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Concha García: straniamento ed estraneità (2012)
A cura di Arianna Fiore1
In: Semicerchio LVI (01/2017), “(Neo)Barocco. Poesia del Seicento nella teoria contemporanea”, pp. 85-99.
Concha García (La Rambla, Cordova 1956), è laureata in Filologia presso l’Università di Barcellona, città dove risiede. Le sue poesie sono state incluse in diverse antologie. Ha pubblicato le seguenti raccolte: Por mí no arderán los quicios ni se quemarán las teas, 1987; Otra ley; Ya nada es rito, 1988; Desdén, 1990; Pormenor, 1992, ripubblicato a Madrid nel 2005; Ayer y calles, 1995; Cuántas llaves, 1998; Árboles que ya florecerán, 2001; Lo de ella, 2003; Diálogos de la Hetaira, 2003; Si yo fuera otra. Antología poética, 2005; Bäume und Schulüssel, con la traduzione di Leopold Davi, Frauenfeld (Svizzera) 2003; Ya nada es rito y otros poemas (1987-2003), con prologo di Rosa María Belda, 2007; Acontecimiento, 2008; El día anterior al momento de quererle, 2013; Las proximidades, 2016. È anche autrice dei diari La Lejanía. Cuaderno de Montevideo, 2013; Los antiguos domicilios, 2015 e di Asomos de luz, raccolta di saggi di poetica del 2013.
Ha collaborato come critica letteraria a diverse pubblicazioni. È autrice delle antologie Antología de poesía de la Patagonia, Cedma, Málaga (2006), En el revés del cielo (poesía española y argentina contemporánea), Paradiso y CCEBA, Buenos Aires (2006); Noreste, Extremos Sur (antología de poesía catalana contemporánea), Extremo Sur, Comodoro Rivadavia, Patagonia argentina; La Frontera móvil: antología de la poesía contemporánea de la Patagonia argentina, Carena, Barcelona (2015). È co-traduttrice, insieme a Cecilia Dreymüller, dell’opera poetica di Ingeborg Bachmann, pubblicata nel 1999 e nel 2001 presso la casa editrice Hiperión.
Nel 1988 ha ottenuto il premio Barcarola e nel 1994 il premio Jaime Gil de Biedma. È considerata un membro di prestigio delle ultime correnti della poesia spagnola.
Il presente scritto di poetica torna a riflettere sulla polemica viva e per molti aspetti eterna sull’essenza del lavoro poetico.
La poesia non è un testo che si scrive alla maniera di…, e nemmeno un atto deliberato il cui risultato debba essere un ‘artefatto’, chiamato testo poetico. Non è nemmeno un ordine nel discorso, perché la poesia è priva di un unico discorso. La poesia si avvicina più alla percezione della realtà che alla sua spiegazione. Ossia, la poesia è intimamente unita all’esperienza della realtà e alla forma che questa plasma attraverso la scrittura. Ma la poesia non è scrittura, diciamo che la scrittura la cattura, ma solo una parte di realtà è catturata nella poesia, o anche tutta, una realtà che dura un istante. Maggiore è la distanza dell’io confessionale di chi scrive il testo poetico, più alto è il grado di verosimiglianza. Bisogna segnare le distanze senza imposture. La prossimità dà luogo solo a suoni se non è catturata dalla coscienza. Ritengo questo molto importante.
Partendo da questa premessa voglio rendervi partecipi di alcune questioni che hanno occupato la maggior parte della mia scrittura: l’io, la realtà, il linguaggio e lo spazio, questioni che non hanno mai smesso di fluttuare in una sorta di straniamento.
Considerare singolarmente ognuna di esse darebbe come risultato una nozione frammentata e stagna dell’impulso della scrittura. La realtà è un concetto in cui ci muoviamo mentalmente con una certa difficoltà, forse perché ha bisogno di essere costantemente spiegata e compresa, e la realtà è tutto, ma attenzione, non si interrompe mai. Si frammenta, come una sfera compatta. È anche duttile, porosa, ferrea, transitabile, tutto quello che possiamo immaginare. Ritengo che sia prima di tutto indivisibile, e questa è la questione. C’è un aforisma di Elias Canetti che può aiutarci a chiarire questo pensiero: una tempesta che duri un’intera settimana. Buio ovunque. Leggere solo quando si abbattono i fulmini. Ricordare quanto letto alla luce dei fulmini e metterlo assieme. La realtà si frammenta, questo vuol dire che scegliamo o diamo più risalto a un segmento piuttosto che a un altro nell’infinita successione temporale.
Siamo qua e là, dispersi in uno spazio temporale interiore ed esteriore, dentro e fuori, nei sogni e nei caffè, nella consapevolezza delle persone che sei stata e nell’adesso sdrucciolevole e sfuggente. Ha sempre richiamato la mia attenzione quello che definiamo ‘il passare del tempo’, che vuol dire avere coscienza del passare del tempo.
Nella poesia si ha bisogno di un io, o di vari io, per constatare quello scorrere godibile solo nel suo radicale divenire affinché gli spazi, nella poesia, possano essere transitati dalla donna che sono stata in ognuna delle temporalità che segnano l’esistenza. E non è che mi siano interessate esclusivamente le poesie scritte da donne, anche se in molta poesia scritta da donne riscontravo le realtà che mi interessavano profondamente: la scissione tra il corpo e il Desiderio, le soggettività che avvicinano al quotidiano e una minore preoccupazione per gli aspetti formali.
Otra ley (1987, Altra legge), Ya nada es rito (1988, Ormai niente è più rito) e Desdén (1990, Sdegno) formano una trilogia. La donna che scriveva allora era consapevole della mancanza di specchi in cui guardare a una tradizione diciamo più generosa, o meno rispettosa dell’ordine classico delle forme. Così, ho trovato – e farò solo il nome di poeti, consapevole che le influenze arrivavano anche da altri ambiti – Fernando Pessoa, Silvia Plath, Anne Sexton, Paul Celan, Charles Baudelaire, Oliverio Girondo, Selva Casal, la poesia greca arcaica, le jarchas e le cantigas de amigo… Questi libri rompevano un ordine: i testi, quei frammenti di una totalità che non potevo distinguere, e la donna che li scriveva non era sola, iniziavo a sentire compagnie che apparivano quando ne sentivo il bisogno in una ricerca intelligente di saperi che mi dessero sicurezza, non solo compagnia.
Lo stile ‘barocchizzante’ che utilizzavo nelle mie poesie nascondeva un qualcosa del desiderio stesso, era lo stratagemma per dare visibilità attraverso il linguaggio a una repressione ancestrale che obbligava le donne a un destino unidirezionale (sposarsi, fare figli): io ero una di loro (ma non volevo esserlo). In quegli anni, poco dopo la morte del dittatore Francisco Franco (1939-1975), era molto difficile uscir fuori dal processo storico, se non emigrando o andando in esilio. Siamo noi a subire la storia, non il contrario, quasi mai la scriviamo – nessuno può sottrarsi al tempo che gli è toccato vivere –. Senza quel linguaggio rigoglioso non avrei respirato, sarei rimasta intrappolata in una serie di segni che avrebbe nascosto troppo il reale. Era questo, diciamo, lo stratagemma; come chi apre una finestra e la rinchiude di colpo, la realtà era catturata di sbieco, con l’immediatezza che annichiliva la durata, perché il reale era quello che avevi contemplato per una frazione di secondo.
Il corpo, gli oggetti, testimoniavano l’esistenza di una realtà poco gentile, con troppa solitudine di fondo e certe tinte di straniamento. In quel periodo, negli anni Ottanta, si formò una delle correnti più determinanti degli ultimi vent’anni. La poesia dell’esperienza. Se ne è parlato molto. In realtà è stata un’operazione ben pensata per farle avere un impatto contro il gruppo dei Novísimos, sorto negli anni Settanta grazie all’antologia del loro mentore, José María Castellet, Los nueve novísimos. Il gruppo ‘dell’esperienza’ voleva che la scrittura fosse solo un genere di finzione come il teatro o il romanzo, con la ‘temperatura morale precisa’ (non si accettavano donne). Ossia, qualcuno sufficiente-mente distanziato dalla sua soggettività, in modo tale da costruire soprattutto attraverso il ricorso all’endecasillabo sciolto una poesia ‘verosimile’.
L’esperienza coinvolge tutti gli stati dell’essere e non possiamo dire che nulla che abbia a che fare con un essere umano sia fuori dall’esperienza, ma l’espressione è troppo imprecisa e in realtà non dice nulla.
Negli anni Novanta ho pubblicato due raccolte poetiche che avrebbero inaugurato una nuova tappa nella mia poesia: Pormenor (1994, Dettaglio) e Ayer y calles (1995, Ieri e strade).
In queste raccolte si apriva una prospettiva più ampia, la realtà non si trovava più solo tra gli oggetti e i corpi velati, nascosti tra le metonimie, ma si allargava agli spazi urbani, e camminando per le vie della città di Barcellona acquisii la consapevolezza per guardare come una donna, con i limiti che questo imponeva: la città era stata sempre descritta dal punto di vista degli uomini e, com’è noto, lo spazio interno era occupato dalle donne. Una giovane di poco più di trent’anni non poteva sedersi in un bar e prendere da sola qualcosa da bere, ad esempio, senza che si pensasse che fosse in cerca di qualcos’altro. Il piacere della solitudine, di chi vuole passeggiare libera da pregiudizi e allo stesso tempo scandagliare una nuova esperienza che le provocava piacere e curiosità nel camminare sola all’alba. La Lisbona pessoana e la Parigi di Baudelaire sono state due fonti a cui non mi sono stancata di abbeverarmi. Sono arrivate anche delle poetesse del Nord America, che mostravano la realtà dagli stretti edifici delle loro vite di donne della classe media. Sharon Olds, ma anche Raymond Carver; Ingeborg Bachmann e la struttura versale di Saint John Perse; sempre più lontana dalla tradizione spagnola mi nutrivo di traduzioni e di poeti arrivati dall’America del Sud: Emilio Adolfo Westphalen, Pablo Neruda, Gabriela Mistral, Alejandra Pizarnik, Olga Orozco; il linguaggio entrava, non so perché, con una realtà molto più multiforme e poi, ovviamente, c’era sempre la vita, nella sua quotidiana asprezza ricca di piccole gioie. Gli appartamenti modesti in città in cui l’anonimato offriva un certo potere d’attrazione e una grande dose di solitudine, la rinuncia alle convenzioni, le strade.
In un numero della rivista ‘Ínsula’ pubblicato nel 1994, ho scritto un articolo intitolato ‘Poco a poco he dejado de ser ella para ser una’ (‘A poco a poco ho smesso di essere lei per essere una’): «La relazione tra l’anima e il pensiero razionale che deve distribuire la vita (il lavoro, gli amici, l’amore…) spesso è antitetica. Esistono troppe contraddizioni, in parte perché l’eredità culturale e la realtà si trovano agli antipodi. Per salvarmi da questo conflitto mi invento un personaggio letterario che deve custodire la condizione di essere fedele al discorso del linguaggio, chiamiamolo ‘puro dell’anima’, senza svincolarlo dalla mia esperienza (…). Inizio a fratturare le frasi e a lasciare i finali in sospeso, perché nella vita reale i finali non sono mai prevedibili».
Credo che sia stato Valente ad affermare che la mancanza di relazione tra poesia e pensiero era una carenza grave e persistente nella nostra modernità. Se da ogni tappa vitale si riesce a imparare che gli insegnamenti possono essere applicati solo quando se ne assume coscienza, e non è sufficiente un solo sguardo, il volo comincia rasoterra e si arriva fino ai più alti balconi di edifici screziati delle periferie nelle grandi città. Ma lo sguardo deve essere sempre ‘altro’ perché non si è mai uguali, perché questo è il dramma di tutta l’esistenza, l’irrimediabile caducità dei nostri corpi e dei nostri pensieri. Come ci si può permettere un solo sguardo? Come ha scritto Paul Cahill, «In Ayer y calles gli scenari sono fisici e testuali, usati da altri poeti che cercano di imporre e promuovere la normalità sia poetica che politica. Le poesie che compongono questa raccolta segnalano e s’interrogano sulle premesse della scrittura lirica dei poeti dell’esperienza, attraverso un’esplorazione della tensione tra identità e alterità, e somiglianza e differenza».
Continuiamo il cammino con tre libri molto diversi tra di loro: Cuántas llaves (1996, Quante chiavi), Árboles que ya florecerán (2000, Alberi che ormai fioriranno) e Lo de ella (2003, Ciò che è suo).
Tre diverse proposte di scrittura. In Cuántas llaves includo poesie più lunghe e narrative, alcune scritte a due voci, due livelli di coscienza e di realtà, con lo stesso tema di fondo: la città, la solitudine, introducendo però qualcosa di nuovo, ovvero la percezione di un certo fenomeno che si trova oltre il quotidiano, uno straniamento che a volte frena il divenire e lo trasforma in una esperienza originata dall’inconscio, e inizio a domandarmi se la poesia anticipi il reale o se lo scriva incidendolo. Si trova altrove, in un altro luogo, si sa, e torniamo con lo sguardo obliquo, capace di tracciare infiniti cammini di ciò che chiamiamo ‘anima’.
In Árboles que ya florecerán si trasmette una forza vitale, la necessità di un cambiamento completo. La donna continua a fare i suoi movimenti ma ora sono contemporaneamente spaziali e temporali. Fuori dal centro, sempre ai margini, dove si concentra l’esperienza dell’esperienza. Per questo il testo poetico occupa tutto il libro.
Lo de ella è formato da testi di quattro versi dove ciò che conta è l’alterità, con tutte le sue varianti: quella che sono stata, quella che ero, quella che sarò, quella che… sono? L’identità si presenta come un fenomeno complesso, ma questo non lo sapevo, mentre si scrive non si sa quale sarà il risultato. La poesia ti cattura, ti porta dove vuole.
L’io si riconosce nelle sue perdite e la città nello smarrimento, ha scritto saggiamente Juan Carlos Suñén.
L’ultimo libro, ad oggi, è Acontecimiento (2008, Avvenimento). Il titolo obbedisce alla consapevolezza che ogni istante è un avvenimento e questa presa di coscienza mi avvicina a una visione più filosofica, meno immediata. L’esistenza sorge in quello che avviene, nell’inaspettato che non percepiamo come tale, di fronte a una realtà densa e caotica bisogna tenere conto dello ‘strano meccanismo del quotidiano’ (Antonio Ortega).
La vera metafora di questo libro di poesie è il trasferimento, tra la scoperta e la dispersione, come ben segnala Vicente Luis Mora. Andare da un luogo all’altro, ma anche i nostri antenati si sono mossi, un errare costante. La mia famiglia emigrò da una regione del sud della Spagna a un’altra più prospera nel nordest, la consapevolezza dello sradicamento e dell’estraniamento nella nuova società che ti accoglie, passo dopo passo, la consapevolezza che mentre stai pensando a cosa ti cucinerai per cena, un movimento di malinconia apre un varco nell’istante, la percezione di tutte le realtà possibili, comprese quelle che non sono state reali. Le questioni metafisiche disciolte davanti al finestrino dell’automobile che danno luogo a riflessioni prosaiche. Tutto allo stesso tempo. I titoli formano una catena di scene quotidiane, opportuni per incorniciare la poesia nella gamma delle realtà che propone.
CONCHA GARCÍA (Trad. Arianna Fiore)
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Otra ley (1987)
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Altra legge
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Trad. Carmela Oliviero
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Con una agradable desidia
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Con una piacevole indolenza
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He visto que sí, pero me he aburrido.
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Ho visto che sì, ma mi sono annoiata.
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Son siete salidas cada vez que se pone la falda.
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Sono sette sfilate ogni volta che indossa la gonna.
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Causa una deplorable imagen asustadiza su cerviz
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Causa una deplorevole immagine spaventevole il suo capo
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intentando llegar a la almohada sin brote de ganas.
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nel tentativo di arrivare al cuscino senza voglia alcuna.
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Ya arrugó el labio y he comprobado sus permanentes
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Ha già corrugato le labbra e ho verificato le sue indelebili
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estrías. Yo soy seca. Me debería arrodillar
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rughe. Io sono assetata. Dovrei inginocchiarmi
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cuando bebo en los charcos. Me debería limitar
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quando bevo dalle pozzanghere. Dovrei limitarmi
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a beber y beber.
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a bere e bere.
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Confirmación
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Conferma
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Soy una larga espalda inclinada hacia el sur.
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Sono una lunga schiena inclinata verso sud.
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Que mi madre me dio leche, ya lo sé. Que me
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Che mia madre mi ha allattata, lo so già. Che mi
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hincó la uña con cierta parsimonia bajo los cojines
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ha defraudata con una certa parsimonia sotto i cuscini
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y edredones, y su femenino amor tuvo que darme
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e le trapunte, e il suo femminile amore ha dovuto darmi
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osamenta y cutis. Gracias al fervor de las nubes
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scheletro e cute. Grazie al fervore delle nubi
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cultivó soliloquios, y ella, sin destreza
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ha coltivato soliloqui, e lei, senza destrezza
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me puso el ombligo entre las sienes, la epidermis
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mi ha messo l’ombelico fra le tempie, l’epidermide
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en las nalgas y el placer arquea mi perfil
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nelle natiche e il piacere inarca il mio profilo
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hondo y altanero. Declino en sombra
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profondo e altero. Declino in ombra
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proyectada, enorme, rasa. Único
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proiettata, enorme, rasa. Unico
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desligue que hay en mí.
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distacco che c’è in me.
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Desamor
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Disamore
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Me parte. Que no me olvide
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Mi spezza. Che non dimentichi
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si me partiera más
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se mi spezzasse ancor più
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dentro de unas veladas
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nel corso di quelle serate
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cuando cuaja la risa
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quando prende il ridere e quasi tutto
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y es porvenir casi todo.
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è di là da venire.
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Ya nada es rito (1988)
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Ormai niente è più rito
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Trad. Carmela Oliviero
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El desencanto que produce una ciudad desconocida después de haber sido olvidada
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Il disincanto che produce una città sconosciuta dopo essere stata dimenticata
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Mucho ha se suceder todavía: que se haga
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Molto deve accadere ancora: che diventi
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inicua tu entraña y que reboses de asco.
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iniquo il tuo grembo e che trabocchi di ribrezzo.
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Que las llagas de una palabra
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Che le piaghe di una parola
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no se sequen nunca y me lo escribas
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non si prosciughino mai e tu me lo scriva
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torciendo el bolígrafo muy en soledad.
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torcendo la penna in profonda solitudine.
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Que se sequen las tazas y las llenes
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Che si prosciughino le tazze e tu le riempia
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con mi espalda recordada, con mi
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con la mia schiena che ricordi, con il mio
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llavero inútil sonando en el concierto
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portachiavi inutile che suona nel concerto
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de Gillespie. Esparciéndote como si fueses
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di Gillespie. Spargendoti come tu fossi
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un barro duro en otras ansias.
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una dura argilla in altre ansie.
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Muy infeliz te diría que qué es eso.
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Profondamente infelice ti direi poi che cosa è questo.
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Extraña tristeza
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Strana tristezza
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Silenciosa, más que el polvo de la botica,
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Silenziosa, più della polvere nella bottega,
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enmadejando hacia atrás con insolencia
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mentre disfa la matassa con insolenza
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varias disipaciones, busca el origen de su laconismo
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varie dissipazioni, cerca l’origine del suo laconismo
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maltrecho y no goza con el pensamiento
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malconcio e non gode con il pensiero
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sino que al quedarse puntuando las gracias
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ma nel soffermarsi a valutare le grazie
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que le dieron, se le ocurre mirar la gamuza,
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che ha ricevuto, le capita di guardare lo straccio,
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y la mira, y la vuelve a mirar.
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e lo guarda, e lo guarda ancora.
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Una muestra de sabiduría
|
Una dimostrazione di saggezza
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Ya no tiene que acostumbrarse a llover
|
Non deve più abituarsi a piovere
|
|
porque el desasosiego lo ha dividido
|
perché l’inquietudine l’ha divisa
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en tardes, y se seca, muy ufana
|
in serate, e si asciuga, davvero arrogante
|
|
cambia el rizo de la toalla por whisky,
|
scambia il velluto riccio dell’asciugamano per whisky,
|
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las lamentaciones son para estar a solas,
|
le lamentele servono a stare da sola,
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le gustaría entenderlo, pero se aminora
|
le piacerebbe capirlo, ma si calma
|
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al buscar unas gafas,
|
cercando degli occhiali,
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es tan delicado el día y aquel párrafo
|
così delicato è il giorno e quel paragrafo
|
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que recuerda entre sus libros, cree cosas,
|
che ricorda fra i suoi libri, crede cose,
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|
muchas, de pronto le parece increíble
|
molte, d’improvviso le sembra incredibile
|
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creer tantas cosas.
|
credere tante cose.
|
Trad. A. Casalini
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Dicha
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Fortuna
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Tengo todo el instante resumido en un libro
|
Ho l’intero istante qui riassunto in un libro
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y me abro de piernas para mentir.
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e apro le gambe per mentire.
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La vida es un puzzle, preparo el potingue
|
La vita è un puzzle, preparo l’intruglio
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de delicioso residuo y me congratulo con dios
|
di delizioso residuo e mi congratulo con dio
|
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muchas veces. Todas. A lo mejor me voy
|
molte volte. Sempre. Magari vado via
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|
poco espantada. La veterana de largo sentido
|
poco impaurita. La veterana dal senso profondo
|
|
es un poco triste, le acongoja el desdén
|
è un poco triste, l’angoscia lo sdegno
|
|
la repulsa, el desprecio, la desdicha.
|
il rifiuto, il disprezzo, la sfortuna.
|
|
Nacida para ser pronunciada mientras arde
|
Nata per essere pronunciata mentre arde
|
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con la figura tiritante, a lo largo de otros
|
con la figura tremante, lungo altre
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brazos, a lo largo de ellos sólo.
|
braccia, lungo di esse soltanto.
|
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Reiterando el olvido
|
Reiterando l’oblio
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Mujer sola, muy sola, dimitiendo en el mar.
|
Donna sola, molto sola, che si ritira nel mare.
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Me estuve diciendo que no, que muy
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Mi son ripetuta di no, che molto
|
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lejos arbitraria y cumplidora con los paseos,
|
lontano arbitraria e solerte nelle passeggiate,
|
|
mejor nadar a perder la quilla, o que se
|
meglio nuotare fino a perdere la chiglia, oppure,
|
|
resquebraje por muy húmeda, meter la mano
|
molto umida, si sgretoli, mettere la mano
|
|
en el peso de la partida y muy lejana
|
sul peso della separazione e molto lontana
|
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mirando el agua moverse muy sola.
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a guardare quell’acqua muoversi molto sola.
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El encanto de su boca
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L’incanto della sua bocca
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Amo el desliz con el que
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Amo la lascivia con cui
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me lo dijiste, y tu perfil
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me lo hai detto, ed il tuo profilo
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abrasando mi acarreo de besos
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che arde tutto il mio carico di baci,
|
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y tu izamiento al ser tendida
|
ed il tuo ergerti con me distesa
|
|
toda la tarde en tus alfombras
|
per tutta la sera sui tuoi tappeti,
|
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y tus succiones de esfinge
|
il tuo suggere da sfinge
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arrebato en dos jornadas
|
furore in due giornate
|
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que yo amé. Y esa terrible
|
che ho amato. E quella terribile
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manera de decantarse
|
maniera di decantarsi
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por lo absoluto.
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per l’assoluto.
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Lo abstracto
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L’astratto
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De vez ne cuando
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Ogni tanto
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un vicio nuevo me invade y miro la hora
|
un vizio nuovo mi invade e guardo l’ora
|
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porque se ha vaciado la alcancía,
|
perché il salvadanaio è ormai vuoto,
|
|
mis besos rebotan por las paredes
|
i miei baci rimbalzano sui muri
|
|
y mi mera ilusión es ese hábito
|
la mia mera speranza è questa consuetudine
|
|
que se escapa de la escasez y se regodea
|
che rifugge la scarsità e se la gode,
|
|
solo, como un altivo gusano,
|
sola, come un verme presuntuoso,
|
|
y me como los dedos de mi amante
|
e mi mangio le dita del mio amante
|
|
que no me amó, y me lamento
|
che non mi ha amato, e mi lamento
|
|
de la humedad que da eso en la mirada,
|
dell’umidità che questo causa allo sguardo,
|
|
y me pongo frenética aupándome para verlo
|
divento frenetica e mi sollevo per vedere
|
|
todo más lejos, y me acuso de divinizar
|
tutto più lontano, e mi accuso di divinizzare
|
|
lo que toco con el ojo, y me
|
quello che tocco con gli occhi, e mi
|
|
austa llevar la incertidumbre
|
spaventa portare l’incertezza
|
|
en los besos, y me pongo celosa
|
nei baci, e divento gelosa
|
|
porque soy olvidable.
|
perché sono dimenticabile.
|
|
Pormenor (1994)
|
Dettaglio
|
Trad. A. Casalini
|
Voluntad
|
Volontà
|
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|
Ha pasado la saliva, toda mi saliva.
|
È scesa la saliva, tutta la mia saliva.
|
|
La que tengo cuando se me seca la boca
|
Quella che ho quando mi si secca la bocca,
|
|
la que tiene horquillas en el paladar, la saliva
|
quella che ha forcine nel palato, la saliva
|
|
mezclada en un vaso lento, ha pasado
|
mischiata in un bicchiere lento, è scesa
|
|
garabateando mi garganta, mi garganta
|
scarabocchiando la mia gola, la mia gola
|
|
está asqueada de siempre saliva, chorritos
|
disgustata dalla continua saliva, fiotti
|
|
de saliva. El miedo tiene miedo a su propia
|
di saliva. La paura ha paura della sua stessa
|
|
saliva, que tragué y que trago.
|
saliva, che ho inghiottito e inghiotto.
|
|
Trago duramente porque para que se licúe
|
Inghiotto a secco, perché affinché si liquefaccia
|
|
necesito beber otra cosa. Beber.
|
ho bisogno di bere qualcos’altro. Bere.
|
|
Ese otro día
|
Quell’altro giorno
|
| |
|
|
Yo antes vivía en una vivienda abalconada.
|
Prima vivevo in una casa con balcone.
|
|
Luego viví en otra vivienda abalconada. Tuve tres.
|
Poi ho vissuto in un’altra casa con balcone. Ne ho avute tre.
|
|
Tres viviendas. Los taxis no eran demasiado caros.
|
Tre case. I taxi non erano troppo cari.
|
|
Girarme para mirar otra calle no resultaba
|
Girarmi per guardare un’altra strada non era affatto
|
|
peculiar. En cada una de las tres viviendas
|
speciale. In ognuna delle tre case
|
|
tuve un amante y amé como nunca.
|
ho avuto anche un amante e ho amato come non mai.
|
|
Amé tanto que no podía soportar los balcones
|
Ho amato tanto da non potere sopportare i balconi
|
|
a solas, y tuve que recordar balcones, tuve
|
da sola, e ho dovuto ricordare balconi, ho dovuto
|
|
que crear con balcones, tuve que cambiarme
|
creare con balconi, ho dovuto trasferirmi
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a otra vivienda sin balcones. Y no deseo
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in un’altra casa senza balconi. E non desidero
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amar a nadie, mi deseo se cansa. Mi deseo
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amare nessuno, il mio desiderio si stanca. Il mio desiderio
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ya no soporta viviendas abalconadas.
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non sopporta più case con balcone.
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Estoy sentada en una silla. Tengo enfrente
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Sono seduta su una sedia. Ho davanti
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el televisor. La miro. No la observo. La miro.
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il televisore. La guardo. Non la osservo. La guardo.
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Bajo los auspicios
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Sotto gli auspici
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La cosa más profunda que he vivido
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La cosa più profonda che ho vissuto
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ya la he olvidado. Ahora sólo me importa
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l’ho già scordata. Adesso m’importa soltanto
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arreglar la ventana si se rompiera, o
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di aggiustare la finestra se si rompe, o
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limpiar los cristales. Todas las verdades
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pulire i vetri. Tutte le verità
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han sido un largo pronunciamiento sin fecha,
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sono state un lungo verdetto senza data,
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de pronto no recuerdo ninguna. Se confunden
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d’improvviso non ne ricordo nessuna. Si confondono
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encaramadas pajo los auspicios de mi necedad
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innalzate sotto gli auspici della mia stupidità
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que tampoco se precia. A mí me gusta
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che nemmeno si apprezza. A me piace
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el encantamiento de ciertas tardes, cuando
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l’incantesimo di certe sere, quando
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lo evidente no es real.
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l’evidente non è reale.
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Ayer y calles (1995)
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Ieri e strade
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Trad. Valerio Nardoni
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Hora novena del catorce de septiembre
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Ora nona del quattordici di settembre
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Miro la hora y mirándola
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Guardo l’ora e guardandola
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observo un puntiagudo trozo de metal
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osservo un pezzo appuntito di metallo
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que apunta a un número
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che punta un numero
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y forma ángulo perfecto. Bien.
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e forma un angolo perfetto. Bene.
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Los canales de televisión
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I canali della televisione
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alternativamente me recuerdan mi vida
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alternativamente mi ricordano la mia vita
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y mis otras. Todas las otras
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e le mie altre. Tutte altre
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que buscaban cómo acabar el día.
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in cerca del modo di finire il giorno,
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acabar la noche. Acabar.
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finire la notte. Finire.
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Ahora empiezo. Empiezo porque
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Ora comincio. Comincio perché
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una estúpida manía de controlar
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una stupida mania di controllare
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la hora me sugiere un vacío:
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l’ora mi suggerisce un vuoto:
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éste que no conocía. Éste
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questo che non conoscevo. Questo
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que se ha colocado
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che si è collocato
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entre la televisión y la esfera estúpida.
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fra la televisione e la sfera stupida.
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Un vacío que bloquea
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Un vuoto che blocca
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mis ganas de salir o entrar,
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la mia voglia di uscire o entrare,
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mis lentos pasos que ¿a dónde van?
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i miei lenti passi che, dove vanno?
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Estos lentísimos, costosos, caros pasos
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Questi lentissimi, costosi, cari passi
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sobre arena, sobre piedras, sobre ciudades,
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sulla sabbia, sulle pietre, sulle città,
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sobre sábanas, sobre oficinas, sobre bares,
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sulle lenzuola, sugli uffici, sui bar,
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sobre mi propia tumba si hubiese
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sulla mia stessa tomba se fossi
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muerto en un día como el de hoy.
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morta in un giorno come quello di oggi.
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La ventana, los tendederos, el afán
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La finestra, i fili dei panni, l’affanno
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de querer escribir todo cuanto veo.
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di voler scrivere tutto quello che vedo.
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No lo que miro, sino lo que veo.
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Non quello che guardo, quello che vedo.
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El precipitado cariño que de pronto
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Il precipitoso affetto che d’improvviso
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le ofrezco a un vaso. Y lo lleno.
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offro a un bicchiere. E lo riempio.
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Así no es la soledad, así es
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Così non è la solitudine, così è
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lo que es así, y no me conmueve
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quello che è così, e non mi commuove
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que el amor supere la desidia,
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che l’amore superi l’indolenza,
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porque nada supera a nada
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perché nulla supera nulla
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estando aquí, así, como quien
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restando qui, così, come chi
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con un gesto inútil mira la hora
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con un gesto inutile guarda l’ora
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desvelando en esa geometría
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rivelando in quella geometria
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cataclismos, deseos, partes de vida,
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cataclismi, desideri, pezzi di vita,
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partes de un todo que no sé,
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parti di un tutto che non so,
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que no sé adónde lleva.
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che non so dove porta.
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Y me duele esta quietud, a pesar
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E mi fa male questa quiete, nonostante
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de andar y andar. Este
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si vada e si vada. Questo
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poco misterioso duelo.
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poco misterioso lutto.
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Esta evidencia.
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Questa evidenza.
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Titubear
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Titubare
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Después de sentarse sobre el único asiento libre
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Dopo essersi seduta nell’unico posto libero
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del autobús. Después de sacar el diario,
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dell’autobus. Dopo aver preso il diario,
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de guardar en el bolso el monedero
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aver messo in borsa il portamonete
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mira por la ventanilla. O sería mejor
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guarda dal finestrino. Ma sarebbe meglio
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decir que mira a través de la ventana,
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dire che guarda attraverso la finestra,
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o acaso, sería mejor decir que quisiera
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o forse, sarebbe meglio dire che vorrebbe
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que al mirar algo se revelase: una verdad
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che nel guardare qualcosa si rivelasse: una verità
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un acontecimiento, una sensación.
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un accadimento, una sensazione.
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Pero agacha la cabeza. Recuerda la noche anterior,
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Ma reclina la testa. Ricorda la notte prima,
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un sólo asiento vacío en el cine
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un solo posto libero nel cinema
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en primera fila. También miraba hacia la pantalla
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in prima fila. Anche là guardava verso lo schermo
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buscando algo revelador, una emoción,
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cercando qualche rivelazione, un’emozione,
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un rostro. Inquieta, comprime el diario
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un volto. Inquieta, schiaccia il diario
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y deja los ojos cerrados mientras aprieta
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e resta ad occhi chiusi mentre stringe
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con mucha fuerza los puños.
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con tutta forza i pugni.
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El tiempo sí regresa
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Il tempo sì ritorna
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Una cacerola que dejé puesta un día
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Una casseruola che lasciai posata un giorno
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sobre el mármol de la cocina.
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sopra il marmo della cucina,
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Aquel lugar deshabitado largos años
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quel luogo disabitato per lunghi anni
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mantuvo el utensilio. Yo era otra
|
conservò l’utensile. Io ero un’altra
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al volver a destaparla. Vi moho
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nel tornare a scoperchiarla. Vidi muffa
|
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vi roña, vi partículas muy confusas
|
vidi rogna, vidi particelle molto confuse
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nadando en el agua pestilente. Vi
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nuotare nell’acqua pestilente. Vidi
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la forma de la cacerola intacta.
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la forma della casseruola intatta.
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Recorrí con la mirada cansina
|
Percorsi con lo sguardo stanco
|
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los alrededores del lugar, y el tiempo
|
i dintorni di quel luogo, e il tempo
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se volcó sobre mi: el mismo edificio,
|
si rovesciò su di me: lo stesso edificio,
|
|
la misma calle, las mismas acacias.
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la stessa strada, le stesse acacie.
|
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El hedor de la cacerola era tan intenso
|
Il fetore della casseruola era così intenso
|
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que me aparté a la ventana
|
che mi portai alla finestra
|
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para respirar. Mirando la calle
|
per respirare. Guardando la strada
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vi la misma gente, las mismas
|
vidi la stessa gente, le stesse
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conversaciones de la gente. Lo vi
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chiacchiere della gente. Vidi tutto
|
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todo igual. Vacié aquel hediondo
|
uguale. Vuotai quel mefitico
|
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líquido y restregué la porcelana
|
liquido e raschiai la porcellana
|
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con un viejo estropajo que se deshizo
|
con una vecchia spugnetta che si disfece
|
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entre mis dedos.
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tra le mie dita.
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Cuántas llaves (1996)
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Quante chiavi
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Trad. Arianna Fiore
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Extrañeza
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Estraneità
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Salir a la calle hipnotizada
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Uscire in strada ipnotizzata
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de un nuevo hogar
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da una nuova dimora
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al arrastrar una bolsa che contiene alimentos
|
trascinando una borsa che contiene alimenti
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para una semana entera con todas sus noches.
|
per una settimana intera notti comprese.
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Viscerales requiebros. Nuestra sabiduría
|
Viscerali corteggiamenti. La nostra saggezza
|
|
está formada de sensaciones ilógicas
|
è formata da sensazioni illogiche
|
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como empujar este carro con ruedas pequeñas
|
come spingere questo carrello dalle ruote piccole
|
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y sentir que si apedrease una pared
|
e sentire che se scagliassi una pietra contro una parete
|
|
se resquebrajaría la piedra. Es como
|
si scheggerebbe la pietra. È come
|
|
si una liberación parecida a nacer
|
se una liberazione simile al nascere
|
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anduviese conmigo en este extraño trayecto.
|
camminasse con me in questo strano tragitto.
|
|
Negro
|
Nero
|
| |
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Siempre que camina hacia la casa
|
Ogni volta che cammina verso casa
|
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por la tarde, casi al anochecer,
|
la sera, quasi al tramonto,
|
|
esa hora de julio que trae de cabeza
|
quell’ora di luglio che fa ammattire
|
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a los pájaros donde anidan los sin nadie,
|
gli uccelli dove s’annidano i soli al mondo,
|
|
busca un bar, una rigidez para
|
cerca un bar, una rigidità per
|
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su espalda, una obligación
|
la sua schiena, un obbligo
|
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de apartarse del mundo con el sigilo
|
di appartarsi dal mondo con il sigillo
|
|
de quien pregunta la hora a desconocidos
|
di chi chiede l’ora a sconosciuti
|
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y ve unos ojos. Pero se sabe
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e vede degli occhi. Ma si sa
|
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que unas cuencas son lo más profundo,
|
che niente è più profondo delle orbite,
|
|
que tras ellas lo negro.
|
che dietro a loro il nero.
|
|
Una mujer contempla botellas
|
Una donna contempla bottiglie
|
|
no parece una noche para beber
|
non sembra una notte per bere
|
|
sino para pasar páginas enteras.
|
ma per girare pagine intere.
|
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Árboles que ya florecerán (2000)
|
Alberi che ormai fioriranno
|
Trad. Arianna Fiore
|
Pero árboles que ya florecerán.
|
Ma alberi che ormai fioriranno.
|
|
Estancamiento en la visita.
|
Ristagno nella visita.
|
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No me llenes más. Días así,
|
Non riempirmi più. Giorni così,
|
|
de un apretado bienestar, caen,
|
di un fitto benessere, cadono,
|
|
dicen que caen cuando se secan,
|
dicono che cadono quando si seccano,
|
|
me doblo en tres, soy tu ciudad
|
mi piego in tre, sono la tua città
|
|
la manera de cruzarla. Te veo.
|
il modo di attraversarla. Ti vedo.
|
|
Asentamiento de un barrio.
|
Insediamento di un quartiere.
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Dos cines para veinticinco mil almas.
|
Due cinema per venticinquemila anime.
|
|
Perpetro en lo sabido ¿Nunca dije?
|
Perpetro nel risaputo. Non ho mai detto?
|
|
Cien grifos sacando agua
|
Acqua che sgorga da cento rubinetti
|
|
te amo en cada gota.
|
ti amo ad ogni goccia.
|
|
La proximidad entre dos cuerpos
|
La prossimità tra due corpi
|
|
no es una invención cultural.
|
non è un’invenzione culturale.
|
|
Reírse así de fácil en noes
|
Ridere così facilmente in no
|
|
para escudarte a solas conmigo.
|
con cui da soli ti fai scudo di me.
|
|
Rellenas los envoltorios vacíos
|
Riempi i pacchetti vuoti
|
|
y una sucesión de cromos
|
e una successione di figurine
|
|
completa albums sin el peso
|
completa album senza il peso
|
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de las fotografías agujereadas
|
delle fotografie bucherellate
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de ojos que ya no. Ya no.
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di occhi che non più. Non più.
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Qué frío. ¿Qué son los años?
|
Che freddo. Cosa sono gli anni?
|
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Inmovilizada por el amor
|
Immobilizzata dall’amore
|
|
la única actividad natural
|
l’unica attività naturale
|
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en permanente deslizamiento
|
in permanente scivolamento
|
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cuerpo abajo (arriba un azul
|
corpo all’ingiù (sopra un azzurro
|
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enmarcado en ocho por catorce)
|
incorniciato in otto per quattordici)
|
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era que no se obstruyese
|
era che non si ostruisse
|
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la naturaleza del amor.
|
la natura dell’amore.
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La intención de no naufragar
|
L’intenzione di non naufragare
|
|
en el vaso del desayuno, así comienza
|
nel bicchiere della colazione, così comincia
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otro día
|
un altro giorno
|
|
más.
|
ancora.
|
|
Lo de ella (2003)
|
Ciò che è suo
|
Trad. Arianna Fiore
|
Lo de ella, no vientre, dejadme olivos, trenes, cerillas de encender los intangibles cigarrillos.
19
Pluralidad de lenguas como si fuese caníbal el espacio de la letra intervalo del decir.
25
Alargo lo que puedo ir hacia allí, pero me detengo cruzo miradas sórdidas con la que era.
|
5
Di lei, non ventre, lasciatemi olivi, treni, fiammiferi da accendere le intangibili sigarette.
19
Pluralità di lingue come fosse cannibale lo spazio del segno intervallo del dire.
25
Rimando quanto posso l’andare lì, ma mi soffermo incrocio sguardi sordidi con quella che ero.
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|
Acontecimiento (2008)
|
Avvenimento
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Trad. Arianna Fiore
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Ante las adelfas
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Davanti agli oleandri
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No sé si el juicio de nuestros contemporáneos
|
Non so se il giudizio dei nostri contemporanei
|
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es lo que importa. Quizás sea mejor
|
è ciò che conta. Forse sarebbe meglio
|
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situarse ante las adelfas,
|
porsi davanti agli oleandri,
|
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un poco más adentro de la foto,
|
un po’ più all’interno della foto,
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donde cuando niña
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dove da bambina
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aprendió a ser relativa.
|
imparò a essere relativa.
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Es hermosa la visión desde ese ángulo.
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È bella la visione da questo scorcio.
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Alguien la mira desde atrás, se adivina
|
Qualcuno la guarda da dietro, s’intuisce
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una sombra. Días venideros no constan.
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un’ombra. I giorni a venire non constano.
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De viaje a la ciudad perdida
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In viaggio verso la città perduta
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Una sensación como un cerco
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Una sensazione come un assedio
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logrando la plenitud deseada
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che ottiene la pienezza desiderata
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como si el mundo y sus aberturas
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come se il mondo e le sue aperture
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como si el yo y sus cansancios.
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come se l’io e le sue stanchezze.
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Tú me amas.
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Tu mi ami.
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La hermosa nada que recupero
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Il meraviglioso nulla che recupero
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me pasea en automóvil.
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mi porta a spasso in automobile.
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Note
1 Il presente lavoro è nato dalla stretta collaborazione tra cinque amici: la poetessa Concha García e quattro traduttori, che hanno concepito la poesia e la traduzione poetica come un’opera terapeutica per l’anima e il corpo. Purtroppo Carmela Oliviero non è più con noi. A lei dedichiamo questo lavoro.
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| Iniziative |
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4 ottobre 2026 Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi
30 agosto 2026 Addio a Mariella Bettarini
21 agosto 2026 Brindisi: Presentazione Semicerchio Poesia da Gaza
21 aprile 2026 Alessandro De Francesco nuovo presidente dell'Associazione Semicerchio
26 febbraio 2026 Dossier Poesia di Gaza, ed. S. Sibilio
6 febbraio 2026 Call per numeri di riviste letterarie e convegni
1 febbraio 2026 Addio all'artista Nick Kraczyna
11 gennaio 2026 Addio a Giancarlo Cauteruccio
11 dicembre 2025 Convegno Compalit, Pisa 11-13/12/25: Filtri. La forma come mediazione e come conflitto
5 dicembre 2025 Semicerchio a "Più libri più liberi" (Roma)
3 dicembre 2025 Dialogo con Jorie Graham-Torino
12 ottobre 2025 Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi
9 ottobre 2025 Addio a Francesco Recami
26 settembre 2025 Semicerchio a Bright -Siena
24 settembre 2025 Addio ad Ana Siekiera
22 settembre 2025 Adesione sciopero per Gaza
21 settembre 2025 Semicerchio col CRIC a Firenze RiVista
9 settembre 2025 In memoria di Anna Maria Volpini - Firenze, 9 settembre
1 settembre 2025 Per i 90 anni di Charles Wright - di Antonella Francini
7 giugno 2025 Semicerchio per Gaza
26 marzo 2025 Semicerchio a UNISTRASI
5 marzo 2025 Il testo-natura. Presentazione di Semicerchio 70 e 71, Roma Sapienza.
22 novembre 2024 Recensibili per marzo 2025
19 settembre 2024 Il saluto del Direttore Francesco Stella
19 settembre 2024 Biblioteca Lettere Firenze: Mostra copertine Semicerchio e letture primi 70 volumi
16 settembre 2024 Guida alla mostra delle copertine, rassegna stampa web, video 25 anni
21 aprile 2024 Addio ad Anna Maria Volpini
9 dicembre 2023 Semicerchio in dibattito a "Più libri più liberi"
15 ottobre 2023 Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi
30 settembre 2023 Il saggio sulla Compagnia delle Poete presentato a Viareggio
11 settembre 2023 Presentazione di Semicerchio sulle traduzioni di Zanzotto
11 settembre 2023 Recensibili 2023
26 giugno 2023 Dante cinese e coreano, Dante spagnolo e francese, Dante disegnato
21 giugno 2023 Tandem. Dialoghi poetici a Bibliotecanova
6 maggio 2023 Blog sulla traduzione
9 gennaio 2023 Addio a Charles Simic
9 dicembre 2022 Semicerchio a "Più libri più liberi", Roma
15 ottobre 2022 Hodoeporica al Salon de la Revue di Parigi
13 maggio 2022 Carteggio Ripellino-Holan su Semicerchio. Roma 13 maggio
26 ottobre 2021 Nuovo premio ai traduttori di "Semicerchio"
16 ottobre 2021 Immaginare Dante. Università di Siena, 21 ottobre
11 ottobre 2021 La Divina Commedia nelle lingue orientali
8 ottobre 2021 Dante: riletture e traduzioni in lingua romanza. Firenze, Institut Français
21 settembre 2021 HODOEPORICA al Festival "Voci lontane Voci sorelle"
11 giugno 2021 Laboratorio Poesia in prosa
4 giugno 2021 Antologie europee di poesia giovane
28 maggio 2021 Le riviste in tempo di pandemia
28 maggio 2021 De Francesco: Laboratorio di traduzione da poesia barocca
21 maggio 2021 Jhumpa Lahiri intervistata da Antonella Francini
11 maggio 2021 Hodoeporica. Presentazione di "Semicerchio" 63 su Youtube
7 maggio 2021 Jorie Graham a dialogo con la sua traduttrice italiana
23 aprile 2021 La poesia di Franco Buffoni in spagnolo
22 marzo 2021 Scuola aperta di Semicerchio aprile-giugno 2021
19 giugno 2020 Poesia russa: incontro finale del Virtual Lab di Semicerchio
1 giugno 2020 Call for papers: Semicerchio 63 "Gli ospiti del caso"
30 aprile 2020 Laboratori digitali della Scuola Semicerchio
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