A. Casalini  

Voluntad

Volontà

   

Ha pasado la saliva, toda mi saliva.

È scesa la saliva, tutta la mia saliva.

La que tengo cuando se me seca la boca

Quella che ho quando mi si secca la bocca,

la que tiene horquillas en el paladar, la saliva

quella che ha forcine nel palato, la saliva

mezclada en un vaso lento, ha pasado

mischiata in un bicchiere lento, è scesa

garabateando mi garganta, mi garganta

scarabocchiando la mia gola, la mia gola

está asqueada de siempre saliva, chorritos

disgustata dalla continua saliva, fiotti

de saliva. El miedo tiene miedo a su propia

di saliva. La paura ha paura della sua stessa

saliva, que tragué y que trago.

saliva, che ho inghiottito e inghiotto.

Trago duramente porque para que se licúe

Inghiotto a secco, perché affinché si liquefaccia

necesito beber otra cosa. Beber.

ho bisogno di bere qualcos’altro. Bere.


Ese otro día

Quell’altro giorno

   

Yo antes vivía en una vivienda abalconada.

Prima vivevo in una casa con balcone.

Luego viví en otra vivienda abalconada. Tuve tres.

Poi ho vissuto in un’altra casa con balcone. Ne ho avute tre.

Tres viviendas. Los taxis no eran demasiado caros.

Tre case. I taxi non erano troppo cari.

Girarme para mirar otra calle no resultaba

Girarmi per guardare un’altra strada non era affatto

peculiar. En cada una de las tres viviendas

speciale. In ognuna delle tre case

tuve un amante y amé como nunca.

ho avuto anche un amante e ho amato come non mai.

Amé tanto que no podía soportar los balcones

Ho amato tanto da non potere sopportare i balconi

a solas, y tuve que recordar balcones, tuve

da sola, e ho dovuto ricordare balconi, ho dovuto

que crear con balcones, tuve que cambiarme

creare con balconi, ho dovuto trasferirmi

a otra vivienda sin balcones. Y no deseo

in un’altra casa senza balconi. E non desidero

amar a nadie, mi deseo se cansa. Mi deseo

amare nessuno, il mio desiderio si stanca. Il mio desiderio

ya no soporta viviendas abalconadas.

non sopporta più case con balcone.

Estoy sentada en una silla. Tengo enfrente

Sono seduta su una sedia. Ho davanti

el televisor. La miro. No la observo. La miro.

il televisore. La guardo. Non la osservo. La guardo.


Bajo los auspicios

Sotto gli auspici

   

La cosa más profunda que he vivido

La cosa più profonda che ho vissuto

ya la he olvidado. Ahora sólo me importa

l’ho già scordata. Adesso m’importa soltanto

arreglar la ventana si se rompiera, o

di aggiustare la finestra se si rompe, o

limpiar los cristales. Todas las verdades

pulire i vetri. Tutte le verità

han sido un largo pronunciamiento sin fecha,

sono state un lungo verdetto senza data,

de pronto no recuerdo ninguna. Se confunden

d’improvviso non ne ricordo nessuna. Si confondono

encaramadas pajo los auspicios de mi necedad

innalzate sotto gli auspici della mia stupidità

que tampoco se precia. A mí me gusta

che nemmeno si apprezza. A me piace

el encantamiento de ciertas tardes, cuando

l’incantesimo di certe sere, quando

lo evidente no es real.

l’evidente non è reale.


Ayer y calles (1995)

Ieri e strade


Trad. Valerio Nardoni  

Hora novena del catorce de septiembre

Ora nona del quattordici di settembre

   

Miro la hora y mirándola

Guardo l’ora e guardandola

observo un puntiagudo trozo de metal

osservo un pezzo appuntito di metallo

que apunta a un número

che punta un numero

y forma ángulo perfecto. Bien.

e forma un angolo perfetto. Bene.

Los canales de televisión

I canali della televisione

alternativamente me recuerdan mi vida

alternativamente mi ricordano la mia vita

y mis otras. Todas las otras

e le mie altre. Tutte altre

que buscaban cómo acabar el día.

in cerca del modo di finire il giorno,

acabar la noche. Acabar.

finire la notte. Finire.

Ahora empiezo. Empiezo porque

Ora comincio. Comincio perché

una estúpida manía de controlar

una stupida mania di controllare

la hora me sugiere un vacío:

l’ora mi suggerisce un vuoto:

éste que no conocía. Éste

questo che non conoscevo. Questo

que se ha colocado

che si è collocato

entre la televisión y la esfera estúpida.

fra la televisione e la sfera stupida.

Un vacío que bloquea

Un vuoto che blocca

mis ganas de salir o entrar,

la mia voglia di uscire o entrare,

mis lentos pasos que ¿a dónde van?

i miei lenti passi che, dove vanno?

Estos lentísimos, costosos, caros pasos

Questi lentissimi, costosi, cari passi

sobre arena, sobre piedras, sobre ciudades,

sulla sabbia, sulle pietre, sulle città,

sobre sábanas, sobre oficinas, sobre bares,

sulle lenzuola, sugli uffici, sui bar,

sobre mi propia tumba si hubiese

sulla mia stessa tomba se fossi

muerto en un día como el de hoy.

morta in un giorno come quello di oggi.

La ventana, los tendederos, el afán

La finestra, i fili dei panni, l’affanno

de querer escribir todo cuanto veo.

di voler scrivere tutto quello che vedo.

No lo que miro, sino lo que veo.

Non quello che guardo, quello che vedo.

El precipitado cariño que de pronto

Il precipitoso affetto che d’improvviso

le ofrezco a un vaso. Y lo lleno.

offro a un bicchiere. E lo riempio.

Así no es la soledad, así es

Così non è la solitudine, così è

lo que es así, y no me conmueve

quello che è così, e non mi commuove

que el amor supere la desidia,

che l’amore superi l’indolenza,

porque nada supera a nada

perché nulla supera nulla

estando aquí, así, como quien

restando qui, così, come chi

con un gesto inútil mira la hora

con un gesto inutile guarda l’ora

desvelando en esa geometría

rivelando in quella geometria

cataclismos, deseos, partes de vida,

cataclismi, desideri, pezzi di vita,

partes de un todo que no sé,

parti di un tutto che non so,

que no sé adónde lleva.

che non so dove porta.

Y me duele esta quietud, a pesar

E mi fa male questa quiete, nonostante

de andar y andar. Este

si vada e si vada. Questo

poco misterioso duelo.

poco misterioso lutto.

Esta evidencia.

Questa evidenza.


Titubear

Titubare

   

Después de sentarse sobre el único asiento libre

Dopo essersi seduta nell’unico posto libero

del autobús. Después de sacar el diario,

dell’autobus. Dopo aver preso il diario,

de guardar en el bolso el monedero

aver messo in borsa il portamonete

mira por la ventanilla. O sería mejor

guarda dal finestrino. Ma sarebbe meglio

decir que mira a través de la ventana,

dire che guarda attraverso la finestra,

o acaso, sería mejor decir que quisiera

o forse, sarebbe meglio dire che vorrebbe

que al mirar algo se revelase: una verdad

che nel guardare qualcosa si rivelasse: una verità

un acontecimiento, una sensación.

un accadimento, una sensazione.

Pero agacha la cabeza. Recuerda la noche anterior,

Ma reclina la testa. Ricorda la notte prima,

un sólo asiento vacío en el cine

un solo posto libero nel cinema

en primera fila. También miraba hacia la pantalla

in prima fila. Anche là guardava verso lo schermo

buscando algo revelador, una emoción,

cercando qualche rivelazione, un’emozione,

un rostro. Inquieta, comprime el diario

un volto. Inquieta, schiaccia il diario

y deja los ojos cerrados mientras aprieta

e resta ad occhi chiusi mentre stringe

con mucha fuerza los puños.

con tutta forza i pugni.


El tiempo sí regresa

Il tempo sì ritorna

   

Una cacerola que dejé puesta un día

Una casseruola che lasciai posata un giorno

sobre el mármol de la cocina.

sopra il marmo della cucina,

Aquel lugar deshabitado largos años

quel luogo disabitato per lunghi anni

mantuvo el utensilio. Yo era otra

conservò l’utensile. Io ero un’altra

al volver a destaparla. Vi moho

nel tornare a scoperchiarla. Vidi muffa

vi roña, vi partículas muy confusas

vidi rogna, vidi particelle molto confuse

nadando en el agua pestilente. Vi

nuotare nell’acqua pestilente. Vidi

la forma de la cacerola intacta.

la forma della casseruola intatta.

Recorrí con la mirada cansina

Percorsi con lo sguardo stanco

los alrededores del lugar, y el tiempo

i dintorni di quel luogo, e il tempo

se volcó sobre mi: el mismo edificio,

si rovesciò su di me: lo stesso edificio,

la misma calle, las mismas acacias.

la stessa strada, le stesse acacie.

El hedor de la cacerola era tan intenso

Il fetore della casseruola era così intenso

que me aparté a la ventana

che mi portai alla finestra

para respirar. Mirando la calle

per respirare. Guardando la strada

vi la misma gente, las mismas

vidi la stessa gente, le stesse

conversaciones de la gente. Lo vi

chiacchiere della gente. Vidi tutto

todo igual. Vacié aquel hediondo

uguale. Vuotai quel mefitico

líquido y restregué la porcelana

liquido e raschiai la porcellana

con un viejo estropajo que se deshizo

con una vecchia spugnetta che si disfece

entre mis dedos.

tra le mie dita.


Cuántas llaves (1996)

Quante chiavi 


Trad. Arianna Fiore  

Extrañeza

Estraneità

   

Salir a la calle hipnotizada

Uscire in strada ipnotizzata

de un nuevo hogar

da una nuova dimora

al arrastrar una bolsa che contiene alimentos

trascinando una borsa che contiene alimenti

para una semana entera con todas sus noches.

per una settimana intera notti comprese.

Viscerales requiebros. Nuestra sabiduría

Viscerali corteggiamenti. La nostra saggezza

está formada de sensaciones ilógicas

è formata da sensazioni illogiche

como empujar este carro con ruedas pequeñas

come spingere questo carrello dalle ruote piccole

y sentir que si apedrease una pared

e sentire che se scagliassi una pietra contro una parete

se resquebrajaría la piedra. Es como

si scheggerebbe la pietra. È come

si una liberación parecida a nacer

se una liberazione simile al nascere

anduviese conmigo en este extraño trayecto.

camminasse con me in questo strano tragitto.


Negro

Nero

   

Siempre que camina hacia la casa

Ogni volta che cammina verso casa

por la tarde, casi al anochecer,

la sera, quasi al tramonto,

esa hora de julio que trae de cabeza

quell’ora di luglio che fa ammattire

a los pájaros donde anidan los sin nadie,

gli uccelli dove s’annidano i soli al mondo,

busca un bar, una rigidez para

cerca un bar, una rigidità per

su espalda, una obligación

la sua schiena, un obbligo

de apartarse del mundo con el sigilo

di appartarsi dal mondo con il sigillo

de quien pregunta la hora a desconocidos

di chi chiede l’ora a sconosciuti

y ve unos ojos. Pero se sabe

e vede degli occhi. Ma si sa

que unas cuencas son lo más profundo,

che niente è più profondo delle orbite,

que tras ellas lo negro.

che dietro a loro il nero.

Una mujer contempla botellas

Una donna contempla bottiglie

no parece una noche para beber

non sembra una notte per bere

sino para pasar páginas enteras.

ma per girare pagine intere.


Árboles que ya florecerán (2000)

Alberi che ormai fioriranno


Trad. Arianna Fiore  

Pero árboles que ya florecerán.

Ma alberi che ormai fioriranno.

Estancamiento en la visita.

Ristagno nella visita.

No me llenes más. Días así,

Non riempirmi più. Giorni così,

de un apretado bienestar, caen,

di un fitto benessere, cadono,

dicen que caen cuando se secan,

dicono che cadono quando si seccano,

me doblo en tres, soy tu ciudad

mi piego in tre, sono la tua città

la manera de cruzarla. Te veo.

il modo di attraversarla. Ti vedo.

Asentamiento de un barrio.

Insediamento di un quartiere.

Dos cines para veinticinco mil almas.

Due cinema per venticinquemila anime.

Perpetro en lo sabido ¿Nunca dije?

Perpetro nel risaputo. Non ho mai detto?

Cien grifos sacando agua

Acqua che sgorga da cento rubinetti

te amo en cada gota.

ti amo ad ogni goccia.

La proximidad entre dos cuerpos

La prossimità tra due corpi

no es una invención cultural.

non è un’invenzione culturale.

Reírse así de fácil en noes

Ridere così facilmente in no

para escudarte a solas conmigo.

con cui da soli ti fai scudo di me.

Rellenas los envoltorios vacíos

Riempi i pacchetti vuoti

y una sucesión de cromos

e una successione di figurine

completa albums sin el peso

completa album senza il peso

de las fotografías agujereadas

delle fotografie bucherellate

de ojos que ya no. Ya no.

di occhi che non più. Non più.

Qué frío. ¿Qué son los años?

Che freddo. Cosa sono gli anni?

Inmovilizada por el amor

Immobilizzata dall’amore

la única actividad natural

l’unica attività naturale

en permanente deslizamiento

in permanente scivolamento

cuerpo abajo (arriba un azul

corpo all’ingiù (sopra un azzurro

enmarcado en ocho por catorce)

incorniciato in otto per quattordici)

era que no se obstruyese

era che non si ostruisse

la naturaleza del amor.

la natura dell’amore.

La intención de no naufragar

L’intenzione di non naufragare

en el vaso del desayuno, así comienza

nel bicchiere della colazione, così comincia

otro día

un altro giorno

más.

ancora. 


Lo de ella (2003)

Ciò che è suo


Trad. Arianna Fiore  

Lo de ella, no vientre,
dejadme olivos,
trenes,
cerillas de encender
los intangibles cigarrillos.

19

Pluralidad de lenguas
como si fuese caníbal
el espacio de la letra
intervalo del decir.

25

Alargo lo que puedo
ir hacia allí,
pero me detengo
cruzo miradas sórdidas
con la que era.

5

Di lei, non ventre,
lasciatemi olivi,
treni,
fiammiferi da accendere
le intangibili sigarette.

19

Pluralità di lingue
come fosse cannibale
lo spazio del segno
intervallo del dire.

25

Rimando quanto posso
l’andare lì,
ma mi soffermo
incrocio sguardi sordidi
con quella che ero.


Acontecimiento (2008)

Avvenimento 


Trad. Arianna Fiore  

Ante las adelfas

Davanti agli oleandri

   

No sé si el juicio de nuestros contemporáneos

Non so se il giudizio dei nostri contemporanei

es lo que importa. Quizás sea mejor

è ciò che conta. Forse sarebbe meglio

situarse ante las adelfas,

porsi davanti agli oleandri,

un poco más adentro de la foto,

un po’ più all’interno della foto,

donde cuando niña

dove da bambina

aprendió a ser relativa.

imparò a essere relativa.

Es hermosa la visión desde ese ángulo.

È bella la visione da questo scorcio.

Alguien la mira desde atrás, se adivina

Qualcuno la guarda da dietro, s’intuisce

una sombra. Días venideros no constan.

un’ombra. I giorni a venire non constano.


De viaje a la ciudad perdida

In viaggio verso la città perduta

   

Una sensación como un cerco

Una sensazione come un assedio

logrando la plenitud deseada

che ottiene la pienezza desiderata

como si el mundo y sus aberturas

come se il mondo e le sue aperture

como si el yo y sus cansancios.

come se l’io e le sue stanchezze.

Tú me amas.

Tu mi ami.

La hermosa nada que recupero

Il meraviglioso nulla che recupero

me pasea en automóvil.

mi porta a spasso in automobile.


Note 

1 Il presente lavoro è nato dalla stretta collaborazione tra cinque amici: la poetessa Concha García e quattro traduttori, che hanno concepito la poesia e la traduzione poetica come un’opera terapeutica per l’anima e il corpo. Purtroppo Carmela Oliviero non è più con noi. A lei dedichiamo questo lavoro.


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Iniziative
4 ottobre 2026
Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi

30 agosto 2026
Addio a Mariella Bettarini

21 agosto 2026
Brindisi: Presentazione Semicerchio Poesia da Gaza

21 aprile 2026
Alessandro De Francesco nuovo presidente dell'Associazione Semicerchio

26 febbraio 2026
Dossier Poesia di Gaza, ed. S. Sibilio

6 febbraio 2026
Call per numeri di riviste letterarie e convegni

1 febbraio 2026
Addio all'artista Nick Kraczyna

11 gennaio 2026
Addio a Giancarlo Cauteruccio

11 dicembre 2025
Convegno Compalit, Pisa 11-13/12/25: Filtri. La forma come mediazione e come conflitto

5 dicembre 2025
Semicerchio a "Più libri più liberi" (Roma)

3 dicembre 2025
Dialogo con Jorie Graham-Torino

12 ottobre 2025
Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi

9 ottobre 2025
Addio a Francesco Recami

26 settembre 2025
Semicerchio a Bright -Siena

24 settembre 2025
Addio ad Ana Siekiera

22 settembre 2025
Adesione sciopero per Gaza

21 settembre 2025
Semicerchio col CRIC a Firenze RiVista

9 settembre 2025
In memoria di Anna Maria Volpini - Firenze, 9 settembre

1 settembre 2025
Per i 90 anni di Charles Wright - di Antonella Francini

7 giugno 2025
Semicerchio per Gaza

26 marzo 2025
Semicerchio a UNISTRASI

5 marzo 2025
Il testo-natura. Presentazione di Semicerchio 70 e 71, Roma Sapienza.

22 novembre 2024
Recensibili per marzo 2025

19 settembre 2024
Il saluto del Direttore Francesco Stella

19 settembre 2024
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16 settembre 2024
Guida alla mostra delle copertine, rassegna stampa web, video 25 anni

21 aprile 2024
Addio ad Anna Maria Volpini

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15 ottobre 2023
Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi

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Il saggio sulla Compagnia delle Poete presentato a Viareggio

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11 settembre 2023
Recensibili 2023

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Hodoeporica al Salon de la Revue di Parigi

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Carteggio Ripellino-Holan su Semicerchio. Roma 13 maggio

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